SEVILLA CONTRO BETIS, LE RADICI DE “EL GRAN DERBI”

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Il nostro viaggio tra le rivalità storiche parte da Siviglia, la quarta città della Spagna per numero di abitanti, capoluogo della Comunità Autonoma dell’Andalusia. Proprio Siviglia, ed in generale l’Andalusia, si caratterizzano per il clima caldo e afoso, e per rimanere in linea con le caratteristiche della città, essa ospita uno dei derby più caldi del mondo.

El Gran Derbi” o “El Derbi Sevillano” vede affrontarsi i biancorossi del Sanchez Pizjuan e del quartiere Nerviòn, il Sevilla FC, e i biancoverdi del Real Betis Balompiè, che gioca le proprie partite casalinghe al Benito Villamarìn, nel quartiere Heliopolis. Una rivalità nata nei primi anni del 1900 che ancora oggi si distingue per lo spettacolo folcloristico sugli spalti: dalle coreografie alle polemiche fino agli sfottò tra tifoserie, aspetti che sul campo danno vita a un match intenso, pieno di “garra” e con giocate di altissimo livello. Un pizzico di pepe a tutto questo viene aggiunto da precisi fattori storico-politici, che hanno alimentato la rivalità e reso tale il derbi sevillano.

LA STORIA:

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Siviglia ad inizio secolo era una città dove l’aristocrazia dominava l’intera società, e di conseguenza il calcio era considerato uno sport esclusivamente dedicato a queste classi elitarie. Le due squadre della città erano il Sevilla FC, massima espressione della nobiltà cittadina,  ed il Sevilla Balompié, seconda squadra della città che partecipava solo a qualche coppa nazionale. Eppure,  quando la richiesta economica diventava troppo alta, quest’ultima si faceva da parte, anche perché il calcio era sempre e solo una questione di cuore, di pura passione.

La svolta avvenne nel 1914, quando si presentò in città un ragazzo, figlio di operai, particolarmente talentuoso. Il Sevilla s’interessò al ragazzo in questione, ma attraverso un referendum decise di non tesserarlo in virtù della sua origine operaia e quindi, in contrasto con l’anima aristocratica del club. In seguito a questa decisione, Eladio García de la Borbolla, uno dei membri della giunta direttiva contrario a questa scelta, decise di abbandonare il club e di fondare la sua squadra.

Nacque il Real Betis Balompié, dove “Real” si deve all’onoreficenza del re di Spagna Alfonso XIII di Borbone, mentre “Betis” era il nome latino del fiume Guadalquivir sul quale nasce la città. Infine “Balompié”, la traduzione in spagnolo del termine inglese football, un piccolo omaggio ai creatori di questo sport. Una squadra nella quale anche gli operai e i loro figli potranno giocare.

La rivalità tra queste due squadre è strettamente legata anche a visioni politiche differenti: i sostenitori dei biancorossi sono legati alla mentalità aristocratica e nobile, quindi politicamente parlando sono di sinistra, mentre il Betis e i suoi fans sono una realtà proletaria e di destra. Un episodio che ci permette di capire quanto gli ideali ed i colori siano importanti e da difendere a tutti i costi avvenne nel 1946: Il Betis, che negli anni ‘30 aveva dominato il calcio spagnolo riuscendo a conquistare notorietà in tutta la nazione, versava in condizioni economiche gravissime a causa della guerra civile. Per questo motivo il club biancoverde decise di cedere Francisco Antunenz, talentuoso difensore centrale, agli eterni rivali.

Questa decisione, figlia della volontà di salvare il club da parte dei dirigenti, scatenò la rivoluzione dei supporter del Betis, che si opposero al trasferimento attraverso violente proteste e infine, riuscirono a bloccare la trattativa, rimanendo fedeli al motto della squadra “¡Viva er Beti manque pierda! (Viva il Betis nonostante perda).

Il Betis, e gli ideali bianco verdi prima di ogni cosa. Meglio la crisi e vedere la squadra perdere che rinforzare i rivali. Il derbi sevillano continua a rimanere molto combattuto ed equilibrato. Nella Copa del Rey del 1982/83 se ne giocò uno molto duro, condizionato da molti episodi di gioco ben oltre il regolamento che costarono l’espulsione a Santi del Siviglia e a Canito e Diarte del Betis. Nel 2007 sempre un derby di Copa del Rey svoltosi in casa del Betis al Benito Villamarìn, già precluso per motivi di sicurezza ai sostenitori del Siviglia, venne sospeso per un lancio di oggetti ai danni dell’allenatore del Siviglia Juande Ramos, che fu ferito gravemente.

Lo scenario forse più suggestivo che ospitò il derbi Sevillano è quello degli ottavi di finale di Europa League  nella stagione 2014/15 che vide i biancorossi passare il turno dopo due partite ad altissima tensione che si conclusero con un pareggio al termine dei 180 minuti e che vide il Sevilla vittorioso ai rigori, peraltro in casa degli odiati rivali, conquistare il titolo nella finale di Torino. El gran derbi si è disputato 84 volte nella Primera Divisiòn: per 38 volte hanno vinto i biancorossi, 28 sono invece le vittorie del Betis e 18 volte si è concluso con un pareggio.

Ogni anno è la sfida più attesa in città. Sarà sempre una partita viva, focosa e di spirito: l’eterna lotta tra il potere e il popolo, tra l’arroganza e l’umiltà, tra la ricchezza e la povertà. Un derby con una storia molto particolare che si intreccia con questioni politiche, economiche e sociali, ricordandoci quanto questo sport sia affascinante e come sia sempre capace di emozionarci.

IL SEVILLA FC OGGI:

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In linea con la sua origine aristocratica, è la più famosa e titolata delle due soprattutto grazie alle vittorie maturate dal 2006 a oggi: conta infatti cinque Coppe di Spagna, cinque Europa League, un campionato e una Supercoppa di Spagna.

Questi trionfi hanno permesso ai biancorossi di assumere una dimensione continentale vincente, inoltre questa società è stata in grado attraverso al lavoro dell’ormai famoso direttore sportivo Monchi di lanciare nel calcio mondiale giocatori di grandissimo talento spesso destinati ad approdare nei più grandi club d’europa come Sergio Ramos (nato e cresciuto a Siviglia, e a cui non è stato perdonato il trasferimento al Real Madrid)  Dani Alves, Ivan Rakitic, Juan Antonio Reyes, Jesus Navas e molti altri. Il lavoro del direttore sportivo è stato aiutato dalla presenza in panchina di allenatori capaci di proporre un calcio offensivo, bello e divertente come Unai Emery dal 2013 al 2016.

In questa stagione grazie a Jorge Sampaoli, discepolo del Loco Marcelo Bielsa, capace di portare il Cile a vincere la Copa America, la crescita e il tentativo del club di affermarsi come big del calcio spagnolo non è più una mera utopia, ma una bellissima realtà, anche grazie a scelte di mercato azzeccate come Steve N’Zonzi, Luciano Vietto, Ben Yedder, Iborra, Sergio Rico e molti altri giocatori di cui ne sentiremo parlare per molto tempo.

IL REAL BETIS OGGI:

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Il Betis invece, rimane una squadra umile, proletaria e lottatrice che si conquista a fatica i risultati rimanendo sempre un po’ oscurata dai rivali, naviga in  acque mediocri oscillando tra la lotta per la salvezza e le illusioni  per una qualificazione in Europa, spesso accontentandosi di un posizionamento a metà classifica.

Negli ultimi anni la squadra del Benito Villamarin è stata protagonista di stagioni negative che hanno portato il club a disputare la Segunda Divisiòn, calvario però durato due sole stagioni, nel 2010/11 e nel 2014/15, entrambe concluse con la promozione in massima serie. Molto lontani sono gli anni d’oro della società: infatti, l’ultimo ed unico campionato vinto risale alla stagione 1934/35.

Oggi il Betis disputa il massimo campionato spagnolo da due anni consecutivi con risultati mediocri e poca continuità dati i continui cambi in panchina: dalla stagione 2013/14 si sono alternati nove allenatori tra cui Gus Poyet, Pepe Mel e Juan Merino. Ora la squadra è guidata del tecnico Víctor Sánchez del Amo, subentrato a metà del girone di andata, e all’interno della rosa sono presenti alcuni talentuosi canterani  del calibro di Dani Ceballos, trequartista molto talentuoso classe ’96 , il centrocampista mancino Fàbian, anch’esso classe’96, e Alex Alegria, che incarna le caratteristiche tipiche di una prima punta.

A questi giovani nati e cresciuti a Siviglia la società ha affiancato alcuni giocatori di esperienza, tra i quali i più conosciuti sono il bomber Rubèn Castro, da ormai più di 7 anni simbolo del Betis e con all’attivo 121 gol in 218 presenze, e il capitano Joaquìn Sanchez, il quale ha deciso dopo una dignitosa carriera in Europa di tornare a casa dai suoi tifosi che tanto lo hanno amato, e di vestire per gli ultimi anni della sua carriera la casacca bianco verde. Giocatori in grado di tener vivo lo spirito betico di lottatori e di far comprendere e capire cosa voglia dire vestire questi colori, oltre a tutti gli ideali che rappresentano per un intero popolo, quello biancoverde.

Articolo a cura di: Federico Bottara

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