“SAREBBE STATO FIERO DI TE”

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E’ il 1963, si disputa la nona edizione della Coppa dei Campioni. Inter e Milan a difendere il tricolore italiano.

In particolare, l’Inter ha sulla panchina un signore chiamato Helenio Herrera, conosciuto anche come “O’mago“, specialmente dalle parti di Barcellona e di Madrid, sponda Atletico. Del resto, il buon Helenio è un uomo umile, tutto d’un pezzo. Il padre Paco (Francisco, che è nativo dell’Andalusia) fa il falegname nel barrio di Palermo, ai tempi uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires. E’ lì che Helenio è cresciuto, fino agli 8 anni. Poi la famiglia decide di trasferirsi in Marocco, dove il ragazzo inizia ad appasionarsi al futbol.

Ma dopo questo excursus, torniamo al 63-64. Herrera ha fatto tanta strada, ha vinto trofei e si è creato una reputazione, una fama di livello mondiale. All’Inter si ritrova a lavorare con tanti campioni: Armando Picchi, Giacinto Facchetti, Tarcisio Burgnich, Aristide Guarneri e Mariolino Corso.. potremmo elencare tutta la squadra. Ci sono gli stranieri Luisito Suarez ed il brasiliano Jair, uno degli esterni più forti del mondo a quell’epoca. Infine, c’è un giovane centrocampista di 21 anni, figlio d’arte. Il ragazzo in questione si chiama Sandro Mazzola e gioca al fianco di Suarez come se fosse lui il campione navigato.

L’Inter comunque, sembra un’armata inarrestabile, ma non viene affatto considerata come potenziale vincitrice. Il primo turno, ai sedicesimi di finale (non esistevano i gironi), vede i nerazzurri debuttare a Goodison Park contro l’Everton, non proprio un esordio facile. Jair la risolverà a San Siro (1-0), dopo un tiratissimo pareggio nella gara di Liverpool.

Agli ottavi intanto, entrano in gioco anche i campioni in carica del Milan, che eliminano gli svedesi del Norrkoping con una facilità davvero irrisoria. Destino diverso per i cugini: c’è il Monaco per l’Inter. I francesi sono avversari ostici, ma l’Inter è di un altro mondo: 1-0, 3-1 e biglietto per i quarti di finale già prenotato.

L’Inter pesca il Partizan Belgrado. Al Milan va male, molto male: il Real Madrid. I blancos di Puskas, Di Stefano, Gento e Amancio. Le Merengues asfaltano i rossoneri al Chamartin per 4-1. Al ritorno in quel di San Siro, i rossoneri provano il miracolo, vincono 2-0, ma nulla da fare. L’Inter invece, superà agevolmente il Partizan Belgrado (risultato aggregato di 4-1).

In semifinale, la banda Herrera si trova al cospetto del Borussia Dortmund. I gialloneri sono guidati, in attacco, da Friedhelm Konietzka, appena sbarcato allo Stadion Rote Erde con un duro compito: sostituire il leggendario Jurgen Schutz, appena passato alla Roma. Il 2-2 nel match di andata ha il sapore di un miracolo. I tedeschi sembrano indemoniati. Al Meazza è Mazzola a vestirsi da eroe: gol ed assist per Jair. L’Inter vince 2-0 e si ritrova in finale.

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In finale ovviamente, non può esserci lo Zurigo, a rigor di logica. Il Real passeggia sul club svizzero (risultato aggregato: 8-1) con la sua corazzata offensiva. La finale si gioca in quel di Vienna, al Prater. I nerazzurri sono eroici: Tagnin si mangia Di Stefano, Burgnich marca per tutto il match Gento, Facchetti s’incolla ad Amancio e Guarneri si prende Puskas. Alla fine, dopo una partita eroica, arriva l’eroe per antonomasia: Sandro Mazzola. Due gol nella finale di Coppa dei Campioni, a 21 anni. L’Inter, con 20mila tifosi al seguito sugli spalti, la vincerà quella Coppa. Terza rete siglata da Milani, gol della bandiera degli iberici firmata da Felo. 3-1 e fischio finale.

Sembra tutto un sogno in quella notte austriaca. Mazzola, durante i festeggiamenti, cerca Alfredo Di Stefano, desideroso di scambiare la maglietta con il fenomeno argentino. Ecco invece, Ferenc Puskas, deluso e abbattuto per la sconfitta, che ferma Sandro e dice: “Ciao ragazzo, in passato giocai contro tuo padre Valentino, e stasera mi è sembrato di rivederlo. Questa è per te”, disse l’asso ungherese consegnandogli la sua camiseta blanca.

E forse, fu proprio quello l’atto simbolico che consacrò definitivamente Sandro Mazzola. E chissà, che da lassù, non sia rimasto commosso anche Valentino, vedendo suo figlio gioire e festeggiare nella notte del Prater.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

Tanti auguri (con un giorno di ritardo) a Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter e del calcio italiano, per il suo 74° compleanno.

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