JOHAN CRUIJFF, UN MAESTRO DI CALCIO E (SOPRATTUTTO) DI BUONA EDUCAZIONE

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Johan Cruijff, profeta del gol e artefice del calcio totale, era uno di quei personaggi che non ha mai aperto bocca solo per darle aria, era un teorico e filosofo di questo magnifico sport, tanto da meritarsi il titolo di Baruch Spinoza del pallone. Quando apriva bocca non sputava parole, ma sentenze che, il più delle volte, venivano accettate unanimemente come vere.

Cruijff è sempre stato un calciatore di atteggiamento blasè, schivo, distaccatto. In campo aveva l’innata capacità di saper evitare il contatto fisico coi suoi avversari, per cui nutriva in ogni caso sempre grandissimo rispetto a prescindere dalla storia, dal palmarès o dalla posizione in classifica, era in grado di far alzare in piedi le folle grazie ad una sola giocata, infatti non giocava a calcio, lo predicava, lo insegnava, come un profeta, per l’appunto.

Un bel giorno, in quel della Catalogna, momentanea terra del profeta olandese, arrivò a giocare il Deportivo Alaves. Una banale squadra di seconda divisione spagnola, mi verrete a dire, ma con un promettentissimo talento argentino nel reparto offensivo: Jorge Valdano Castellano, 21enne attaccante, giunto nella penisola iberica dal Newells Old Boys, una squadra che, storicamente, ha sfornato un numero impressionante di talenti (Messi è solo l’ultimo di una lunghissima tradizione), generazione dopo generazione.

Durante la partita, Cruijff era visibilmente nervoso, pareva quasi stanco. L’asso olandese iniziò a protestare con l’arbitro per un banalissimo fallo di gioco. Protestò lungamente, fino a che quel giovane attaccante argentino con la maglia bianca e blu gli si parò davanti ed esclamò: “Johan tieniti il pallone, daccene un altro però, che noi vogliamo giocare, anzi, se vuoi ti diamo anche il fischietto, così le decisioni le prendi tu“.

Cruijff, con la sua solita pacatezza, si limitò a porre due piccole questioni:

– “Ragazzino, come ti chiami?” / “Jorge Valdano

– “e quanti anni hai, Jorge?” / “Ho 21 anni, Johan

Cruijff lo guardò in faccia, dritto negli occhi, con un espressione a metà tra il divertito ed il disperato, quasi come per dire con tono malinconico “Ah, chissà dove andremo a finire con i giovani d’oggi” e, con la stessa classe con cui toccava il pallone, esclamò:

Ehi ragazzino, a ventun’anni a Johan Cruijff si da del lei

Una frase non banale, non detta casualmente, che aveva il sapore di uno schiaffo morale, pronunciata quasi da fratello maggiore, come per dare un consiglio, per redarguire questo vivace attaccante argentino. Questo era Hendrik Johannes Cruijff, conosciuto ai più solo come Johan: un filosofo e un gentleman, con o senza il pallone tra i piedi.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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