CRISTIAN ‘EL KICHAN’ PAVON, EL NIÑO DI ANISACATE

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NOME E COGNOME: Cristian Pavòn

ANNO DI NASCITA: 1996

RUOLO: ala destra/sinistra, all’occorrenza seconda punta

NAZIONE: Argentina

PIEDE: destro

FISICO: 169 cm x 69 kg

El Kichan de Anisacate. Nulla di speciale come soprannome. O meglio, sicuramente non è poetico come tanti altri pseudonimi che abbiamo sentito in passato, sempre a stretto legame col romantico tango calcistico della Primera Divisiòn Argentina. Esatto: perchè nel futbòl albiceleste, dare un nomignolo ai giocatori è un costume irrinunciabile, una tradizione in piena regola. Questi soprannomi, per l’appunto, vengono affibiati ai calciatori in base a diversi contesti della vita quotidiana: Sergio Aguero viene chiamato El Kun per la sua somiglianza  con un personaggio dei cartoni animati, Roman Riquelme veniva chiamato El Mudo per il suo modo di fare: era d’atteggiamento blasé, davvero di poche parole, ma vero e proprio leader in mezzo al campo. Altri sono ancora più particolari, come nel caso del Frasquito Maxi Moralez. E cosa vuol dire Frasquito? Come raccontato in modo quasi commovente da Federico Buffa a Sky, peraltro davanti ad un incredulo (e stupito) Billy Costacurta, il frasquito è il barattolo di marmellata che la mamma da sempre a colazione al proprio bambino. A Maxi Moralez piaceva la marmellata a colazione, evidentemente. Ma il soprannome è strettamente legato allo “snap“, il suono prodotto dal barattolo durante la rimozione del tappo, per ironia della sorte uguale a quello del pallone dopo essere stato calciato da Maximiliano. Ah, dove riesce ad arrivare la fantasia. E gli argentini ne hanno davvero tanta in materia calcistica. Ma El Kichan non è nulla di tutto questo. La parola infatti, nasce dal semplice travisamento del nome Cristian, emerso a causa della difficoltà di molti compagni di giochi del nostro protagonista, durante l’infanzia, a pronunciare il suo nome.

Anisacate, piccola comunità di 2000 abitanti in provincia di Cordoba, nel dipartimento di Santa Maria. Un paesino fortemente legato al turismo con campeggi, centri balneari ed il paesaggio mozzafiato della Valle Paravachasca. Proprio qui, nel Gennaio del ’96, è nato Cristian Pavòn, il talento che oggi sottoporremo alla nostra lente d’ingradimento. La sua carriera inizia nel club “mas grande” della sua città, la storica e gloriosa “T”, che da quelle parti (ovviamente) sta per Talleres de Cordoba. Cristian entra nel settore giovanile albiazul all’età di 8 anni e dirigenti giovanili e allenatori restano letteralmente stupiti dalle grandi qualità del ragazzo, al punto da rinominarlo El pibito, il piccolo Maradona. Sembra si tratti di un predestinato, per davvero: nel 2012 Cristian ha solamente 16 anni e si allena regolarmente con la Prima Squadra. Eppure, nonostante l’impegno e la dedizione al lavoro, il suo esordio nel professionismo tarda ad arrivare. Il perchè di tutto questo? Il suo agente Antonio Fauro viene accusato dalla dirigenza del Talleres di essere fin troppo legato sotto il profilo collaborativo al più noto Fernando Hidalgo (procuratore, in passato, anche di Diego Milito), che dalle parti di Cordoba non piace proprio. Ci manca solo una taglia sulla sua testa. Intanto però, verso la fine del 2013 Cristian viene convocato per i Mondiali under-17 dal CT Humberto Grondona e negli Emirati Arabi il ragazzo gioca molto bene, finendo sul taccuino di molti osservatori (ma a strappare gli applausi del pubblico è il suo coetaneo Sebastian Driussi). Ad ogni modo, l’Argentina conclude il torneo al quarto posto dietro Nigeria, le Aguilas del Messico e la Svezia. Tornato a casa, nel Dicembre del 2013, ecco finalmente l’esordio in Primera B Nacional, contro il Villa San Carlos. A fine stagione Cristian mette insieme un bottino di 19 presenze (di cui una in Coppa d’Argentina) con all’attivo 4 gol e 3 assist. La stagione successiva il ragazzo viene mandato a farsi le ossa al Colòn, che prova la furbata del secolo chiedendo un prestito con diritto di riscatto, che verrà categoricamente rifiutato dal Talleres. Le statistiche sono praticamente uguali alla stagione precedente: 20 presenze e 5 gol all’attivo.

La grande costanza di rendimento convince il Boca Juniors ad investire 1,5 milioni di dollari per il suo cartellino. Inizialmente il ragazzo viene inserito nella Primavera del club, ma ben presto viene aggregato da mister Rodolfo Arruabarrena, detto El Vasco, alla pretemporada della Prima Squadra. L’esordio non ufficiale arriva in una amichevole contro il River Plate. Già, amichevole. Un Superclasico con il numero 10 sulle spalle: “Tranquillo Cristian, niente pressioni“, insomma. Il ragazzo mette in mostra grandi qualità per una mezz’ora buona, dimostrando classe e personalità, finchè Lionel Vangioni gli tira un calcio così amichevole da metterlo out per ben 3 mesi. Dopo un’accoglienza degna della peggiore terza categoria e una lunga convalescenza, Cristian rientra ad Aprile e diventa un attore secondario dell’attacco degli Xeneizes, mettendo insieme, tra Copa Libertadores e Primera Divisiòn, 8 presenze e 2 reti. Infine, la vendetta: fredda, spietata e alquanto meravigliosa. Il 3 Maggio 2015 è di nuovo Superclasico, River Plate e Vangioni. Tutto esaurito alla Bombonera, Boca pronto alla guerra… che alla fine (letteralmente) verrà vinta. Matchwinner? Ma che ve lo racconto a fare! Risultato fisso sullo 0-0, Pavon entra al ’68 e a 6 minuti dalla fine del match, dopo un cross, sbuca sul secondo palo e viola la porta di Barovero. Un bel quadretto, reso ancora più romantico dalla benidizione di Carlos Tevéz, che pochi mesi dopo diventerà il suo nuovo partner d’attacco. A fine stagione vince Primera Divisiòn, Copa Libertadores e… la BMW del figlio del suo procuratore per un mese: quest’ultimo aveva scomesso con Cristian che non avrebbe segnato nel Superclasico, e invece… “Dammi le chiavi che vado a farmi un giro“.

L’apprendistato da un campione come Carlitos Tevèz gli consente di migliorare sotto il profilo tattico e nella gestione delle proprie forze nel corso di tutti i ’90 di gioco, ma dopo alcune grane tra l’Apache e le alte cariche del Boca, i tifosi iniziano ad inneggiare a gran voce il nome di Pavòn affinchè diventi il nuovo leader della squadra. Nella stagione 15/16 Cristian colleziona, sempre diviso tra campionato e Libertadores, 11 presenze condite da 4 reti e 2 passaggi decisivi. La Bombonera è semplicemente pazza per il suo nuovo Niño. E ora, dopo 13 presenze, 5 reti e 2 assist (16/17), c’è stato l’addio proprio del suo maestro Tevèz, che ha lasciato il Boca Juniors per abbracciare la Super League Chinese e lo Shangai Shenua di Gus Poyet. La domanda sorge spontanea: Cristian Pavon, El Kichan de Anicasate, è pronto a raccogliere la sua eredità? Per far sì che lo diventi, il ragazzo andrà protetto dalle sirene del calcio europeo, con il Napoli che sembra disposto a offrire ben 18 milioni di euro al patron degli Xeneizes, Daniel Angelici.

CARATTERISTICHE TECNICHE:

Es fuerte, marca la diferencia en velocidad, es habilidoso, maneja bien los dos perfiles, es voluntarioso. Tiene que mejorar algunas cosas, pulir algunos detalles. Es un diamante en bruto

Così si è espresso il CT Humberto Grondona, ai tempi dell’under-17 argentina, su Pavòn. Il ragazzo è un’ala pura, ma assai duttile: può giocare sia a destra che a sinistra di un 4-3-3 o un 4-2-3-1, ma è adattabile al ruolo di seconda punta in un 4-4-2 inquattato e basato sulla velocità in ripartenza. Ad ogni modo, i suoi cavalli di battaglia sono il dribbling e la velocità, che possono davvero essere definiti con un solo termine: “devastanti“. Pavòn ha la grande dote di saper seminare il panico tra i difensori avversari, quel tipo di attaccante a cui non si può concedere nemmeno un millimetro di campo. Durante le partite, sfoggia sempre tanta cattiveria agonistica nella fase di pressing, anche se, molto spesso, fatica a dare il proprio apporto nei ripiegamenti difensivi. Destro di piede, ma bravo anche nell’uso del mancino, è in possesso di un buon tiro ed una discreta freddezza in zona gol. I compagni di squadra più anziani lo descrivono come un ragazzo tranquillo, sia dentro che fuori dal rettangolo verde, e davvero lodevole per ciò che concerne la dedizione al lavoro e al sacrificio. Se arrivasse in Italia, oppure in un altro campionato molto fisico come la Premier League odierna, dovrebbe sicuramente affrontare un processo di crescita dal punto di vista atletico e muscolare, ma senza esagerare, in modo da mantenere intatte le sue qualità principali. Per molti aspetti tecnico-tattici può essere tranquillamente accostato ad Ezequiel Lavezzi, ex attaccante di Napoli e PSG e attualmente all’Hebei Fortune, in Chinese Super League.

Articolo a cura di: Daniele Pagani

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