MANE’ GARRINCHA, L’ESSENZA DELLA GINGA – 1° PARTE

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Questa storia riassume perfettamente il concetto di “genio e sregolatezza“.

INTRODUZIONE

GENIO. Perchè parla di un vero fenomeno, un calciatore che ha rivoluzionato per sempre il concetto di dribbling, legato fortemente allo stile ginga, l’essenza del calcio brasiliano.

SREGOLATEZZAPer i vizi che hanno portato al declino (e alla successiva morte) di questo indimenticabile campione, scomparso ormai da più di 33 anni.

Manoel Francisco Dos Santos, detto Garrincha. Anche noto come l’angelo dalle gambe storte, il Chaplin del calcio o “Alegria del Povo” (allegria del popolo).

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CAPITOLO 1

COME TI CHIAMI, RAGAZZINO? “MANOEL, SOLO MANOEL”

La storia del piccolo Manoel inizia a Pau Grande, un piccolo quartiere di Rio de Janeiro dove gli immensi campi agricoli ed i paesaggi naturalistici mozzafiato s’alternano a grandi zone di carattere fortemente industriale.

Manoel ha origini assai umili, anzi… non ha neanche quelle: il padre Amaro, noto alcolista del paese e custode notturno di una fabbrica tessile, lo registra all’anagrafe proprio col suo nome, ma senza indicare il cognome. “Dos Santos! Pensavo fosse sottintesto“, e invece non fu così, almeno per un po’. Solo Manoel.

Il bambino cresce secondo lo stile di vita tipico delle favèlas: cammina scalzo, nuota spesso nel fiume, di tanto in tanto si dedica a qualche piccolo furto dalle bancarelle. Il passatempo preferito però, è cacciare i passeri.

E’ da qui che nasce il suo soprannome, quello che gli resterà impresso per una vita intera e lo accompagnerà nella tomba, ma solo dopo essersi circondato da un alone di leggenda.

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CAPITOLO 2

LE ORIGINI DI “GARRINCHA”

Garrincha” è il nome utilizzato, specialmente nel Nordest del Brasile, per indicare un tipo di passero dal colore marroncino e dal dorso corvino e striato. La sorella maggiore di Manè, di nome Rosa, che ben conosceva la passione del fratello, decise di dargli questo nomignolo. Manoel del resto, era “pequeno” (minuscolo, piccolo) dal punto di vista fisico, insomma, un soprannome che sembrava fatto su misura per lui.

In questi anni, Garrincha fa la conoscenza di due, grandi passioni che lo accompagneranno per il resto della vita: la “Cachaça”, acquavite ottenuta tramite la fermentazione della canna da zucchero (arriva ai 70°), che veniva usata anche per rimediare a guai fisici di vario tipo, e il pallone, ciò che gli darà una ragione per vivere negli anni successivi.

Purtroppo, una delle due passioni (ovviamente quella sbagliata) tramuterà in vizio. E come se non bastasse, oltre all’alcool, intorno ai 10 anni, Manoel inizia a dedicarsi al tabagismo.. Insomma, la parola “sregolatezza” si associa ben presto al suo nome.

I genitori non vogliono che il figlio possa prendere una brutta strada, quindi lo obbligano a studiare. Garrincha, che non amava ricevere ordini, decide di abbandonare gli studi quando frequenta ancora la terza media. Sregolato, ribelle, anticonformista: chiamatelo come volete.

CAPITOLO 3

LA FABBRICA E “BOBOCO”

E’ il ’47 e Garrincha inizia a lavorare per l’América Fabril, uno stabilimento tessile della sua città. Il capo-reparto è un certo Franklyn Leocornyl, per tutti Boboco. Manoel, nel contesto lavorativo, è indisciplinato e impreciso, tanto da essere rimproverato più volte nello stesso giorno. E’ un bambino distratto e spensierato che ha voluto fare l’adulto troppo presto.

Eppure, nonostante l’inesperienza, Boboco lo adora, così come Swing e Pincel, due colleghi più anziani che, col passare del tempo, diventeranno gli amici di una vita (e anche di tante bevute). Manoel gioca anche per la squadra aziendale, di cui Boboco è presidente e tifoso.

Certo, gioca… sarebbe riduttivo, se non offensivo, definirlo un giocare. Manoel è ciò che in gergo calcistico si definisce “poesia in movimento”. Quel giocatore che vale tutto il prezzo del biglietto. Eppure, di punto in bianco, si trova senza lavoro, proprio per colpa della sua impreparazione.

Boboco, da grande presidente qual è, decide di fare da mediatore per farlo riassumere. E ci riesce. Non sarà un lavoratore modello, ma come calciatore… impossibile rinunciare a lui. Intanto, nel ’49 la madre di Manoel muore a causa di una grave malattia ed il padre sposa una donna di nome Cecilia.

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CAPITOLO 4

L’ANGELO DAI PIEDI STORTI – L’EXPLOIT

Manoel inizia a giocare come trequartista, solo dopo verrà spostato a fare l’ala destra, la parte di campo che diventerà la sua casa. A 16 anni è sulla bocca degli addetti ai lavori di tutto il Brasile! Non ha ancora 18 anni quando viene tesserato prima dal Cruzeiro do Sul di Petrolis, poi dal Serrano.

L’exploit definitivo della sua popolarità arriva in un match tra la sua squadra aziendale, il Pau Grande di Boboco, e il Gremio de Raiz. Garrincha disputa un primo tempo sottotono e tutta la tifoseria avversaria inizia ad insultarlo.

Troppo facile schernire un mostro: sugli spalti tutti s’iniziano a chiedere cos’abbia di tanto speciale quel ragazzino. Del resto, ha una gamba sei centimetri più lunga dell’altra a causa della poleomelite e della malnutrizione, ha la spina dorsale storta, ha un ginocchio affetto da valgismo (il destro) e l’altro da varismo (il sinistro)… ed è pure strabico. Che cosa gioca a fare? E’ già tanto vederlo in piedi, figuriamoci su un campo di calcio.

Secondo tempo, altra musica. Garrincha, con una sola azione, si guadagna l’amore di tutti, tifosi avversari compresi. Parte in dribbling, la sua arma migliore: ne salta uno, due, tre… c’è qualcun’altro? Assist per il compagno e gol. Il Pau Grande vince con un rotondo 6-0 ed un avversario, evidentemente frustrato, tenta di fargli male negli ultimi minuti del match. Risultato? Il giocatore del Gremio rischia il linciaggio da parte dei suoi stessi tifosi. Pochi hanno il talento di Garrincha, che dunque va protetto.

Man mano che la sua popolarità cresce, Manuel inizia ad avere un’altra grande passione: le donne. Ad appena 19 anni è obbligato a sposare una collega di lavoro, Nair Marques. Nozze causate dalla gravidanza della ragazza. Manoel otterrà ben 8 figli dalla moglie Nair.

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CAPITOLO 5

IL BOTAFOGO E L’INIZIO DELLA LEGGENDA

Garrincha è conosciuto dappertutto per il suo talento, ed ha appena 18 anni. Molte squadre gli propongono dei periodi di prova. Il primo club a farsi avanti è il Vasco da Gama (scartato perchè dimenticò gli scarpini a casa), poi il San Cristovao ed infine, la Fluminense. Tutti lo vogliono, ma è lui a non volere nessuno.

Garrincha non vede il calcio come una professione, ma come un semplice hobby: ha voglia di esprimere tutto il suo estro, la sua genialità e la sua indole ginga. Non vuole la fama, non vuole tramutare la sua passione in un lavoro stressante. I suoi amici però, lo costringono a fare tutti i provini a cui viene invitato, e la svolta definitiva arriva nel ’51.

Garrincha si reca al campo del Botafogo per l’ennesimo provino. Scende in campo, mostra le sue doti con una naturalezza incredibile e stupisce tutti. Dall’allenatore ai magazzinieri. Inizia la sua avventura con la maglia del Botafogo, dell”Estrela Solitaria“, anche conosciuto come “O Glorioso clube”. Fu pagato 500 cruzeiros (27 dollari): la cifra più bassa mai spesa in tutta la storia del calciomercato brasiliano.

Un giorno, l’allenatore dei bianconeri, Paulo Amaral, decide di organizzare una partita tra i titolari e le riserve, tanto per provare alcuni schemi. Garrincha è tra le riserve, ala destra, e davanti a lui c’è Nilton Santos, anche conosciuto come il miglior terzino mai visto in Brasile.

Quando lo vidi mi sembrava uno scherzo, con quelle gambe storte, l’andatura da zoppo e il fisico di uno che può fare tante cose nella vita meno una: giocare al calcio. Come gli passano la palla gli vado incontro cercando di portarlo verso il fallo laterale per prendergliela con il sinistro, come ho sempre fatto. Lui invece mi fa una finta, mi sbilancia e se ne va. Nemmeno il tempo di girarmi per riprenderlo e ha già crossato. La seconda volta mi fa passare la palla in mezzo alle gambe e io lo fermo con un braccio e gli dico: ‘senti ragazzino, certe cose con me non farle più’. La terza volta mi fa un pallonetto e sento ridere i pochi spettatori che assistono all’allenamento. Mi incazzo e quando mi si ripresenta di fronte cerco di sgambettarlo, ma non riesco a prenderlo. Alla fine mi incontro coi dirigenti del Botafogo e dico: tesseratelo subito, questo è un fenomeno…”ù

Quel giorno fu fondamentale per la vita di Garrincha: fu l’inizio della sua carriera a livello professionistico, fu l’inizio del suo amore per il Botafogo (ben 12 anni coi “Fogao“) e non solo, fu anche l’inizio della leggenda.

fine prima parte

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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