“ANCHE UNA PICCOLA SQUADRA, CON UN GRANDE CUORE, PUO’ BATTERE I GIGANTI”

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Questa è storia del calcio. La storia di una leggenda partita nelle Midlands orientali, dalla città di Leicester, ancor più precisamente dal King Power Stadium.

5000 a 1, ecco a quanto era quotato il Leicester City campione d’Inghilterra dai vari bookmakers d’oltremanica prima dell’inizio di questa stagione. Del resto, com’era possibile pensare, o solo immaginare, che una squadra riuscita a salvarsi all’ultima giornata nella stagione precedente potesse salire sul trono del calcio inglese?

L’obiettivo di inizio stagione, come spesso dichiarato dall’ambizioso presidente delle Foxes, Vichai Srivaddhanaprabha (altro che Blaszczykowski), era quello di fare quaranta punti il più in fretta possibile, in poche parole la salvezza matematica, una stagione tranquilla.

Per rinforzare la squadra arrivarono, nella sessione estiva di calciomercato, giocatori di esperienza come il giapponese Shinji Okazaki, il terzino sinistro Christian Fuchs, il roccioso centrale inglese Robert Huth, l’esterno Dyer dallo Swansea e un giovane mediano, N’golo Kantè, capace di scavalcare praticamente subito nelle gerarchie Gokhan Inler, acquisto made in italy. Made in italy come la panchina, affidata a Claudio Ranieri: proprio lui, il thinkerman. E c’era chi preannunciava un’imminente, patetica, retrocessione.

Al primo allenamento, Ranieri inizia ad intravedere, fin da subito, delle qualità speciali nei suoi ragazzi: vede un piccolo ragazzo di colore, N’golo Kantè, correre come un forsennato a centrocampo, “sembrava di vedere tre calciatori in uno”, tanto da dovergli dire di rallentare e giocare con più calma, vede Jamie Vardy, uno che cinque anni fa manco sapeva cosa fosse il calcio professionistico e che aveva più precedenti penali per risse da bar che presenze in Premier League, pressare come se non ne avesse mai abbastanza, “un cavallo” a suo dire. Non c’erano solo loro: c’era anche un piccolo ragazzo algerino, un maghetto che sembrava danzare con il pallone tra i piedi, Riyad Mahrez, uno che due anni prima giocava in Ligue 2, oppure Danny Simpson, De Laet  e Jeff Schlupp, considerati troppo poco per giocare nel Manchester United e nel teatro dei sogni, l’Old Trafford.

A completare la rosa: Kasper Schmeichel, figlio d’arte del grande Peter, ma che per molti addetti ai lavori, del padre, aveva solo il cognome, capitan Wes Morgan, roccioso centrale jamaicano apparentemente sovrappeso, il tuttofare di centrocampo, Danny Drinkwater, altro scarto del Manchester United, il talentuoso, seppur a sprazzi, Marc Albrighton, e il talismano Leonardo Ulloa, attaccante argentino apparentemente sulla via del tramonto.

Parliamoci chiaro: sembrava proprio una squadra di sbandati. La partenza però, un po’ a sorpresa a dir la verità, promette davvero bene: la squadra porta a casa degli ottimi risultati, segna tanto ma subisce ugualmente tanti gol. Allora, prima della partita con una diretta rivale per la sfida salvezza, il Crystal Palace, Ranieri porta la squadra in pizzeria, attività di routine del calcio di provincia, e decide di proporre una scommessa: “meno gol subite, più partite vinciamo e più pizze vi offrirò di tasca mia”. Trovatemi una ragione migliore per cui vincere.

Arriviamo al mese di Dicembre e il Leicester conduce la classifica di Premier League. “Durerà poco, faranno sicuramente la fine del Southampton dell’anno scorso: partenze ottima e finale onesto, ma non vinceranno mai il campionato”. Dicevano. Eppure, qualcuno dalle parti del Lancashire, più precisamente della città di Blackburn, potrebbe raccontarvi un precedente interessante.

“Siamo un piccolo club che deve dimostrare al mondo cosa si può ottenere con spirito e determinazione. 26 giocatori, 26 cervelli, ma un unico cuore. I tifosi che incontro per strada mi dicono che stanno sognando: ‘Okay, voi sognate per noi, rispondo. Noi non sogniamo, noi lavoriamo duramente . Non importa come andrà a finire, credo che la nostra storia sia importante per tutti i calciatori in giro per il mondo. Offre speranza ai giovani e a chi ha sentito dirsi di non essere abbastanza bravo. Potranno dirsi: ‘Come posso arrivare ai massimi livelli? Se Vardy può fare questo, se Kanté può fare questo, allora posso riuscirci anche io’. E chi, se non il thinkerman, poteva pronunciare parole più vere.

Il Manchester City, l’Arsenal e il Tottenham però, sono davvero degli ossi duri e non mollano la presa in cima alla classifica. Del resto, quando si è abituati a comandare e qualcun altro prova ad imporsi, è necessario ristabilire le gerarchie preesistenti. Ma un sogno così grande, un’impresa di tale epicità, va per forza sostenuta: ed è allora che interviene il sindaco di Leicester, Sir Peter Soulsby, che promette di inserire Claudio Ranieri e i suoi giocatori nella toponomastica cittadina in caso di vittoria del campionato.

Nonostante la pressione sulle spalle da parte di un paese intero, i giocatori di mister Ranieri sembrano vivere questo sogno in totale relax, ma come biasimarli? Del resto, quando vedi tutto da certe altitudini, il panorama dev’essere davvero stupendo, specialmente se si tratta della prima volta.

Una discreta altitudine l’ha raggiunta, per fare un esempio, il non eccelso tecnicamente Robert Huth quando, per ben due volte, ha insaccato la porta del City. E’ lì, molto probabilmente, che è arrivata la consapevolezza definitiva da parte delle volpi di poter vincere il campionato, di realizzare forse la più grande impresa della storia del calcio inglese.

Tutto questo ben di Dio quindi, senza perdere la propria genuinità. Il caso più divertente e prova di quello che ho appena detto è Jamie Vardy che una sera, in compagnia del compagno di merende Ryiad Mahrez, si presenta ubriaco sotto casa di Ranieri, per di più a notte fonda, per festeggiare il primato del club. E il mister? “Sono ragazzi. Sapete, sono un po’ matti”, parole pronunciate con un tono quasi paterno.

E arriviamo a Domenica: Stadio Old Trafford di Manchester, il teatro dei sogni per realizzare il sogno, per concludere alla grande una stagione inaspettatamente perfetta, leggendaria. L’1-1 è bastato, con ringraziamento speciale al Chelsea, l’ex squadra dello stesso Ranieri, e a Eden Hazard, autore di un gol fantastico e altrettanto decisivo per le sorti del campionato contro il Tottenham di Mauricio Pochettino ed Harry Kane, ancor più bello perché realizzato a pochi minuti dalla fine.

E’ ora il Leicester è lì, sul trono del Regno Unito, come nelle favole più belle. In ogni caso, delle certezze per il futuro ci sono già: la partecipazione alla prossima UEFA Champions League, il fatto che il conto di Ranieri nelle pizzerie locali sarà molto salato e che le strade della città, dalla Vardy Vale alle Schmeichel Street passando per la Drinkwater Drive e la Ranieri Road, tra tanti anni, faranno scendere più di una lacrima a qualche nostalgico tifoso.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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