IRAN, LUOGO DOVE IL CALCIO E’ VIETATO ALLE DONNE

offside

«Per favore, non mi perquisire».

È questa la battuta più intensa del film documentario Offside, firmato dall’ abile regista e sceneggiatore iraniano Jafar Panahi, vincitore dell’orso d’oro a Berlino nel 2006.

A pronunciarla è una ragazza che cerca di entrare clandestinamente allo stadio Azadi di Teheran, in occasione della gara contro il Bahrain, decisiva per la qualificazione ai mondiali tedeschi. Non è la sola, nel film ce ne sono altre cinque. Generalmente, ne entrano a centinaia, tutte vestite da uomo. Dal 2006 ad oggi, infatti, la situazione non è cambiata. Ufficialmente in Iran non c’è una legge che proibisce alle donne di assistere agli eventi sportivi (quando sono presenti anche gli uomini), ma se si presentano ai tornelli viene loro “consigliato” di uscire dagli agenti della buon costume. Per ragioni di sicurezza pubblica, la motivazione istituzionale. Nel concreto per ragioni di moralità pubblica. Così le giovani iraniani sono costrette a indossare anche quattro o cinque magliette e altrettanti paia di pantaloni. Come Shakiba, che è entrata proprio così, oltre che con la faccia completamente dipinta, all’Azadi per sostenere il suo Persepolis nel sentissimo derby con l’Esteghlal dello scorso maggio; la ragazza, una volta dentro, ha postato un video su Instagram facendo salire i suoi followers fino a 22mila in poche ore.

Nell’ aprile del 2015 il vice ministro dello sport Abdolhamid Ahmadi aveva aperto uno spiraglio, dicendo che era stata depositata in parlamento una legge che permetteva alle donne di andare allo stadio, dopo le manifestazioni di piazza seguite all’ arresto di Ghonclech Ghavami, ventiseienne ragazza con doppia nazionalità, iraniana e britannica, che voleva assistere all’ incontro di pallavolo tra la sua nazionale e l’Italia. La vicenda, ripresa anche da importanti testate inglesi come il The Guardian, aveva creato un certo  imbarazzo al governo della repubblica islamica. La federazione mondiale volley aveva anche minacciato di non far ospitare più partite all’ Iran fin quando la situazione non sarebbe cambiata. Parziale apertura dicevamo, sì, ma solo per pallavolo e basket. Calcio, zero.

Olympic Games 2016 Volleyball
Darya Safai espone il suo striscione alle Olimpiadi di Rio

Quindi, nonostante anche i recenti appelli alle Olimpiadi di Rio da parte dell’attivista Darya Safai nel match di pallavolo tra Iran e Belgio, che ha riportato alla ribalta il tema, le donne o restano fuori o si travestono. Venerdì c’è stato il primo Persepolis-Esteghlal di campionato (finito 0-0, ndb): secondo voi, Shakiba e le sue amiche, cosa hanno fatto? Hanno svuotato l’armadio, servivano cinque paia di pantaloni.

Articolo a cura di: Fabio Simonelli

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