DONETSK E SHAKTAR : UN LEGAME DI SANGUE

«Qui c’è ancora la città» cantava Enrico Ruggeri. Qui c’è ancora la città, a Donetsk. Sembrano dirlo in tanti, sembrano gridarlo a gran voce.

Da più di un anno, questo centro incastonato nelle miniere del Donbass, non compare più solo nelle pagine sportive, ma anche nelle pagine di cronaca. Si parla di guerra, non più solo dello Shakthar. Già, lo Shakthar. I suoi cinque titoli nazionali (dal 2010 al 2014) la Coppa Uefa del 2009, tutto spazzato via. Ma soprattutto l’idea del simbolo. Quando vivi in un posto che non è sulla mappa, finisci per attaccarti a chi, su quella mappa, ti ci ha messo; e quando ti viene portato via, ti senti svuotato, come se ti avessero strappato una parte di te.

A Donetsk il calcio non esiste più. La squadra si è trasferita a Kiev, vive, si allena lì ma gioca a Lviv (Leopoli), al confine con la Polonia, a 1200 km da Donetsk. La Donbass arena, stadio gioiello da 52 000 posti, è stato bombardato il 23 Agosto 2014 e poi occupato dai separatisti filorussi.

Le stelle della squadra, da Douglas Costa a Luiz Adriano, sono stati ceduti. Rimane solo tanta confusione; il presidente Akhmetov, il cui patrimonio è stato stimato da Forbes in 12,5 miliardi di dollari, sembrava essere molto legato all’ex presidente ucraino Yanukovich, da cui avrebbe anche ricevuto favori in campo minerario, ma dopo la deposizione, ha avallato posizioni filorusse.

Una parte degli ultras, il giorno dopo il derby con l’Olympik Donetsk giocato a Kiev per ragioni di sicurezza, si è fermata nella capitale per unirsi a una milizia armata separatista, il battaglione Azov, in evidente contrapposizione all’ideologia nazionalista dei rivali cittadini. Dai cori, agli scontri, agli spari in piazza.

Attualmente gli uomini di Lucescu sono secondi in classifica in campionato, a due punti dalla Dynamo Kiev, e qualificati ai gironi di Champions League, dove affronteranno Psg, Real Madrid e Malmöe.

Lo Shakthar è una squadra che si aggrappa alla surreale idea che la guerra non ci sia, o quantomeno, che sia qualcosa di esterno, di distante. Donetsk è una città che si aggrappa all’idea che ci sia qualcosa d’altro oltre alle bombe, agli attentati, alle battaglie. Due mondi separati, due amanti perduti, che si cercano ma non si trovano, almeno per ora

Articolo a cura di : Fabio Simonelli

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