LUCAS BOYÈ, IL SIMBOLO DI UNA TRADIZIONE NOMOTETICA

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NOME E COGNOME: Lucas Boyé

ANNO DI NASCITA: 1996

RUOLO: punta centrale, all’occorrenza seconda punta/ala destra

NAZIONE: Argentina

PIEDE: destro

FISICO: 179 cm x 81 kg

Stagione 1995/1996, Buenos Aires. No, niente Boca Juniors. Oggi siamo sull’altra sponda di questa città plasmata intorno al frenetico amore per il futbòl. Siamo dalle parti dello stadio Antonio Vespucio Liberti, meglio conosciuto come El Monumental, la casa del River Plate: il club più titolato di Argentina e prima squadra nella storia della terra della Pampa a vincere la Triple Corona (Campionato, Coppa Nazionale e Copa Libertadores). Tradizione, il termine perfetto per definire Los Millionarios. E sapete una cosa? La tradizione del River non è ‘solo’ quella dei titoli: una cosa che mi ha sempre colpito di questo club è l’incredibile capacità di sfornare, anno dopo anno, alcuni tra i migliori attaccanti del panorama mondiale. La prova lampante, tornando alla stagione 95/96, è un ragazzo di 21 anni: lo chiamano tutti Valdanito per la sua assurda somiglianza con Jorge Valdano, uno che al Real Madrid segnava “appena 1 gol ogni 2 partite giocate. Hernan Crespo, ad ogni modo, nasce nel ’75, anno in cui lo stesso Jorge Valdano approdava nella Liga spagnola, con la maglia del Glorioso Blancoazul, il Deportivo Alaves, e si permetteva il lusso di parlare con sfrontatezza ad un certo Johan Cruijff. Ritorno al futuro. Nel ’95 il River Plate punta su Ramòn Dìaz come nuovo allenatore, ma i Millionarios sono davvero un’altalena: arrivano 7° nel torneo di Apertura, addirittura 14° in quello di Clausura. Non benissimo. Ma neanche poi così male: il giovane Crespo, che la stagione dopo sarebbe passato al Parma, segna 10 gol in 13 partite utili e trascina i biancorossi alla vittoria della Copa Libertadores. E nel ’96, come da tradizione (o secondo qualche perverso e contorto ciclo nomotetico), mentre Crespo conquista tutti in quel del Monumental, tra le strade di Santa Fé cresce un ragazzino di nome Lucas.

Di cognome fa Boyé, e col pallone tra i piedi se la cava davvero bene, fin da bambino. È nel 2007, a 11 anni, che Lucas approda nella cantera del River Plate. Fin dai tempi delle juvenil, il ragazzo gioca come attaccante centrale, tanto da meritarsi il soprannome di El Torito, per onorare un certo Fernando Cavenaghi, un altro dei punteros nati e cresciuti con la camiseta dei Campeon del Siglo XX. Negli anni di settore giovanile comunque, Lucas riesce a stupire gli addetti ai lavori a suon di gol e di ottime prestazioni, che culminano nel 2013 con la vittoria del Mondiale per Club under-17. Nell’estate del 2014 viene aggregato alla Prima Squadra e svolge tutta la pretemporada agli ordini di Marcelo Gallardo. La concorrenza è davvero spietata – da Fernando Cavenaghi al colombiano Teofilo Gutierrèz passando per il figlio d’arte Giovanni Simeone e il suo coetaneo Sebastian Driussi – ma Lucas riesce comunque a mettere insieme 32 presenze tra Primera Divisiòn e Copa Sudamericana. L’esordio ufficiale in carriera è arrivato nell’Agosto del 2014, contro il Gimnasia la Plata, mentre il primo gol è arrivato nel Settembre successivo, nella vittoria in trasferta (1-3) contro il San Lorenzo, al Nuevo Gasometro. Gallardo, nonostante la palese inesperienza, lo usa come jolly offensivo: punta centrale, ala destra, ala sinistra, seconda punta e… anche trequartista, tanto per non farsi mancare nulla! Probabilmente sono state queste infinite varianti tattiche a permettere al ragazzo di trovare così tanto spazio in mezzo alla foltissima concorrenza.

La stagione successiva lasciano lo stadio Monumental sia Teofilo Gutierrèz che Fernando Cavenaghi, che vengono rimpiazzati da Lucas Alario, altro grande talento (classe ’92) del calcio Albiceleste. E nonostante quella costante chiamata Marcelo Gallardo, Lucas gioca solamente 9 volte nel torneo di Apertura, realizzando anche 1 gol decisivo all’estadio Paternal contro l’Argentinos Junior e vince, pur non scendendo mai in campo, la Libertadores 2015 e la Copa Suruga Bank, trofeo nato nel 2008 e conteso dai vincitori della Copa Sudamericana e quelli della J-League Cup (l’equivalente giapponese della Football League Cup inglese). Ad ogni modo, l’insofferenza di Boyé per lo scarso minutaggio è assai evidente, e nel Gennaio del 2016 il Newell’s Old Boys si fa sotto per averlo in prestito. Il River, ormai sicuro di perdere il ragazzo l’estate successiva, peraltro a parametro zero, accetta l’offerta della Lepra, che permette a Lucas di trovare una certa continuità dal punto di vista del rendimento. Con la maglia rossonera El Tanque mette insieme 23 presenze, 2 reti e 4 assist. Del resto, anche dalle parti dell’estadio Marcelo Bielsa hanno una grande tradizione di attaccanti: Gabriel Omar Batistuta (passato anche dal River), Jorge Valdano e, ultimo in ordine cronologico, un certo Lionel Messi. Insomma, tanto per citarne qualcuno.

Già a Gennaio, diversi top club europei iniziano a contattare l’entourage del ragazzo, anche per capire la sua situazione contrattuale. Inter e Milan si interessano timidamente, la Roma e il Chelsea fanno un piccolo tentativo di approccio ma, alla fine, a spuntarla è il Torino di Urbano Cairo, che convince il giovane Lucas con un contratto quadriennale e un mirato progetto di maturazione dal punto di vista calcistico. Boyé firma ufficialmente con il Toro nel mese di Febbraio e arriva in Italia nel Luglio del 2016, andando subito a segno nelle due prime amichevoli della stagione, contro un paio di squadre amatoriali (Olympic Morbegno e Casatese Rogoredo). Il 13 Agosto 2016, Lucas mette a segno il suo primo gol  ufficiale con la maglia granata, in Coppa Italia, nel derby tutto piemontese con la Pro Vercelli (4-1). L’esordio in Serie A è arrivato contro il Milan a San Siro: eh, mica male esordire alla Scala del Calcio! Il Torino e Sinisa Mihajlovic se lo godono, consci di avere tra le mani un giocatore dall’enorme potenziale. Al momento, le statistiche ufficiali di Boyé parlano di 17 presenze, 2 gol e 2 assist tra Serie A e Coppa Italia. Numeri davvero niente male, ma che potenzialmente possono essere migliorati, e non di poco. Alcune emittenti radiosportive argentine, Radio Rivavadia su tutte, danno come imminente il passaggio di Boyé al Boca Juniors, sognando una coppia inarrestabile con il suo connazionale e coetaneo Cristian El Kichan Pavòn. Sinisa Mihajlovic, che di certo non le manda a dire, non è parso dello stesso parere. Anzi, si è pronunciato così: “Boyé al Boca Juniors? E come fanno? Lo rapiscono?“. Una battuta certamente simpatica, ma volta a far comprendere a tutti quanto il tecnico serbo tenga a puntare sul talento di Lucas, che nella sua carriera ha vestito solo le maglie di club storici. E tornando al Torino, la dirigenza e i tifosi sperano che Boyé continuì quella meravigliosa e inspiegabile tradizione nomotetica del River Plate, fatta di grandi attaccanti che, dopo essere nati con la maglia biancorossa, hanno conquistato i più grandi palcoscenici del calcio mondiale – da Fernando Cavenaghi, Hernan Crespo e Javier Saviola fino a Gonzalo Higuain – e chissà, magari in futuro neanche troppo lontano, anche Lucas Boyé…

CARATTERISTICHE TECNICHE:

Lucas è nato come punta centrale di ruolo, un Nueve puro caratterizzato da un gran fisico e da un discreto killer instinct sotto porta. Ciò che colpisce di questo puntero classe 1996 è l’incredibile duttilità dal punto di vista tattico: infatti, il ragazzo può tranquillamente essere adattato a qualsiasi ruolo nel reparto offensivo, trequartista/seconda punta o ala sinistra/destra. Perfetto in qualsiasi tipo di schema, Boyè è un calciatore moderno, un mix di forza fisica (è soprannominato El Tanque, come German Denis, ma anche El Torito, in onore di Fernando Cavenaghi) e classe. Destro di piede, ha un ottimo tocco di palla (ma se la cava molto bene anche con il mancino) e una grande rapidità nell’esecuzione del gesto tecnico. Colpisce per la grande resistenza e l’innata propensione al sacrificio, infatti non disdegna i ripiegamenti difensivi o contrasti duri al fine di aiutare la squadra. Pur non essendo molto veloce sul breve o dedito al dribbling, sa come saltar l’uomo, ha una grande progressione ed è bravissimo nella proteggere il pallone spalle alla porta. È un avversario ostico nel gioco aereo e non disdegna mai il contrasto spalla a spalla con gli avversari. Nel Torino, all’interno del 4-3-3 di Sinisa Mihajlovic, può davvero esprimere alla grande le sue qualità: può giocare al posto (come vice) o pochi metri dietro Andrea Belotti, titolare inamovibile nelle gerarchie di Miha, ma anche al posto di uno tra Adem Ljajic e Iago Falqué. L’arrivo di Juan Manuel Iturbe, sempre dalla Roma, non dovrebbe mettere in discussione la posizione di Boyé che, molto probabilmente, verrà comunque utilizzato solo come vice e apprendista del Gallo Belotti, che però (occhio!!), piace molto all’Arsenal di Arsene Wenger. In caso di offerta dei Gunners nel prossimo mercato estivo, il suo sostituto sarebbe già in casa. Personalmente, Boyé mi ricorda proprio l’altro Tanque che noi tutti abbiamo potuto apprezzare in Serie A con le maglie di Cesena (2002/2003, questa non la sapevo nemmeno io), Napoli, Udinese e Atalanta: quel German Gustavo Denis che ha segnato 79 gol in 287 match nel calcio italiano.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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