MANCHESTER CITY, IL WONDERWALL DEI FRATELLI GALLAGHER

noel

«Se avessi pensato che sciogliere gli Oasis avrebbe significato per il City vincere il campionato lo avrei fatto quindici anni fa».

Parole e musica, è proprio il caso di dirlo, di Noel Gallagher. Lui e suo fratello Liam infatti trasudano in white and blue. La Manchester degli anni 80 non era un bel vivere. Specie se tifavi per il City. «Noi siamo molto più eleganti, voi dello United portate ancora le Adidas Samba e la camicia nei pantaloni» ripeteva Liam ai fratelli, che tifavano per gli altri. Ma per i tifosi del Man Utd i Citizens saranno sempre gli straccioni.

I fondatori degli Oasis nascono a mezz’ora di strada da Maine Road, la vecchia casa del City. Quando traslocano a Burnage, Noel dalla finestra di camera sua vede le luci dello stadio mentre ascolta Radio Piccadilly, che interrompe la musica ogni volta che qualcuno segna. Il biglietto, costa troppo. Arriverà più tardi, insieme a un palco dedicato, poco prima che la squadra si trasferisca al City of Manchester. Liam non è da meno. Iniziato nel culto blue dal professore di educazione fisica Mr Walsh, pare abbia danneggiato diverse auto dei  Red Devils negli anni ’90. Una volta si è pure portato a casa la portiera di Cantona.

Le prime partite sono dei primi anni ’70, quando papà li lascia nelll’area bambini per andare a bere con gli amici al pub. È un buon City, vincente in patria e in Europa. Molto meno quello della loro adolescenza. I due, insieme agli amici hooligans di Maine Line Crew, Young Guvnors e Under-5s, vanno allo stadio in processione ogni sabato. Nel frattempo i bicchieri di papà sono diventati più di uno, e lui ha lasciato la famiglia. Da disoccupati, devono occupare il tempo, e il costo dell’entrata ora costo molto meno di prima. Sono presenti a tutte gli incontri della stagione ’83-’84, “gustandosi” la retrocessione arrivata dopo la sconfitta con il Luton all’ultima giornata.

Quando gli Oasis iniziano ad affermarsi, le rotte di band e squadra si incrociano. Si fanno pubblicità a vicenda, diventando quasi la stessa cosa. A volte bastano gli aneddoti. Quando esce il primo singolo Supersonic, il club (arrivato 14° in Premier) viene inondato di richieste di maglie dal Giappone.  Un successo che dura anche adesso. Secondo i proprietari di Classic Football Shirts, un sito di vendite di magliette storiche, quella del City ’94-’95 è la più battuta. Addirittura qualche fan ai concerti porta gigantesche scritte Brother, lo sponsor principale in quegli anni. Lo stesso anno Some Might Say arriva al primo posto in classifica, e il presidente Francis Lee si congratula con un fax.

Più il gruppo va bene, più il City affonda. Il 27 e 28 Aprile 1996 i Gallagher e colleghi tornano a Maine Road, stavolta sul prato e non sugli spalti, per due storici concerti. Noel per aprire i brani, intona Who the fuck are Man Utd, coro con cui i white and blue sbeffeggiano lo United, proprio sulle note del loro inno. Una settimana dopo nello stesso posto un pareggio col Liverpool, costa al City la retrocessione. Una discesa che prosegue due anni più tardi, con l’imbarazzante caduta in third division.

Il resto è storia recente. Anni di limbo in Premier, e Oasis che si devono sciogliere per vedere un trofeo  in bacheca. Più di una volta la band ha omaggiato la città di Manchester e il City. Sulla copertina di Definitely Maybe sul caminetto c’è la maglietta di Rodney Marsh. Il video di The Masterplan spiega ancora meglio il rapporto: i cartoons dei membri del gruppo passeggiano davanti a Maine Road quando si sta giocando City-Newcastle, la prima partita in assoluto di Noel. Lo stesso cantante ha partecipato quest’estate alla creazione del nuovo stemma. Si tratta di un ritorno alla vecchia effige del veliero che cavalca il canale di Manchester e la rosa del Lancashire. Non come quell’orribile aquila. «Quando mai avete visto un’aquila a Manchester?» aveva detto in un’intervista nel 1998. Negli anni si è divertito anche con le interviste. Memorabile quella con Balotelli, in cui gli ha fatto confessare di non aver mai sentito parlare di Smiths, Joy Division e Stone Roses. Molto carina che quella con Guardiola, dove dimostra anche un gran competenza calcistica.

Gli Oasis non hanno mai scritto un pezzo per il City. A Noel e Liam non piaceva. Avrebbero potuto scrivere la musica, ma i testi sul calcio li hanno sempre trovati un po’ stupidi. Hanno comunque avuto la soddisfazione di vedere gli ex compagni di gradinate sgolarsi sulle loro canzoni prima del match. Dopo Blue Moon, l’inno ufficiale, all’Etihad parte subito Wonderwall, il loro totem. È anche il brano preferito da Joe Hart, il portiere della nazionale inglese, che ora gioca nel Torino, ma sanguinerà sempre in bianco-azzurro. Come i fratelli Ghallagher.

Articolo a cura di: Fabio Simonelli

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