L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI PAULO HENRIQUE CASEMIRO

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General Paulo Henrique Casemiro – Photo by Alessio Giannone

La tradizione storica di acquistare i migliori campioni in circolazione, il clima rovente di un Santiago Bernabeu tutto esaurito e quella maglia dal colore bianco, così candida e piena di fascino: quale calciatore non vorrebbe tutto questo? Chi non vorrebbe giocare nella squadra campione d’Europa, nel Real Madrid? Probabilmente, solo un folle potrebbe rifiutare i Blancos.

Le Merengues hanno storicamente basato il proprio gioco sullo spettacolo e la trazione offensiva: punte, mezze punte e puntine da disegno si oserebbe dire, senza badare troppo alla fase difensiva. Del resto, se andiamo a guardare l’attuale centrocampo dei blancos troviamo i classici campioni tutta tecnica e talento puro, che non badano troppo alla quantità: Luka Modric, James, Toni Kroos, Isco e Mateo Kovacic. Anzi, mi devo correggere, tutti tranne uno: Paulo Henrique Casemiro, l’autentica sorpresa della stagione madridista.

Casemiro nasce a San José dos Campos, nello stato di San Paolo, dove il verde della rigogliosa vegetazione si alterna con le moderne infrastrutture di una città sempre più industrializzata e la sua infanzia, come quella di moltissimi altri calciatori brasiliani, è sempre stata fatta di povertà, sacrifici e privazioni. La signora con il carretto degli yogurt passava alle 5 in punto dalla rua dove abitava il ragazzo. Paulo adorava quei vasetti, ma di soldi ce n’erano pochi pochi, e quindi quella admiravel muhler di sua madre cercava di persuadere il figlio a non rincasare più tardi di quell’ora.

Il ragazzo vive per il calcio, gioca per strada con gli amici e a soli 10 anni viene portato nella cantera del San Paolo. Il suo talento è evidente agli occhi di tutti gli addetti ai lavori e a soli 18 anni arriva l’esordio ufficiale con la maglia del tricolor paulista contro il Santos di Neymar e Ganso, gli altri due grandi esponenti della NewGen calcistica brasiliana.

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Dopo una serie di ottime prestazioni, Casemiro inizia ad essere conosciuto sia in Brasile che in Europa, al punto che inizia a formarsi una lunga lista di pretendenti pronte a darsi battaglia per assicurarsi le prestazioni del ragazzo: la Roma di Luis Enrique ci andò parecchio vicina, poi fu la volta di Inter e Milan, con Massimiliano Allegri letteralmente pazzo di lui (salvo poi decidere di puntare sull’esperienza di Mark Van Bommel), oltre ad alcune big del calcio europeo.

Però, da quel momento in poi, qualcosa non sembra andare per il verso giusto: nonostante la sua crescente fama di predestinato del pallone, Casemiro inizia pian piano ad essere snobbato dalle squadre precedentemente elencate. I motivi di fondo? La difficoltà nel trattare i cartellini dei giocatori brasiliani, sempre divisi tra agenti, fondi d’investimento e le rispettive squadre di  club. Casemiro vive la situazione con un po’ di frustrazione e inizia a giocare su livelli molto più bassi e discontinui rispetto alle annate precedenti, tanto da essere proposto e rifiutato da squadre come Genoa e Fiorentina, solide realtà calcistiche ma non eccellenze del calcio mondiale.

Un po’ a sorpresa però, per la stagione 2013/2014, arriva la chiamata del Real Madrid di Carlo Ancelotti, la squadra dei sogni insomma, che lo acquista dal San Paolo con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 6 milioni. Casemiro inizia a giocare con la formacìon B, la Castilla di Alberto Toril, con la quale inizia ad imporsi sui campi della Segunda Division. Dopo il girone d’andata, Ancelotti e il suo vice, un certo Zinedine Zidane, capiscono subito che il ragazzo ha un talento, certamente inespresso, ma di gran lunga superiore rispetto alla squadra riserve e nell’Aprile 2014 lo fanno debuttare nella Liga spagnola, contro il Real Betis.

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A fine stagione il Real paga il riscatto del volante brasiliano al San Paolo. Un segno del destino? Un predestinato nella squadra dei sogni? Apparentemente no, o almeno non subito: Ancelotti non sembra intenzionato a puntare sul ragazzo, o almeno, non lo reputa pronto per reggere le pressioni di certi palcoscenici e lo spedisce in prestito al Porto, garantendo ai Dragoes un diritto di riscatto (e un contro riscatto a favore dei blancos, per tutelarsi da possibili fregature).

E’ in Portogallo che Casemiro fa capire al mondo di che pasta è fatto, tanto da spingere il Real Madrid ad usare la clausola di contro riscatto dopo i vani tentativi del Porto, sempre accorto per quel che riguarda gli affaroni di mercato (specialmente nelle plusvalenze), di tenerselo stretto.

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La nuova stagione inizia con un cambio di panchina: Rafa Benitéz subentra a Carlo Ancelotti, e diventa il primo estimatore del ragazzo, intorno al quale però, iniziano a diffondersi le solite voci di mercato. I quotidiani iberici iniziano a parlare di un prossimo addio di Casemiro alla Casablanca: sono troppi i campioni con cui competere per un posto da titolare ed inoltre, lo stile di gioco così difensivo del ragazzo non aiuta, specialmente se ti trovi in un club votato all’attacco totale e abituato ai numeri d’alta scuola.

Insomma, i Casemiro sono visti come oggetti sconosciuti in casa Real, indegni d’indossare la maglia blanca e tantomeno di calcare il prato del Bernabeu. Addirittura, c’è chi lo invita ironicamente a cambiare sponda della città per abbracciare il cholismo e Diego Pablo Simeone, dove il suo stile di gioco verrebbe maggiormente (e sicuramente) apprezzato.

Casemiro ha voglia di riscatto e gioca parecchio bene, con umiltà e grinta da vendere, ma il Real ha un rendimento fin troppo altalenante per i tifosi, così esigenti e desiderosi di schiacciare le proprie rivali: a farne le spese è proprio Rafa Benitèz, esonerato da Florentino Perez. La domanda sorge nuovamente spontanea: quale futuro per Casemiro, per lo più senza Benitez, suo primo sponsor e difensore?

Zinedine Zidane subentra al tecnico spagnolo e parla subito di un centrocampo tutto tecnico e di qualità, per valorizzare calciatori come Isco e Kovacic, e le cose sembrano mettersi male per il volante brasiliano. C’è però, un dettaglio rilevante da questo punto della stagione in poi: la squadra inizia ad ottenere i risultati voluti e macina punti sul tanto odiato Barcellona e i cugini dell’Atletico, ma Casemiro non viene escluso, soprattutto per merito dello stesso Zidane, abbastanza intelligente per non farsi condizionare dai mugugni di dirigenti e tifosi. Per ringraziare la fiducia, il ragazzo gioca da titolare e diventa il motore del centrocampo del Real, praticamente insostituibile.

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Proprio Diego Pablo Simeone, prima della finale di Champions League, lo ha etichettato come il maggior pericolo per il suo Atletì a discapito di gente come Cristiano Ronaldo, Gareth Bale e Sergio Ramos, segno che il ragazzo, qualcosa di buono deve averlo pur fatto, senza essere per forza un vero galactico, ma con tanta voglia di emergere contro qualunque difficoltà, contro quella voce che ti dice “non sei abbastanza”.

E oggi Casemiro è lì dove merita di essere, nell’olimpo del calcio: un alieno per la quantità messa in campo in un contesto tradizionalmente alieno per la qualità del gioco. E ora, in casa Real Madrid (e anche nella nazionale brasiliana) nessuno sembra avere la minima intenzione di farne a meno, forse perchè tutti hanno capito l’importanza di chiamarsi Paulo Henrique Casemiro.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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