EDITORIALE: RIFLESSIONI SULLA SITUAZIONE DI CASA MILAN

Milan

La squadra di Silvio Berlusconi si prepara per il prossimo calciomercato estivo, ad un nuovo tentativo di rivoluzione, con il sogno di riportare il Milan in alto.

Vogliamo giocarci almeno 2 finali di Champions League nei prossimi 5 anni, è il nostro grande obiettivo“. Forse ha esagerato un po’ a parole, parlando di ambizioni, Silvio Berlusconi.

Voglio essere chiaro: non lo dico per mancanza di fiducia, soprattutto guardando quanto è riuscito a vincere in questi trent’anni di presidenza rossonera. Mi permetto solamente di avere qualche dubbio sulla sua affermazione, in particolare a causa dell’attuale situazione di Casa Milan. Eh già… perchè dopo un’altra stagione di transizione il cielo sopra Milanello sembra non volersi proprio schiarire, perchè nonostante tanti investimenti molto onerosi la squadra continua a peccare di personalità e di gioco, perchè Sinisa Mihajlovic quest’anno non ha avuto, neanche per un momento, la possibilità di lavorare con relativa tranquillità, sempre sul filo del rasoio, costantemente messo alla prova.

Personalmente, penso che questa situazione sia iniziata molto tempo indietro, e per diversi, numerosi, fattori: mancanza di progettualità, di rinnovare squadra e ambizioni, cessioni illustri mai compensate (anche a causa della crisi economica di tante squadre di Serie A), continue scelte sbagliate, sessioni di calciomercato non da Milan, tante promesse non mantenute. Un grande insieme di situazioni sicuramente non facili da gestire e che, in rapida successione, hanno portato ad un quasi irreparabile malcontento nella tifoseria, ormai intristita nel vedere la propria squadra sprofondare in questo modo inaccettabile.

C’è un’annata significativa da interpretare in negativo nonostante i buoni risultati ottenuti: la stagione 2011-2012. Il Milan scudettato di Max Allegri parte davvero forte: Boateng e Ibra, ad Agosto, liquidano l’Inter di Gasperini in Supercoppa Italiana. A fine stagione, il bilancio complessivo non è neanche poi così negativo: per il Diavolo arriva un buon secondo posto in campionato dietro la Juventus di Antonio Conte, una immeritata eliminazione sempre da parte dei bianconeri in semifinale di Coppa Italia e arriva ai quarti di finale di UEFA Champions League dove, dopo aver eliminato l’Arsenal al turno precedente, si arrende (neanche troppo facilmente) solo ai marziani del Barcellona.

13 Maggio 2012: una data da ricordare. Si gioca Milan-Novara, ultima giornata di campionato. Flamini e un commovente Inzaghi liquidano la neopromossa squadra piemontese. Dopo il fischio finale c’è solo spazio per le lacrime, per le emozioni, per i grazie verso chi ha portato in alto i colori rossoneri, verso chi ha amato davvero quella maglia rossa come il fuoco e nera come la paura degli avversari.

Bel momento, davvero. Ma se ne vanno in blocco Clarence Seedorf, Mark Van Bommel, Filippo Inzaghi, Gennaro Gattuso, Alessandro Nesta e Gianluca Zambrotta. La stagione successiva si apre con un colpo al cuore: Thiago Silva e Ibrahimovic vengono sacrificati sull’altare del Fair Play finanziario, almeno secondo la versione ufficiosa della dirigenza. Cassano decide di non stare più bene in quello spogliatoio e se ne va dall’altra parte del Naviglio

Ci si inizia a interrogare sui nomi in entrata. In cambio di Cassano, dall’Inter arriva Pazzini, un buon attaccante e serio lavoratore, poi Montolivo, a parametro zero dalla Fiorentina, con la speranza di vedere un nuovo Pirlo (lasciato stupidamente libero di andare a parametro zero alla Juventus). Arriva De Jong dal City. Sembra il preludio di un buon mercato. E poi? Christian Zapata, Kevin Constant, Bakayè Traorè. Altri calciatori complessivamente giovani ma che non sembrano proprio all’altezza della maglia: Bojan Krkic (che fallì a Roma la stagione prima), Gabriel, Mbaye Niang, Acerbi.

La stagione 12-13 non è poi così fallimentare: arriva un comunque buonissimo terzo posto in Campionato e la squadra arriva ancora agli ottavi di Champions. C’è qualcosa che però, effettivamente, non gira, non funziona: alcuni giocatori sembrano la triste ombra di quello che furono giusto due stagioni prima. Boateng, causa soldi, donne e fama, inizia a credere di essere il CR7 del Milan e non becca più neanche l’ingresso di Milanello, Robinho dribbla più facilmente se stesso che gli avversari, Pato è sempre fuori ma è sempre e comunque il cocco di Casa Milan, i motivi li conosciamo benissimo. Fortunatamente, un giovanissimo El Shaarawy imbecca la via giusta e trascina i rossoneri con ben 16 gol. Altri invece, non sono proprio all’altezza: i vari Nocerino, Mesbah, Emanuelson, Ignazio Abate, Antonini, Bonera e Muntari. Si poteva capire prima, era davvero prevedibile: dei fenomeni in funzione di Ibra, pressochè inutili in sua assenza. A Gennaio, incredibilmente se ne va Pato e arriva Balotelli dal Manchester City, inoltre viene prenotato un ottimo talento come Saponara.

E’ nel 2013/2014 che non gira più niente: in panchina arriva un ancora inesperto Seedorf, via gli ultimi baluardi dello scudetto targato Allegri come Ambrosini, Boateng e Flamini. Torna anche Kakà per provare a smuovere quei tifosi ancora con la puzza sotto al naso, ma non basta… Dentro altri nomi non all’altezza: Verghara, Valter Birsa, Silvestre, Poli (tutti in prestito gratuito o a parametro zero) e Matri (pagato ben 11 milioni di euro). Ci si accorge molto in fretta che Balotelli, nonostante i gol, non è affatto in grado di fare l’Ibra, El Shaarawy si perde in sè stesso tra infortuni e paturnie sul compagno di reparto, Niang ne combina di tutti i colori tra macchine distrutte e furti d’identità. A Gennaio arrivano altri parametri zero, o prestiti gratuiti: Taarabt, unico in grado di far infiammare davvero la folla rossonera, un Essien a fine carriera, quindi pressochè inutile, un buon difensore come Rami e infine, Keisuke Honda, al quale viene affidata la casacca numero dieci. La stagione si conclude con un imbarazzante 8° posto, chissà la faccia di Galliani che ad inizio stagione aveva detto con orgoglio “Quando il Milan va male, arriva terzo, non come Inter e Juve“.

Arriviamo così alla stagione 2014/2015: out Seedorf, dentro Inzaghi. Effettivamente un cambio di allenatore molto poco motivato. Inesperienza per inesperienza, si poteva anche provare a confermare l’olandese. La solfa non cambia, mercato low cost di prestiti e PZ: arrivano Diego Lopèz, Alex, Fernando Torres, Menèz. Unico colpo per cui vengono aperte le casse è Bonaventura, soffiato all’Inter all’ultimo giorno, complice la mancata partenza di Guarin e che ha fatto saltare l’affare coi nerazzurri. Escono Balotelli (Liverpool), Kakà che rescinde il contratto, Taraabt che torna in Inghilterra per la rabbia dei tifosi, Robinho e molti altri. A Gennaio arrivano Antonelli, Paletta, Suso, Cerci e Destro. Vengono silurati Torres e Saponara, Niang va al Genoa in prestito. 10° posto. Così non va. Via pure Inzaghi.

La stagione 15/16 che si sta per concludere, con Sinisa Mihajlovic al comando, vede il Milan lottare per confermarsi al 6° posto, davanti ad un sorprendente Sassuolo. La finale di Coppa Italia con la Juve ha il sapore di Europa, e grazie al sorteggio fortunato durante il corso della competizione, una vittoria in finale non è poi così utopica. Berlusconi nei giorni scorsi ha detto “Se Mihajlovic vince la Coppa Italia, magari ha qualche possibilità di restare” come per dire “Dai, almeno trovo la scusa per fare fuori l’ennesimo allenatore” per fare spazio a chi, poi? A Christian Brocchi che, con il massimo rispetto per il suo operato a livello giovanile, sarebbe il terzo allenatore esordiente in soli 4 anni? Sembra quasi che si stia cercando un’altra scusa per non investire, anche se penso che sarebbe bastato, già la scorsa estate, investire in modo mirato, e non spropositato.

Molti hanno accusato Adriano Galliani di essere il male del Milan. I tifosi rossoneri pregano perchè lo storico amministratore delegato se ne vada. Ma la colpa non è di Galliani! Non è assolutamente colpa sua, che si tratti calciomercato oppure delle bugie dette in televisione ai tifosi. Galliani è colui che agisce secondo delle precise direttive che gli vengono imposte dall’alto, riferisce ai giornali ciò che gli viene detto di riferire, cerca di agire con i fondi che gli vengono messi a disposizione.

Trovo abbastanza losco anche il caso del fantomatico Mister Bee. Un broker cinese che dal nulla decide di investire una quantità di soldi enorme, che basterebbe a comprarsi una squadra tutta sua, in una società in crisi, per cosa poi? Per acquistarne solo la minoranza azionistica e lasciare ancora il club in mano a Berlusconi? Non me ne vogliano i tifosi rossoneri, ma mi pare uno scenario surrealistico. Evidentemente, se la trattativa è saltata e questo Mister Bee è scomparso, ci saranno stati dei motivi di fondo che nessuno vuole rivelare, oltre alla testardaggine con cui Berlusconi non vuole rinunciare alla sua maggioranza.

Ma passiamo alla squadra: un acquisto a lungo termine, come Alessio Romagnoli, per 25 milioni, nonostante la giovane età, è ancora giustificabile. Ma perchè spendere soldi solo ed unicamente per un reparto offensivo già ben fornito quando ci sono evidenti lacune qualitative sia in mezzo al campo che in tutto il pacchetto difensivo? Tra Mexès, Zapata, Alex e tornando più indietro gente come Paletta e Bonera, rabbrividisco pur non essendo tifoso rossonero.

Perchè non investire quei trenta milioni spesi tra Bertolacci e Luiz Adriano per un mediano come Witsel? Mai realmente trattato per mancanza di fondi, perchè già tutti investiti in altri giocatori. Ci vuole un metronomo in mezzo al campo, che dia i tempi e faccia da filtro per la difesa. E sono davvero sicuro che a quel punto, anche gente come Mattia De Sciglio, un serio professionista, schernito e insultato quest’anno, tornerà a giocare a pallone come si deve.

Un altro importante lavoro da fare sarebbe costruire una fitta rete di osservatori capaci di pescare i migliori talenti in giro per il mondo: Calabria e Donnarumma hanno dimostrato di saperci fare, Locatelli promette bene. Ma, ad esempio, com’è possibile lasciar andare uno come Ricky Saponara a cuor leggero? in favore di Birsa e Honda poi. Se andiamo più indietro, i casi eclatanti sono sicuramente Pierre Emerick Aubameyang e Matteo Darmian. Perchè tenere Josè Mauri in panchina a marcire anche in questo finale di stagione? Per chi, tra le altre cose? Montolivo? Non si può portare avanti un progetto basato sui giovani senza rischiare, e Mihajlovic di giovani ne capisce qualcosa (basta vedere l’evoluzione calcistica di quest’anno di Niang).

Perchè non guardare ai parametri zero quest’anno? ATTENZIONE: quelli buoni però, da Caceres a Hatem Ben Arfa passando per Van Der Wiel, Feghouli fino a due campioni come Ibrahimovic e Xabi Alonso (che due anni alla grande possono ancora farli), non nomi alla Bakayè Traorè o alla Zè Eduardo, per farmi capire.E poi, dopo aver trovato le migliori occasioni, cedere sapientemente gente come Diego Lopez, puntando tutto su Donnarumma, o Jeremy Menèz (una plusvalenza garantita), oppure ancora cercare assiduamente acquirenti per esuberi come Honda e Zapata, senza aspettare che arrivino offerte.

Ci vuole semplicemente progettualità, voglia di mettersi in gioco, di rischiare. Plasmare un gruppo, una squadra, fatta di occasioni e investimenti mirati. Scegliere un allenatore, dargli la giusta tranquillità per lavorare senza farlo sentire costantemente sul filo del rasoio. Solo così, con tanta voglia di riemergere e con poco margine di errore, il Milan può tornare grande.

Però, anche Berlusconi deve metterci il suo contributo: provare a trovare investitori, soci che siano davvero interessati al mondo del calcio e, se davvero necessario, cedere anche la maggioranza delle quote, se vuole davvero il bene del Milan. Cederle non sarebbe un segno di debolezza, sarebbe una dimostrazione di autoconsapevolezza dell’attuale situazione economica e societaria, sarebbe onestà verso i propri tifosi che ogni anno vanno allo stadio, pagando fior di quattrini per biglietti e abbonamenti.

Staremo a vedere cosa succederà nel futuro del Milan, del resto senza il fare concreto non si va da nessuna parte.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

 

 

 

 

 

 

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