LUCULLO

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Devo essere sincero, quasi 5 mesi fa, dopo l’esonero di De Boer successivo alla sconfitta di Genova con la Sampdoria, la settima del tecnico olandese in appena 15 gare, non credevo che con Pioli la squadra potesse migliorare fino a questo punto. A maggior ragione dopo le prime uscite del tecnico vincitore del casting Zhang.

Il pareggio in extremis con il Milan, la seconda sconfitta stagionale contro l’anonimo Hapoel Beer Sheva, le sofferenze della prima vittoria targata Pioli contro la Fiorentina, i tre schiaffi del San Paolo… Sono sicuro furono in pochi a scommettere al tempo su di un Pioli capace di svolgere questo lavoro sulla squadra, rigenerandola in tutti i suoi soldati, anche in quelli più sfiduciati.

E dopo la partita di Domenica vinta magistralmente contro una delle più gradite sorprese degli ultimi anni di Serie A non potevo non esaltare il lavoro del tecnico di Parma.

I tifosi, a maggior ragione i tifosi lettori, adorano avere a che fare con i se e con i ma, e allora mi diverto a donarvi un dato statistico per niente scontato che forse rende meglio l’idea dell’apporto straordinario che il tecnico ex Lazio e Bologna ha regalato ai colori che ama da sempre, il nero e l’azzurro. Se Pioli fosse stato l’allenatore dell’Inter da inizio campionato, con la sua attuale e strepitosa media di 2,33 punti a partita, sarebbe padrone della seconda posizione, a 6 distanze dalla Juve aliena e irraggiungibile. Ma purtroppo con i se e con i ma non si fa la storia, non si vincono guerre e non si fanno i campionati, e allora il fato e Thohir hanno voluto che fosse De Boer a capire in due settimane come montare in sella a ‘El toro loco’ dopo l’esonero di Mancini senza cadere e farsi male.

E allora resta la costante dei 6 punti, che però sono la distanza che separa l’Inter dal terzo posto, quello attualmente occupato dal Napoli. L’imperativo di Pioli è quello di continuare a guidare la sua personale e rigenerata armata su questi standard per queste ultime 10 partite, senza fallire, come in passato, lo scontro decisivo, che questa volta vedrà avversari i partenopei.

Dopo il 7-1 di ieri, gli interisti, di facile, meraviglioso e idealista trasporto emotivo, sono tornati a sperarci, nel piazzamento in Champions, ma la verità è che, come in tutte le rincorse, non dipenderà solo dalla squadra che si trova a recuperare lo svantaggio. Intanto però S.Siro si gode l’armata ritrovata di Pioli, che ieri ha sciolto forse gli ultimi nodi che lo assillavano:

  • La difesa a 4 più della difesa a 3
  • Medel centrale più di Murillo
  • Kondogbia più di Brozovic accanto a Gagliardini
  • Banega sulla trequarti anche più di J.Mario, con El Tanguito finalmente libero di poter ballare il suo calcio grazie al giusto equilibrio garantito dal tandem alle sue spalle.

Ma come in ogni avanzata o risalita, non mancano i detrattori, e c’è chi ancora si scatena direttamente sul comandante Pioli attaccandolo nelle interviste con le snervanti e strazianti osservazioni sullo scarso utilizzo di Gabigol o chi lo fa indirettamente, parlando di una dirigenza che già pianifica l’arrivo del prossimo allenatore come se avessero i paraocchi e dessero per scontata la partenza di Pioli nonostante il miracolo sportivo che sta compiendo. Non ci è dato sapere se queste voci siano fondate o meno, certo è che ai cinesi ai piani alti non sono sfuggite le pochissime sfumature nere del periodo Pioliano.

Se finora abbiamo esaltato il lavoro del tecnico nerazzurro parlando di come abbia rigenerato un’armata isterica e completamente allo sbando, non dobbiamo dimenticare di come abbia fallito tutti i match point della sua parziale e personale stagione alla guida dell’Inter. E se allo Stadium la sconfitta è maturata dopo una partita giocata pressoché alla pari tralasciando polemiche e recrimine, contro la Roma e contro la Lazio in Tim Cup le colpe delle sconfitte possono essere imputate al comandante dell’armata, quando lo schema bellico o gli interpreti soldati furono scelti negligentemente impedendo di portare a casa la vittoria di quelle cruciali battaglie.

E allora sarebbero legittime le valutazioni dei cinesi, che si starebbero chiedendo cosa vogliono davvero per la prossima stagione, pensando che magari Pioli è davvero uno che ti rigenera ma che probabilmente non avrà mai la forza per condurti all’apice.

Starete notando i paragoni con il mondo bellico.

Sì, perché Pioli mi ricorda molto un vecchio generale romano, Lucio Licinio Lucullo.

Singolare comandante e ammiraglio, del tutto autodidatta in campo militare, vinse numerose battaglie, sbaragliando i nemici con astuzia e intelligenza. Nobile patrizio romano, alla prova dei fatti si rivelò essere anche un amministratore pubblico capace, giusto e incorruttibile, tanto che i politici e gli affaristi di Mafia Urbis Aeternae si dovettero mettere assai di impegno per trovare un modo di disfarsi di lui. Lucullo, infatti, nelle province da lui governate faceva pagare il giusto di tasse, provvedeva a giusti processi e ascoltava le istanze del popolo.

Insomma, un normalizzatore, che fa funzionare tutto alla perfezione, che regala grandi vittorie in campo militare, e che eppure non convince e genera dubbi attorno alla sua riconferma.

A noi sembra che i suoi detrattori siano più una frangia di giornalisti che la sua attuale proprietà, che potrebbe benissimo decidere di premiarlo con la riconferma per il bellissimo lavoro svolto anche se non dovesse riuscire a raggiungere l’obiettivo Champions, che se non venisse centrato difficilmente lo sarà per colpe dell’allenatore parmigiano.

A Pioli i migliori auguri per non fare la fine di Lucullo, che caduto politicamente in disgrazia per via dei suoi detrattori, si allontanò da quel mondo ingrato per rifugiarsi nel piacere dei pasti e nello sfarzo della sua villa.

Acquistata, rigorosamente, coi soldi dei cinesi.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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