JUAN PABLO PINO, EL MAGO CHE HA PERSO LA MAGIA

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Juan Pablo Pino, il mago che stregò Mourinho – Photo by Alessio Giannone

Caldissima sera d’Agosto 2010, quasi da svenire. Io e mio padre davanti al televisore: c’è Inter-Monaco, in palio il Trofeo Pirelli. È vero, il tema caldo dell’estate è pur sempre il calciomercato e le amichevoli estive servono solo per mettere minuti nelle gambe, però non ci si può perdere la propria squadra del cuore all’opera, qualunque cosa ci sia in gioco.

L’Inter vince 1-0, ma nei nostri occhi restano impresse le giocate di un piccolo genietto sconosciuto. Fisicamente è basso, gracile, ma col pallone tra i piedi ha fatto ballare tutta la difesa di José Mourinho, non proprio un’impresa da nulla. A fine partita riusciamo più chiaramente a capire il nome di questo prodigio: Juan Pablo Pino, ala destra colombiana di soli 22 anni. Io e mio padre ci guardiamo negli occhi, senza aprire bocca, ma c’è già una sentenza definitiva: “Questo sarebbe da prendere, subito!”.

Qualche giorno dopo, i principali quotidiani sportivi lanciano lo scoop: “L’Inter segue Pino, talento del Monaco che ha stregato Mourinho in persona”. Andai talmente in fissa per questo giocatore che subito inizia a cercare informazioni sul suo conto, quasi come un vero giornalista. In effetti, la storia di uno che ai tempi fu definito el nuevo Valderrama merita di essere raccontata.

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Pino è nato a Cartagena des Indias nell’87’ e cresce calcisticamente nell’Independiente de Medellin. Il ragazzo dimostra, fin dalle giovanili, di avere una marcia in più rispetto ai pari età e a soli 18 anni esordisce in prima squadra. Dopo un campionato nella norma, Pino sfodera tutta la sua classe tra mondiale under 21, vinto a mani basse proprio dalla sua Colombia, e nel continentale under 20. Chiedete, per maggiori informazioni, ai difensori della selezione argentina. Anzi, non solo i difensori, perché prima di servire il compagno per il 2-1 definitivo in favore dei Cafeteros, Pino ne salta addirittura sette dell’albiceleste.

E’ grazie a queste prestazioni super che Pino si guadagna il soprannome di El Mago. Un mago però, al quale va affidato un palcoscenico adatto: Stamford Bridge? La Bombonera? Niente di tutto questo. L’Udinese, da sempre molto attenta al mercato giovanile, va vicinissima a tesserare Pino, ma a spuntarla tra tutte le pretendenti è il Monaco, che lo porta nel Principato per una cifra abbastanza esigua.

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L’inizio non è dei migliori: una serie di infortuni e le difficoltà nell’ambientamento allo stile di vita europeo convincono il Monaco a darlo via in prestito. Pino sceglie lo Charleroi per completare la sua crescita dal punto di vista umano e calcistico. Dopo l’ennesimo infortunio, che tra le altre cose gli impedisce di esordire con la nazionale maggiore colombiana, il giovanissimo Juan Pablo iniziò a sfoderare una serie di prestazioni degne di nota. Fin qui la sentenza sul ragazzo era una, universalmente condivisa: tecnica indiscutibile, stabilità fisica che lascia a desiderare.

Proprio per queste motivazioni, l’Anderlecht lo seduce per poi abbandonarlo. Pino torna così al Monaco, e per effetto inverso, inizia a sfoderare prestazioni e giocate degne del miglior Ronaldinho, tanto da attrarre l’Inter di Josè Mourinho e l’Arsenal di Arsene Wenger.

A questo punto però, dall’alto di un cielo stellato, ciò che il suo futuro poteva effettivamente essere, inizia la parabola discendente: i continui acciacchi fisici hanno la meglio, le big d’Europa iniziano ad allentare l’interesse nei suoi confronti.

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Pino inizia a girovagare senza una meta precisa: Galatasaray, All Nassr, Olympiacos, Independiente Medellin (neanche l’aria di casa riesce a risollevarlo), Mersinspor, club al quale fu venduto per soli 100mila euro, e Bastia, che rescinde il suo contratto dopo neanche due anni.

La magia finisce. Una magia dal potenziale enorme ma che andava gestita meglio, o almeno con più cautela. Pino ora è svincolato, a soli 29 anni, e non ha nascosto il suo sogno di poter giocare in Italia. Chissà che qualcuno non ci faccia un pensierino, anche se ormai sembra davvero troppo tardi…

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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