UN GIORNO ALL’IMPROVVISO, MI RICORDAI… DEI RIGHEIRA

napoli

È stato il tormentone di due estati,  a distanza di ventinove anni. L’estate sta finendoUn giorno all’improvviso . Stesso ritmo, parole differenti. E contesti differenti.

Il primo, composto dai Righeira, è stato il singolo più ballato e cantato sotto gli ombrelloni nel 1985, il secondo è la cover calcistica che da due anni sta spopolando negli stadi italiani. Ma è nato nell’estate 2014. Ad inventarlo sono stati i tifosi dell’Aquila, poco prima che iniziasse il campionato.

Un giorno all’improvviso mi innamorai di te,

non so chi l’ha deciso, non chiedermi perché

Di tempo ne è passato, ma siamo ancora qua

E oggi come allora, io tifo l’Aquila

Così recitava il testo originale. Ma il ritmo travolgente e particolarmente adatto ad essere accompagnato dalle mani, si è subito diffuso nelle curve di tutto il paese. Juve, Genoa e soprattutto Napoli. Ognuno con la sua versione. Ma quella partenopea è senza dubbio la più significativa. Per tutto lo scorsa stagione ha trascinato gli azzurri. Immaginatevi uno stadio intero che lo canta sempre, all’inizio e alla fine. Insieme ai calciatori, soprattutto insieme a Gonzalo Higuain. Anche per questi atteggiamenti, il trasferimento dell’argentino alla Juventus lo scorso giugno, non è stato digerito. E in qualche modo anche il coro ne ha risentito. I tifosi napoletani infatti lo fanno sempre, ma meno, come se fosse legato a un’altra epoca. Una con Higuain, l’altra senza.

Higuain e Un Giorno all’improvviso. Legati da uno stesso filo, bianconero. Sì, perché Stefano Righi, leader dei Righeira, è un gran tifoso juventino. «Devo purtroppo dare una brutta notizia ai napoletani», ha detto scherzando in un’intervista a Sky, «la canzone che state intonando è stata composta tanti anni fa dal sottoscritto. Io, che sono Juventino!» aveva detto in un’intervista a Sky.

La versione dei tifosi azzurri è leggermente diversa. L’ultimo verso «oggi come allora, difendo la città» è un grido d’amore alla propria terra. Molto più di O’ surdato innamorato, canzone popolare che fino a poco tempo fa praticamente era l’inno del Napoli. Questo giro di juke box in favore di un testo scritto da uno juventino ha fatto storcere qualche naso. In particolare nella redazione del Napolista che ha evidenziato il conformismo negli stadi italiani a scapito della tradizione. Unica nota stonata, la versione romanista del coro. Una serie di insulti alla città del Vesuvio e ai suoi abitanti.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

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