GENTE DI BOEDO

“SABEMOS QUE VAMOS A’ VOLVER A’BOEDO”

Lo cantano, lo invocano, lo sentono. Ogni partita casalinga, dalla Gloriosa Butteler risuona questo coro che sa di preghiera, di invocazione. Accomuna tutti i tifosi di una delle cinque grandi di Argentina: il San Lorenzo De Almagro.

Buenos Aires, zona di Bajo Flores, stadio Nuevo Gasometro; qui si riuniscono le vicissitudini di un quartiere, Almagro, diviso in due: Bajo Flores e Boedo. Confinanti, diversi, legati da un unico grande credo: il San Lorenzo, la società Azulgrana dalla storia itinerante.

Un nòstos greco, un ritorno degli eroi a casa. Il più grande desiderio del popolo sanlorenzista, e anche di un certo Jorge Mario Bergoglio, risiedente a Città del Vaticano, dove ricopre una più che discreta carica.

Attualmente la squadra gioca allo stadio Nuevo Gasometro di Bajo Flores e Boedo sembra solo uno struggente ricordo di un tempo che non c’è più: più di tutti quell’angolo di mondo, tra la calle Muniz e la calle Salcedo di Avenida de la Plata rappresenta la vera identità dei cuori rossoblu. Questa era la sede del primo stadio, il Gasometro, qui la vera storia, quella sportiva, sociale, culturale del quartiere.

Lo stadio era stato edificato negli anni ’30 dopo una colletta popolare di tifosi e abitanti della zona, ed era chiamato così perché richiamava la forma di un cilindrica di un gasdotto. Dobbiamo però necessariamente fare di circa quaranta anni, nella seconda metà degli anni ’70 per trovare le radici in cui affonda questa storia, talmente assurda da essere per forza argentina.

Quello che accade alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 è un agglomerato di eventi concomitanti, intrecciati tra loro e inglobati in una situazione politica, economica e culturale complessa. Indagare in questo periodo, in Argentina, non è semplice, ciò che è palese è che la gestione del club presenta numerose criticità.

I trofei sportivi hanno in parte mascherato la situazione, non appena svanita la patina di invincibilità si è svelata la cruda verità. Fatto sta che nel 1979 il glorioso Gasómetro chiude battenti per essere demolito quattro anni dopo. Su come si è giunti a questa decisione ci sono svariate teorie, alcune chiamano in causa un’eventuale espropriazione e privatizzazione forzata da parte del nuovo regime, alcune puntano il dito sulla cattiva gestione dei presidenti che si sono susseguiti, a noi non resta che appellarci alle carte ufficiali dell’epoca.

Già negli anni ’60 si era posto il problema dell’ampliamento dello stadio, le cui strutture degli anni ’30, appaiono fatiscenti e inadeguate al nuovo crescente pubblico. Nel 1965 il club riceve in dotazione per 99 anni un terreno nell’area di Bajo Flores, vicino quartiere in fase di riscatto, con l’impegno di costruirvi uno stadio da 140.000 posti, un complesso polisportivo e altri spazi per attività culturali e sociali e persino aree verdi. Il progetto doveva essere completato entro vent’anni altrimenti il terreno sarebbe tornato al comune.

Il tempo scorre e le scarse finanze non consentono al progetto di decollare; l’idea è quella di guardare al passato. Si organizza una grande colletta emettendo una sorta di buoni con tutta una serie di agevolazioni da scontare a progetto concluso. Peccato, però, che gli intenti e i risultati non vanno a braccetto perché non solo non vengono rispettati i tempi di costruzione dello stadio ma neanche le promesse fatte alla gente di Boedo.

Nel 1969 dopo una sfavorevole sentenza in una causa giudiziaria per l’edificazione delle nuove piscine, il San Lorenzo è costretto a cedere parte dei terreni di Avenida de La Plata.

Sette anni più tardi l’Argentina è sconvolta dal colpo di stato del generale Videla che affida subito Buenos Aires ad un governatore: Osvaldo Cacciatore. Costui intraprende una grande riforma urbanistica della città, utilizzando talvolta metodi energici e antidemocratici; limita le forme di libertà e di espressività andando a cozzare con la tradizione degli azulgrana che sempre si erano prodigati per lo sviluppo culturale del quartiere.

Il San Lorenzo non è ben visto dal regime, dimostrazione è che lo stadio Gasometro non è scelto come stadio ospitante del mondiale del ’78. Cacciatore vuole ampliare le comunicazioni nella zona di Boedo, aprendo nuove strade che nel piano regolatore passano sui terreni di proprietà del San Lorenzo; di fatto, però, non si procede all’esproprio.

Le pressioni della municipalità e l’incapacità di opporsi, portano l’assemblea dei soci a deliberare, nel 1978, la vendita di tutte le proprietà di Avenida de La Plata concretizzata solo nel 1983 a dittatura ormai finita.

Il comune vuole fare un complesso residenziale, ma una multinazionale francese spende 8 milioni di dollari per erigere il Carrefour San Lorenzo. Oltre il danno, la beffa!

L’ultima partita avviene il 2 dicembre del 1979, uno 0-0 contro il Boca.

Dopo anni di gestione (sportiva e non) confusionale del club, che vede il San Lorenzo non solo retrocedere (nel 1981) ma anche costretto ad affittare di volta in volta gli altri stadi di Buenos Aires per disputare le gare casalinghe, nel dicembre 1986 Francisco Jorge Fernando Miele viene eletto presidente del club. Il messaggio che gli permette di vincere l’elezione è chiaro: costruire un nuovo gasometro.

All’inizio c’è scetticismo, si pensa alla solita promessa o all’ennesima illusione. Il progetto di recuperare i terreni di Bajo Flores fa storcere un po’ il naso della tifoseria che proprio in questi anni sta costruendo il mito della gloriosa Butteller, la hinchada ovvero la curva del tifo organizzato che già acquista in questi anni un notevole peso decisionale, alle volte anche ricattando, come tradizione in Argentina. Non vedono di buon occhio l’edificarsi di un’opera che appare loro come una cattedrale nel deserto in un quartiere, per giunta, che non solo non è il loro, ma è anche malfamato.

Nonostante tutto il progetto va avanti e nel dicembre di tre anni dopo si può procedere all’ inaugurazione.

Il Nuevo Gasómetro è stato intitolato a Pedro Bidegain, costruttore del vecchio Gasómetro, quasi a voler stabilire un legame col passato. Ed è proprio a quello che la gente della Butteler vuole guardare, perché il San Lorenzo è sempre stato il principio identitario di Boedo e viceversa. E a questo non si rinuncia.

Articolo a cura di : Fabio Simonelli

2 risposte a "GENTE DI BOEDO"

    • Don Flaco 19 ottobre 2015 / 18:59

      Contenti che l’articolo sia piaciuto, lavoriamo sodo ed il vostro mi piace non può che motivarci a migliorare e crescere.
      Grazie.

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