UN QUARANTOTTO MONDIALE

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Breve editoriale sulla nuova formula della Coppa del Mondo, che d’ora in poi verrà giocata da ben 48 nazioni.

La nuova formula della coppa del mondo a quarantotto squadre approvata martedì 10 a Zurigo, sembra accontentare tutte le federazioni, tranne una, il Sud America. «Non esistono Europa e Sud America» il commento del presidente della Fifa, Gianni Infantino. Sicuramente l’allargamento della nuova versione favorisce i piccoli. Africa, Asia e Nordamerica. 9,5 i posti per il continente nero, uno in meno per l’Asia ma guadagna anche la Concacaf, con 6,5 slot contro le due attuali.

Il progetto è stato approvato all’ unanimità, in meno di tre minuti. Quando ci sono in ballo miliardi di euro i tempi si restringono. La gestione Blatter ha causato un buco di sponsor non indifferente, e l’allargamento del mondiale è diretta conseguenza. Brasile 2014 era valso 4,8 miliardi di dollari, quello 2026 a 48 squadre ( per cui si sono già candidate Usa, Canada e Messico, tutte del Nordamerica- un caso?!) porterebbe 605 milioni di euro in più. Sarebbero 16 gruppi da tre, sette partite al massimo per ciascuno, come adesso.

Durata, 32 giorni. Obiettivo, massimo spettacolo possibile. Che vuol dire più spettatori, più biglietti, più incassi, più soldi. Non solo per la Fifa, ma anche per tutti quelli che ruotano attorno all’ evento-partita. Un po’ come negli sport americani, per intenderci. Tutto perfetto dunque. Eppure punti contestabili ce ne sono eccome. Se le eliminazioni dirette dai sedicesimi rientrano in una logica di snellimento, la proposta di abolizione dei tempi supplementari fino ai quarti (ancora da vagliare) sembra un’ inutile agnello sacrificato alla spettacolarizzazione. Un pareggio dopo i 90 minuti, perdi ai rigori ed esci ai sedicesimi, magari dopo aver dominato la gara. E tanti saluti a due anni di preparazione e di qualificazioni, trasformate in una lenta scampagnata verso il mondiale. Il famoso decreto anti biscotto che fa giocare la testa di serie le prime due partite, invece sembra rassicurante. «Il ranking eviterebbe ogni dubbio» l’opinione di Infantino. Ha ragione il presidente. Hanno stufato, punto e basta.

Da analizzare anche il nodo Sud America. Se l’Europa potrebbe esigere due posti in più per mantenere il suo 40%  sul totale che ha attualmente, un posto e mezzo in più per la Comnebol è piuttosto poco. A maggior ragione se si considera l’equilibro storico del girone di qualificazione. Ecuador, Paraguay e Perù, che non sempre ce la fanno, almeno sulla carta avrebbero più diritto di Barahin, Arabia e Iraq (attualmente qualificate per Russia 2018 secondo il nuovo sistema).

Articolo a cura di: Fabio Simonelli

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