BETTER CALL SAUL… ÑIGUEZ, DA GALACTICO MANCATO AD ESSENZA DEL CHOLISMO

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NOME E COGNOME: Saùl Ñìguez Esclàpez

ANNO DI NASCITA: 1994

RUOLO: centrocampista

NAZIONE: Spagna

PIEDE: sinistro

FISICO: 181 cm x 70 kg

STORIA DEL GIOCATORE

“Venivo spesso derubato delle scarpe e del cibo e, inoltre, sono stato anche accusato e punito per delle cose che in realtà non avevo mai commesso. Mi ricordo che mandarono una lettera all’allenatore dicendo che ciò che c’era scritto era opera mia, ma io non avevo mai fatto una cosa del genere. Nonostante le mie parole, non mi credettero e fui costretto a non frequentare il centro d’allenamento per due settimane. Ero solo un ragazzino e non potevo convivere con questi problemi”.

In queste brevi dichiarazioni si riassume lo stato d’animo di un ancora giovanissimo Saùl Niguez ai tempi della cantera del Real Madrid. Eh già, perché la strada verso il successo, per questo giovane classe 1994, è sempre stata una faticosissima salita, una continua lotta contro quella voce che dice “non sei abbastanza.”

Saùl Niguez nasce a cresce ad Elche, comune spagnolo in provincia di Alicante, con la passione del fùtbol. Ma non è l’unico nella sua famiglia, i suoi vivono il calcio: il padre Juan Antonio, di ruolo puntero, fu una bandiera dell’Elche. Anche i suoi fratelli maggiori, Aaron e Jonathan, sembravano cavarsela più che bene col pallone tra i piedi. Anzi, sembrava proprio Aaron, cinque anni più grande di Saùl, ad essere il campione di casa, quello che sfonderà nel calcio che conta (Ora gioca in massima divisione portoghese, nel Braga).

Saùl aveva solo 12/13 anni quando venne preso in prova dal Real Madrid, la squadra dei sogni, quella in cui ogni piccolo calciatore ambisce di giocare. Il clima però, è davvero teso, davvero pesante per un ragazzino fin troppo talentuoso, maturo e tranquillo rispetto ai suoi giovani e rancorosi compagni di squadra. E allora, angheria dopo angheria, il ragazzo capisce che è ora di cambiare aria, non ne vale davvero la pena di vivere male qualcosa di così incredibilmente bello. Però, è anche risaputo che la vendetta è un piatto che va servito freddo: Saùl così, decide di firmare con l’altra squadra di Madrid, l’Atletico.

Il giovane centrocampista, coi colchoneros, fa passi da gigante: a 15 anni si allena già con la prima squadra, pur giocando per la formaciòn B, e corre al fianco di gente del calibro di Diego Forlan e Sergio El Kun Aguero mentre a soli 17 anni e 108 giorni arriva l’esordio con la camiseta rojoblanca nella gara d’Europa League contro i turchi del Besiktas. Con la prima presenza intanto, arriva anche il primo record: Saùl diventa ufficialmente il più giovane esordiente della storia dell’Atletico Madrid in competizioni ufficiali europee.

La seconda presenza, per il talentuoso centrocampista, arriva il 20 Settembre contro l’Apoel Tel-Aviv, sempre in Europa League mentre solamente tre giorni decide con una doppietta il derby con il Real, seppur si trattasse di un match tra la formazione B dei colchoneros e la squadra C dei Blancos. L’anno successivo viene mandato in prestito al Rayo Vallecano, la terza squadra della città di Madrid, per fare esperienza. Con la maglia dei franjirojos, “quelli con le strisce rosse”, mette insieme qualcosa come 37 presenze e 2 reti, un bottino niente male se si pensa alla giovanissima età. L’Atletico, neo campione di Spagna e reduce da una finale di Champions persa all’ultimo respiro proprio contro il Real, capisce che il ragazzo ha talento da vendere e Diego El Cholo Simeone, uno che di giovani qualcosina ne capisce, decide di riportarlo alla casa madre.

Tornato all’Atletì, gioca da subentrante le finali di andata e ritorno di Supercoppa di Spagna contro il Real, togliendosi lo sfizio di alzare i primi trofei. Simeone, almeno inizialmente, non vuole bruciarlo e lo utilizza come vice del titolarissimo Koke, senza lanciarlo subito in quel calcio spietato. È il 7 Febbraio 2015 e si gioca il derby di Madrid al Vicente Caldèron. Ad un certo punto Koke si fa male, deve uscire dal campo. Simeone deve sceglier in fretta il sostituto e… “Better call Saùl” avrà pensato, e proprio come l’avvocato della serie TV (spin-off di Breaking Bad) prodotta dalla AMC, il ragazzo entra in campo e, per ringraziare la fiducia del suo allenatore, sbroglia la situazione, ma con un gol in rovesciata. L’Atletico infila quattro reti senza troppa difficoltà e si porta a casa il tanto sentito derby.

Quest’anno, a causa dell’addio di Mario Suarèz e del grave infortunio occorso a Tiago Mendes, Saùl è diventato un titolare fisso dello scacchiere di Simeone, un elemento praticamente imprescindibile. Il ragazzo è l’essenza del cholismo, un giocatore praticamente in grado di fare tutto: attaccare, difendere, correre, segnare, far gioco. Lo ha dimostrato proprio nella semifinale di Champions contro il Bayern Monaco: corsa, grinta, resistenza, tecnica e… un gol alla Maradona contro una delle squadre più forti del mondo, non roba di tutti i giorni. “E’ il goal più importante della mia carriera ma anche il più bello”, un piccolo regalo al fratello Aaron, che proprio quel giorno compieva gli anni.

Del Bosque, inoltre, sembra seriamente intenzionato a trovare un posto per il ragazzo al prossimo europeo in Francia. Saùl ha fatto tutta la trafila delle giovanili, dall’under 16 fino all’under 21. Ora sembra davvero pronto per l’ennesimo salto, verso la propria consacrazione definitiva. La prossima sessione di calciomercato si preannuncia rovente. Il ragazzo di fronte ad un’offerta interessante potrebbe anche lasciare Madrid. Lo vogliono in tanti club: Manchester United, Juventus, Arsenal e Liverpool sembrano pronte a darsi battaglia per aggiudicarsi le sue prestazioni.

Del resto, se si hanno problemi a centrocampo, better call Saùl…

CARATTERISTICHE TECNICHE

E’ dura trovare una collocazione precisa di Saùl sul campo da gioco. Si può definire un vero e proprio tuttofare del calcio: mediano, regista, ala, esterno, addirittura difensore centrale! E’ in grado di fare tutto, e lo fa sempre molto bene. Oltre ad essere un giocatore eclettico e duttile, è anche calcisticamente intelligente: molto bravo nel possesso palla, difficilmente commette errori in palleggio, ha un’ottima visione di gioco , dinamismo fisico e capacità d’inserimento. Realisticamente, ma con le adeguate cautele del caso, data la ancora giovanissima età, può diventare uno dei centrocampisti più forti e completi dei prossimi 10 anni.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

 

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