MAGA DORA E LA MALEDIZIONE DEL QUILMES

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Dieci anni di mancata promozione per colpa di una maga. 

«Dejaselos, capaz que esta hija de puta nos saja la maledición» Lasciaglieli, forse questa “birichina” ci toglie la maledizione. Agosto 2001, cimitero di Chascomús, Quilmes, provincia sud di Buenos Aires. Le parole tagliano l’aria che odora di birra, gentile omaggio delle vicine fabbriche. A parlare è Daniel Razzetto, presidente del Club Atlético Quilmes, che negli ultimi tre anni ha perso tre finali consecutive per la promozione in primera división contro Huracán, Los Andes e Banfield. Passo indietro. 1993: l’allora presidente José Luis Meiszner, alla vigilia della partita con il Morón alla terzultima giornata, con la sua squadra seconda e in piena lotta per la promozione, con i suoi dirigenti si affida ai prodigi di doña Dora, una maga locale, una bruja, come si dice da quelle parti. Lasciano 2000 pesos (125 euro, ndr) di acconto, promettendo di passare la settimana dopo a saldare. Il responso della maga è positivo: sabato il Gimnasia y Esgrima Jujuy (prima in classifica) perderà tre a zero. Il sabato dopo los jujueños ne prendono tre in casa dal Douglas Haig, mentre l’incontro del Quilmes viene sospeso per bombe carta sul 2-1 per i blanco y azul. Il club, dato che ufficialmente non aveva ancora ottenuto i tre punti, decide di non pagare più la maga. Il recupero della gara, vede il Quilmes sorpassato per 3-2 e costretto ad abbandonare le speranze di vittoria di ascenso (promozione,ndr). La maga ci ha lanciato una maledizione. Continuano a pensarlo per anni i tifosi biancoblu, ma il sospetto diventa ossessione a cavallo degli anni duemila, dopo le tre finali perse.

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Ecco cosa ci fa Daniel Razzetto in quel tardo pomeriggio di Agosto a Chascomús: dopo le pressioni della gente sta cercando, con una grande e rigogliosa corona di fiori, una redenzione su una tomba senza nome che il custode assicura sia quella di Dora, nel frattempo deceduta. Tutto finito, si spera. No, perché la stagione successiva i cerveceros arrivano in semifinale play off ma va malissimo. Sotto una tormenta, sul campo del Vélez, il Quilmes perde con il Nueva Chicago e viene eliminato.

Ancora una volta. Non ce la fanno più, iniziano a pensare che non ne usciranno più. Esasperata dalla situazione, la tifoseria cerca risposte sulla vicenda e torna al cimitero. Viene a sapere che la tomba della maga in realtà è un’altra, essendo stata spostata qualche anno prima. E qui che c’è bisogno del gesto eclatante per concludere definitivamente la storia. Qualche giorno dopo un tifoso si reca sulla tomba e promette a Dora di chiamare come lei la figlia che sta per nascere. La bimba nasce prematura ma sopravvive,  e l’uomo mantiene la promessa.

Nella stagione 2002/2003, la squadra sembra investita da un’onda magica, arriva terza, fa i playoff con l’Argentinos Juniors. All’andata vince 1-0 con gol del difensore Augustín Alayes e pareggia 0-0 al ritorno sul campo neutro del Ferro Carril. Dopo undici anni è di nuovo prima divisione. La fine di un incubo, o forse di una maledizione.

In una terra come l’Argentina, con una grande componente napoletana e asturiana, forse il ruolo dato alla cabala e alla scaramanzia è eccessivo, e diciamo che se il Quilmes non saliva non era solo colpa di Dora. Ma come diceva Woody Allen, perché rovinare una bella storia con la verità. E allora lasciamo che Martín e Hugo, che incontro fuori dallo stadio Centenario ancora oggi continuino a pensare che Dora sia una «stupida strega che ci ha rovinato la vita per dieci anni».

Articolo a cura di: Fabio Simonelli

 

 

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