SAN SIRO, LA MUSICA NON È SOLO IN CURVA

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San Siro ti guarda dall’alto, in modo distaccato e scostante, con una platea esigente e pronta a fischiare. Proprio come in un teatro.

Non è un caso che il Giuseppe Meazza si chiamato “La Scala del calcio” e all’opera la protagonista è la musica. Forse è per questo che un sacco di cantautori lo hanno inserito nei loro brani. Più o meno direttamente, citandolo o descrivendo i suoi protagonisti.

Adriano Celentano racconta il classico colpo di fulmine con una «bella mora» durante un derby. Un Inter- Milan per la precisione.  In Eravamo in 100.00 il cantante di via Gluck sorride a una donna da una porta all’altra ricambiandolo, per poi fuggire via dallo stadio in tram. Una sorta di amor cortese in chiave pallonara. Con Roberto  Vecchioni che lo stadio diventa album di ricordi. Il nebbiun sull’ «erba morta» è una una selva inestricabile di momenti dove cercare un storia d’amore che non c’è più. Le Luci a San Siro illuminano fiocamente l’animo del professore, ultimo baluardo a cui aggrapparsi per non lasciarsi andare completamente. Un senso di nostalgia pervade il brano. «Non ce la faccio, troppi ricordi» la memorabile citazione di Giovanni in Tre uomini e una gamba, quando Giacomo mette in macchina la cassetta di Vecchioni. C’è anche chi guarda alle torri del Meazza in maniera diversa. Chi guarda chi c’è dentro, chi calca il prato. È il caso di Luciano Ligabue, che si identifica nel motore di centrocampo dell’Inter degli anni 80, Gabriele Oriali.  In Una vita da mediano esalta il valore della fatica, del sacrificio, come uno che sta «sempre lì, lì nel mezzo, finché ce ne ha». Non è un caso che collegare San Siro alla musica italiana siano stati tutti cantautori interisti. Certo checché ne dica dicesse l’avvocato Prisco («A Milano ci sono solo due squadre, l’Inter e le riserve dell’Inter») nel capoluogo lombardo c’è anche il Milan. Ma una vecchia massima dice che non scrivi canzoni se sei felice. I nerazzurri, abituati a soffrire storicamente di più rispetto ai cugini, hanno spostato un po’ di questa malinconia sulle corde della chitarra o del pianoforte.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

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