FRANÇOIS VAN DER ELST, LE “DIABLE ROUGE” DI UN BELGIO QUASI PERFETTO

Van Der Elst.jpg
In foto, al centro, François Van Der Elst.

«Repose en paix Swat, nous ne t’oublierons jamais»

Vedo (e sogno) un calcio romantico, un’altra volta, come in passato. Un passato dove l’amore per una maglia veniva prima del Dio Denaro, lontano dagli sponsor e dal mostruoso influsso di capitali odierno. Io la chiamo la patria perduta delle bandiere: un luogo ormai misterioso, al pari dell’Isola che non c’è. Un concetto pressochè andato in fumo se pensiamo al calcio attuale, molto più ricco e globalizzato rispetto alle epoche precedenti. E la sera dell’11 Gennaio, in quel di Aalst, cittadina belga delle Fiandre Orientali, uno di quei calciatori che rappresentò questa concezione di romanticismo calcistico, ci ha lasciato per sempre, stroncato da un infarto a soli 62 anni. François Van Der Elst, in Belgio, è stato molto di più che un semplice calciatore. Provate a chiedere qualcosa sul suo conto tra Lokeren, la sua città natale, e Bruxelles, dove ha scritto alcuni pezzi, tra i più importanti della storia del calcio belga. Lo chiamavano tutti Swat, ma in campo il suo soprannome era un altro, ed era legato ad un rimarcato pragmatismo: Le Diable Rouge, pseudonimo che lascia intendere la sua innata capacità, nelle vesti di un’ala dedita al dribbling e al gol, di non far impazzire solo i tifosi, ma anche le difese avversarie.

François è nato a Lokeren nel primo giorno di Dicembre del 1954, da una famiglia benestante. Il calcio, molto presto, diventò una parte imprescendibile della sua vita e la sua prima maglia fu quella dell’Eendracht Mazenzele, club fondato nel lontanissimo 1919 e con sede, ironia della destino, proprio nella comunità di Aalst. Il ragazzo ha davvero un potenziale enorme, lo dimostra fin dai tempi del settore giovanile e, dopo l’esordio con le Ajuinen (le cipolle) nel calcio professionistico, nel 1969 viene prelevato dall’Anderlecht. Si inizia a parlare di un predestinato: un ragazzino di appena 15 anni nel club più titolato di tutta la storia del calcio belga, mica male. E sapete una cosa? Tra Le Diable Rouge e Les Mauve et Blanc scatta immediatamente la scintilla, un amore a prima vista che si traduce calcisticamente in una serie incredibile di vittorie: 2 Campionati Nazionali, 4 Coppe di Belgio e infine, nella stagione 76-77, il titolo di capocannoniere della Jupiler Pro League con 21 reti all’attivo. E tutto questo solo nel contesto nazionale. Esatto, perchè François dava il meglio di sè nelle imperdibili notti europee: 2 Coppe delle Coppe, di cui una decisa da una sua doppietta in finale contro il West Ham (75-76) e 2 Supercoppe UEFA. Insomma, il vero protagonista dell’età d’oro dei Paars-wit.

belgio

Arriva il 1980, l’anno degli Europei d’Italia e… del Belgio più bello e meravigliosamente incompiuto della storia. I Red Devils, guidati dalla mano sapiente di Guy This, arrivano alla competizione con un organico di assoluto livello: Jean-Marie Pfaff, Eric Gerets, Luc Millecamps, Walter Meeuws, Michel Renquin, Julien Cools, René Vandereycken, Wilfried Van Moer, Raymond Mommens, Jan Ceulemans e infine, proprio François Van Der Elst. La selezione belga approda alla fase a gironi, dove elimina nazionali del calibro di Spagna, Inghilterra e infine l’Italia, relegata alla finale per il 3°/4° posto contro la Cecoslovacchia. In finale, contro la Germania Ovest di Karl-Heinz Rummenigge, Klaus Allofs e Hansi Muller, è tempo di risposte, di una consacrazione definitiva, con il sogno di scrivere una delle favole più belle di quell’epoca calcistica. Eppure, non c’è sempre il lieto fine. La nazionale teutonica va in vantaggio con Horst Hrubesch, ma viene raggiunta dal penalty di Vandereycken. All’88 però, il gelo cala sull’Olimpico di Roma, quando Hrubesch riesce a traffigere per la seconda volta Pfaff. Tutto finito, il sogno va pian piano spegnendosi, secondo dopo secondo, fino al ’90. La selezione di Jupp Derwall si porta a casa la Coppa al fotofinish, lasciando l’amaro in bocca alla selezione Belga. Una favola che sarebbe stata davvero meravigliosa, ma che non fu! Perchè, come detto prima, il lieto fine non è un dato di fatto, non è sempre scontato.

cosmos

Nello stesso anno, e in effetti un po’ a sorpresa, Le Roi François lascia il suo regno e la sua patria per trasferirsi negli USA, per giocare tra le fila dei New York Cosmos. Nell’ancora arretratissimo calcio a stelle e strisce, Van Der Elst si ritrova a condividere lo spogliatoio con gente del calibro di Carlos Alberto Torres, storico difensore del Santos, Johan Neeskens, l’alter ego difensivo di un certo Johan Cruijff, e il Kaiser Franz Beckenbauer. Dimentico qualcuno? Ah sì, stavo per tralasciare i suoi compagni di reparto: un certo Pelé ed il nostro Giorgio Chinaglia. Un tridente a dir poco esplosivo! Insomma, ormai più di 30 anni fa, la rosa dei Cosmos sembrava essere un vero e proprio Dream Team, tanti profeti del pallone riuniti per trasmettere negli USA la passione e la classe tipiche del calcio Made in Europe, dei pionieri in una Major League Soccer in costante crescita. Tuttavia, la sua esperienza dall’altra parte del mondo dura solo un anno, perchè il West Ham si presenta a New York City con un assegno da 400.000 dollari e riporta subito François in Europa, per far conoscere il suo incredibile talento anche al pubblico della Premier League. Infine, dopo 2 stagioni, 62 presenze e 14 gol, arriva il tanto acclamato ritorno in patria, ma con la maglia del Lokeren: un segno di riconoscenza ai suoi concittadini che, anno dopo anno, non si sono mai arresi nella speranza di vedere il figliol prodigo con la divisa del loro club. Ed è proprio lì, dove la sua vita è iniziata, che la sua carriera è finita, avvolta dall’amore dei tifosi e nel tricolore giallo, bianco e nero del Lokeren. Ed è proprio ad Aalst, luogo dove ha tirato i primi calci al pallone, che la sua vita è finita, tra le dolci braccia della morte e l’infinita tristezza di chi ricorda ancora quella selezione belga e quell’Anderlecht, entrambi nel segno di Van Der Elst.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

(Che tu possa riposare in pace Francois, storico esponente del romanticismo calcistico)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...