NON C’E’ SCONFITTA NEL CUORE DI CHI LOTTA

ATLETI

Il destino è una materia oscura, imprevedibile, fin troppo ingiusta.

Lo fu nel 2014, quando Sergio Ramos incornò il pallone di testa e lo mise alle spalle di Courtois alla fine del tempo regolamentare, mandando la partita ai supplementari quando tutto stava per concludersi con il lieto fine per l’Atletico, e lo è stato ieri sera, prima con la traversa su calcio di rigore di Antoine Griezmann, autore di 35 gol stagionali ma non del più importante, poi con quella palla stampata sul palo da Juanfran proprio durante la lotteria dei penalty e la conseguente trasformazione decisiva di Cristiano Ronaldo, limitato da un infortunio e innocuo durante i 120’ di gioco ma uomo designato dal destino stesso per porre fine ai sogni dei colchoneros.

Dopo il gol del vantaggio di Sergio Ramos, proprio l’uomo della decima solo due anni prima, c’è chi pensava che la partita fosse già conclusa. E invece no, perché l’Atletì del Cholo Simeone è come la nazionale tedesca secondo il vangelo di sir Gary Lineker: non molla mai, non si tira indietro neanche sotto tortura, corre fino a quando non arriva quel triplice fischio che pone fine a quella furia agonistica, quei ritmi forsennati e ai limiti dell’umano, quel dare tutto per amore di una maglietta bianca e rossa. Purtroppo però, decide sempre il destino, ed il destino è ingiusto.

Poteva essere la sera della consacrazione definitiva di Antoine Griezmann in vista degli europei di Francia, oppure quella dell’exploit definitivo di Yannick Ferreira Carrasco, che non il suo ingresso in campo ha cambiato il volto della partita, o chissà, quella di Saul Niguez, che ai tempi della cantera dei blancos visse delle esperienze non proprio gratificanti e da ricordare. Il tutto però, poteva essere ancora più romantico: pensate a Fernando El Ninho Torres che solleva quella coppa dalle grandi orecchie coi suoi vecchi compagni di classe, quei famosi 23 che tifavano tutti Real, davanti alla TV a rodersi il fegato. E invece no, perché il destino ha voluto un Fernando Torres in balia delle lacrime sul prato di San Siro, così bello e, proprio da ieri sera, così maledetto.

Poteva essere la rivincita del Cholo, Diego Pablo Simeone, che nell’area tecnica stava peggio che un leone in gabbia. E invece no, perché il destino ha designato l’esordiente Zinedine Zidane come vincitore. Poteva essere la serata dei tifosi dell’Atletì, che troppe volte si sono sentiti dire non essere all’altezza dei più blasonati cugini blancos o del Barcellona. Poteva essere il trionfo del Cholismo, il dimostrare che ogni sogno può diventare realtà, anche con grinta e umiltà, che non valgono meno del talento puro.

Poteva essere la prima volta, quella che non si scorda mai, dopo due vani tentativi, ora sarà ricordata come il “non c’è due senza tre… di finali perse”. C’è tempo però, perché non c’è mai realmente sconfitta nel cuore di chi lotta, e su questo il destino non ha voce in capitolo.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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