EDITORIALE: DALLA RENANIA ALLA BAVIERA, LA FUGA DEGLI SCHREKLICH JUNGS

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In principio fu Mario Gotze, qualche anno dopo fu la volta di Robert Lewandowski. Insomma, i precursori di questo viaggio. Un viaggio che parte dalla Renania Settentrionale, quella giallonera, del Signal Iduna Park, e che termina in Baviera, all’Allianz Arena.

C’era una volta il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp, il più grande self made man del XXI secolo calcistico, e dei suoi Schreklich Jungs, i suoi ragazzi terribili. Quella stagione, nel 2010/2011, fu quella dell’esplosione di tante giovane stelle, come Lewandowski, Hummels, Nuri Sahin, Sven Bender e Gundogan, ma la più luminosa era sicuramente quella di Mario Gotze, enfant prodige dei Schwarzgelben.

L’anno dopo c’era voglia di conferme, la consapevolezza di poter essere molto di più che un modesto caso isolato. C’era la convinzione, nella città di Dortmund, che si potesse provare a creare un ciclo. Così venne preso per una bella cifra Marco Reus, fenomeno con il Borussia Moenchengladbach nella stagione passata. Il Borussia si confermò come leader della Bundesliga, ancora davanti al Bayern Monaco (che però si vendicherà in finale di UEFA Champions League). Il trio composto da Mario Gotze, Marco Reus e il polacco Robert Lewandowski divenne il più amato di tutto il paese teutonico.

Nel 2012/2013, il Bayern torna sul tetto di Germania, ristabilendo ogni gerarchia preesistente, tornando la squadra da battere.”A mali estremi, estremi rimedi” avranno pensato i dirigenti del Bayern: era ora di rinforzarsi, in modo mirato però, togliere agli altri per aggiungere valore a ciò che già si possiede. E chissà che grande sorriso avevano stampato in faccia, le massime cariche della squadra bavarese, in quella mattina del 23 Aprile 2013, il giorno in cui venne comunicato, sul sito della squadra più titolata di Germania, l’acquisto di Mario Gotze. Costo di 37 milioni di euro, cifra paritaria al valore della clausola rescissoria.

Un po’ meno sorridenti, e ci scommetto pure la casa, i tifosi dei Borussen: uno dei propri pupilli che va a rinforzare, senza alcuna etica per chi lo ha amato e chi lo ha visto diventare un campione, la squadra rivale. E non finisce qui: il 23 Novembre, nel devastante 3-0 inflitto dai bavaresi al BvB, Gotze partecipa con un bel sigillo, il più classico gol dell’ex.

Cosa ci può essere di più brutto? – avranno sicuramente pensato i tifosi del Borussia. Il Bayern Monaco così, non ancora del tutto soddisfatto, si porta a casa pure l’altro asso di casa Dortmund, il polacco Robert Lewandowski. La beffa più grande dove sta? Il puntero va a giocare per gli acerrimi rivali a parametro zero. Il Bayern Monaco non versa neanche un centesimo nelle casse del Borussia. Un eroe da 103 in gol in 187 presenze, tra cui un leggendario poker al Real Madrid in semifinale di UCL, che se ne va. Addio in lacrime al Signal Iduna Park, arrivo tra sorrisoni e scatti dei fotografi all’Allianz Arena.

Seppur non chiamato in causa, il buon Marco Reus, rassicura subito i suoi amati tifosi: “Tranquilli, i soldi non sono tutto. Il Bayern non mi avrà mai“.

Certo, un bel gesto, ma come non ti avrà il Bayern, ti potrà avere qualunque altra big del mondo, che sia il Barcellona, il Real Madrid o il Manchester United di turno. Dai, Suvvia, sto scherzando. Anzi, mi auguro che Reus possa restare un giallonero ancora per molto tempo, che sia il Borussia di Klopp, di Thomas Tuchel o di qualunque altro allenatore. Le bandiere, l’amore per una sola squadra, sono la cosa più bella in questo calcio ormai troppo poco romantico e davvero troppo business.

Quest’incubo ricorrente, per i tifosi del Dortmund, sembrava finito, almeno fino ad oggi. Esatto, perchè è riaccaduto, totalmente a sorpresa. Chi è il colpevole di questo alto tradimento? Abbiamo un nome ed un cognome precisi, ma purtroppo è chi non ti aspetti: il capitano Mats Hummels. L’affare non è ancora definito del tutto, del resto siamo solo ad Aprile, ma il centralone della Nazionale tedesca ha già comunicato di voler tornare in Baviera, dove ha già giocato ad inizio carriera, a soli 19 anni. Almeno, può usare la scusa di volersi prendere una rivincità con chi non ha creduto del tutto in lui.

Insomma, in pochi anni, il Bayern ha portato via alla propria diretta rivale i suoi migliori interpreti, ruolo per ruolo, uno alla volta (tranne Reus, appunto).

Capisco che molti sono delusi, ma spero che questo sentimento non si trasformi in ostilità verso Hummels. Dopo 8 anni e mezzo al Dortmund non lo merita” – ha affermato Hans Joachim Watzke, presidente del club giallonero. Eh già, i tifosi del Dortmund si sentono davvero traditi, più per il fatto che sia stato lo stesso Hummels, capitano di mille battaglie, a proporsi al Bayern Monaco, si tratta di una rabbia generata dalla volontarietà del gesto del difensore tedesco.

Insomma, Hummels è originario della Baviera, la sua famiglia abita lì, suo fratello Jonas gioca nell’Hunterhaching, squadra a cavallo tra terza e qaurta divisione, sua moglie Cathy è originaria di un paesino alle porte di Monaco e… fu miss Bayern Monaco nel 2007, divertente vero?

C’è chi addirittura crede che questi acquisti da parte dei bavaresi sianpo un pretesto per portare Jurgen Klopp sulla panchina del Bayern. Quello sarebbe davvero troppo, ma ci ha già pensato lo stesso allenatore a smentire ogni voce corrente, sempre coi suoi toni pacati e simpatici: “La porta del Bayern me la sono già sbattuta in faccia da solo“. Ma anche la sua risata in conferenza stampa con il Liverpool alla notizia della sconfitta del Bayern contro il Mainz era abbastanza eloquente.

E i tifosi del Borussia, dopo questa sicuramente non piacevole notizia, si staranno chiedendo se questi scippi, d’ora in avanti, siano davvero finiti. Il sostituto di Mats sembra già essere stato scelto: Nicklas Sule dell’Hoffenheim, centralone difensivo classe 95′. E a giudicare dall’operato di Julian Weigl, di Mathias Ginter e dei baby Pulisic e Passlack in questa stagione ormai vicina alla conclusione, posso garantire che il BvB ha azzeccato un altro acquisto di prospettiva.

Ma speriamo che a questi giovani non piaccia la Baviera…

 

Articolo a cura di: Daniele Pagani

 

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