LE DOMENICHE DEL VILLAGGIO

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Questo di sette è il più gradito giorno,

Pien di speme e di gioia:

Diman tristezza e noia

Recheran l’ore

Questo era il Sabato recanatese di Giacomo Leopardi, in quello che è forse uno dei suoi testi più allegorici, Il Sabato del villaggio.

La promessa è quella che fintanto si è giovani, un piacere è possibile, l’invito è quello a goderselo quando si può, perché non è niente a ritrovarsi come la petulante vecchietta che fila sulla scala.

Oggi, ironia della sorte, la Juventus non rappresenta la vecchia signora, anzi, inscenerebbe alla perfezione la parte della donzelletta che è contenta per l’arrivo della Domenica.

Chi decanta il passato, chi teme il tramonto al Sabato, chi vive con angoscia l’arrivo della festa domenicale sono le altre squadre di A, ormai disincantate e arrese ad una giovinezza che non c’è più.

Lo strapotere juventino perdura dal 2011, e oggi, già prima delle Idi di Marzo si può affermare che il campionato sia chiuso per la sesta volta consecutiva, come mai nessuno prima aveva fatto. Senza contare gli altri fronti, dove la Juventus è ampiamente favorita per conquistare la terza Coppa Italia consecutiva (altro record) e dove è già con un piede nei quarti di finale di Champions League.

La Juve guarda avanti ed è padrona del tempo. Proietta il suo piacere in ogni domenica, che la avvicina a nuovi traguardi e a nuove gradite imprese.

Le altre squadre vivono invece nella domenica la caduta delle loro illusioni. La loro vita, il loro percorso, sembrano già segnati e puntualmente vengono deluse o tradite da questi.

Vi sembrerà strano se scrivo tutto ciò dopo una pessima prestazione della squadra di Allegri, battuta nel gioco contro l’Udinese dell’ex Del Neri. Ma ciò che conta è che i campioni d’Italia escono con un punto dalla Dacia Arena. Un pareggio che mancava dal lontano 0-0 sul campo del Bologna del 19 Febbraio dello scorso anno, ben 38 giornate fa, ma che consente di allungare in classifica sulla prima inseguitrice. La Roma infatti dopo la sconfitta all’Olimpico con il Napoli si ritrova a -8 dal vertice dicendo addio ad ogni velleità per questo campionato.

Perché gli audaci sono anche aiutati dalla fortuna e perché, un po’ come per Leo Bonucci, la Juventus è soggetta a improvvise metamorfosi.

La squadra di Agnelli può dirsi ovidiana per come riesce a cambiare aspetto nel corso di una stagione o anche semplicemente nel giro di pochi minuti. Come Bonucci perché basta guardare la fotografia della partita di ieri, quando il difensore offre prima il fianco all’incursione di Zapata che lo domina fisicamente e lo stupra calcisticamente, per poi rifarsi quando con una cattiveria inaudita sale a colpire di testa per il gol del pareggio e ferma la pericolosa rappresaglia friulana in un paio di occasioni. La Juve mai come quest’anno aveva convinto poco sul piano del gioco, ma ha ottenuto il massimo nel risultato in molte occasioni in cui avrebbe meritato anche meno, dimostrando una maturità che appartiene solo ai top club.

Perché la Juve vince anche quando pareggia.

E un’altra Domenica va via, nel villaggio, con la Juve che guarda al futuro con gioia e speranza, in attesa della prossima festa.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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