CAGLIARI AUTOCTONO: MA È UN SOGNO REALIZZABILE?

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Breve riflessioni sulle vicende (e le idee interne) del Cagliari di Tommaso Giulini. Ecco il mio parere.

Un’idea difficile, ma non tanto utopica. Quella di un Cagliari autoctono, composto solo da giocatori sardi. Sarebbe bello. Anzi, innovativo è il termine più corretto per il tema in questione: qualcosa che in Italia non si è mai visto. Eppure c’è già chi, nel Vecchio Continente, segue questa precisa linea politica: l’Athletic Bilbao. Questi baschi, a mio avviso, sono una benedizione per il calcio attuale, perchè propongono un’idea diversa di futbòl e propugnano un messaggio di indipendenza dal malsano ed esagerato capitalismo economico che si è diffuso in questi ultimi anni nel mondo del pallone. I Lehoiak infatti, tesserano solo calciatori baschi o naturalizzati tali (è il caso di Aymeric Laporte e Inaki Williams) e, nonostante questo ostentato protezionismo calcistico, di risultati ne hanno ottenuti. Eccome! Basta pensare al fatto che gli Zurigorriak (traduzione dalla lingua basca, l’euskera: i biancorossi) sono l’unico club in Liga BBVA, insieme a Barcellona e Real Madrid, a non essere mai retrocesso in Segunda Divisiòn. Questa squadra, oltre a produrre grandi talenti per il rettangolo verde (l’ex Juve Llorente, Iker Munian e Susaeta, tanto per citarne alcuni), ha anche una certa salute dal punto di vista finanziario: infatti, è economicamente supportata dall’azionariato popolare e da importanti main sponsor locali, tra cui spiccano la Petronor (azienda petrolifera, 2008-2015) e la Kutxabank (attività bancaria, 2015-oggi). Insomma, per i romantici del pallone l’Athletic può davvero essere paragonato al giardino dell’Eden, lontano dalle tentazioni degli sceicchi e dalla più recente ondata di capitali proveniente dalla Super League Cinese. Il calcio è sempre più un business, e questo è un dato di fatto incontrovertibile: può piacere o non piacere, ma è così. Stop. Ad ogni modo, resta comunque meraviglioso notare la capacità di queste realtà calcistiche di rimanere al top, con dignità e programmazione.

Però, sorge spontanea una domanda: cosa succederebbe se questa politica venisse adottata da una società italiana, quindi il Cagliari di Tommaso Giulini? Al momento, il Casteddu può contare su Marco Sau, il giovanissimo Niccolò Barella e Nicola Murru, oltre ai grandi talenti della squadra Primavera, come Davide Arras, Federico Serra e Andrea Demontis. In merito al recente passato basta pensare ai nomi di Francesco Pisano, Andrea Cossu, Dario del Fabro e Marco Mancosu, calcisticamente nato e cresciuto con la maglia rossoblu. Di sicuro non sarebbe una decisione facile: in primis, perchè per questione d’immagine non si potrebbe più tornare indietro e, in secundis, perchè ci vuole tempo, davvero tanto, per ottenere qualche risultato discreto. Inoltre, questo processo di autoctonizzazione dovrebbe basarsi, per forza di cose, sulla costruzione graduale di una spina dorsale solida, che può durare anni: del resto, che fine farebbe il Cagliari se da un giorno all’altro rinunciasse al talento di gente come Marco Borriello, Joao Pedro o Diego Farias? Non auguriamo niente di tutto questo, ma un po’ di scetticismo è più che giustificato.

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Per contro, dobbiamo valutare anche i pro di questo possibile scenario futuro. Dati alla mano, il Cagliari si sta rivelando e imponendo come uno dei club di Serie A che, più di tutti, punta sulla forza dell’Academy giovanile. Come spiegato da Mario Beretta, ex allenatore di Serie A, Serie B e attuale responsabile tecnico del settore giovanile rossoblu, il Cagliari segue una linea politico-calcistica volta a creare prima l’uomo, e solo successivamente il calciatore. Inoltre, è stato proprio Mario Beretta a confermare e sottoscrivere il sogno del patron Tommaso Giulini, quello di ripercorrere le orme dell’Athletic Bilbao. In breve, una meravigliosa e alquanto insolita contraddizione, in cui viene utilizzato un modello già internazionalmente affermato per essere pionieri su scala nazionale. In realtà, un’ottima base sembra già esserci, considerando che dei 280 tesserati della cantera del Cagliari, solo 10 provengono dal continente. Ok, giovani calciatori italiani. Ma come costruire una realtà calcistica unicamente SARDA? La soluzione c’è, ma anche in questo caso si tratta di un processo graduale. In Sardegna sono presenti altre realtà del calcio professionistico: la prima è sicuramente l’Olbia, club che ha un gemellaggio proprio con il Cagliari e che milita il Lega Pro, poi il Torres, che disputa il campionato di Serie D. L’apporto di due squadre professionistiche, specialmente a livello giovanile, darebbe la possibilità al Cagliari di scovare in modo costante nuovi talenti che, entrando in una cantera seria e professionale come quella del Casteddu, potrebbero maturare ancora più rapidamente, seguendo un preciso “credo” calcistico. Si creerebbe così una comune identità, simile a quella del Bilbao, il tanto agognato idealtipo. Adesso, dopo aver teorizzato il tutto, aspettiamo e vediamo se questo nobile progetto prenderà mai forma. Innovativo o folle? Chi può dirlo… La storia ci ha insegnato che questi due concetti non sono sempre in antitesi.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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