XABI ALONSO, EL SEÑOR APAREJADOR

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Xabi Alonso Olano, El Senor Aparejador – Photo by Alessio Giannone

La geometria: il ramo della matematica che studia lo spazio e le sue forme. Personalmente l’ho sempre odiata. Cazzo, quanto l’ho odiata. Tanto, tantissimo. Tuttavia col passare del tempo scopri ch’essa non esiste solo nel suo format scolastico, quello tanto noioso che ti insegnano tra i banchi di scuola, peraltro cercando di inculcare assurde formule nel tuo cervello fino a fartelo scoppiare. Tutt’altro, perchè la geometria è ovunque: è parte del mondo che noi, intesi come singoli, viviamo ogni giorno. É onnipresente ma non viene notata da tutti, perchè esiste in diverse forme.

Prendiamo d’esempio il calcio, dato che qui siamo sulla Gazzetta di Don Flaco, e non la Gazzetta di Euclide. Alla fin fine parliamo di 22 uomini, 11 per parte, che corrono dietro ad una sfera su un rettangolo verde. Vi quadra la cosa? Perfetto. Andiamo avanti, perchè c’è un’altra importante premessa da chiarire: tra quei 22 uomini c’è chi riesce a far sua la geometria, a pragmatizzarla grazie all’ausilio dei piedi. Una comunicazione squisitamente non verbale, sufficiente per suscitare qualcosa. Chi sono queste persone? vi chiederete. Li chiamano registi. E tra i pochi eletti che così possono essere chiamati, io uno in particolare lo chiamo El Señor.

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Xabi Alonso – El Senor Aparejador

Si può affermare che Xabi Alonso faccia parte di una ristretta elite, un’oligarchia calcistica che comprende solo altre due grandi leggende nell’ambito del calcio contemporaneo, il nostro Andrea Pirlo ed il suo connazionale Xavi Hernandéz. I registi esercitano potere sui nostri occhi. Ci rapiscono il cuore con una sventagliata di 50 metri. Noi non rimaniamo a bocca spalancata perchè colti di sorpresa. L’esatto opposto: lo facciamo consapevolmente, perchè loro sono quel tipo di giocatore dai cui ti aspetti la giocata che ti cambia la partita. E puntualmente la fanno, ma ancor più bella di come l’avevamo immaginata.

La vita di Xabi, nato a San Sebastian di Tolosa nel Novembre del 1981, è sempre stata un filo diretto con il futból: papà Miguel vinse due Ligas negli anni ’80 con la maglia del Barcellona, quella squadra così perfetta per il suo stile, ma che rappresenterà sempre e solo una delle sue più acerrime rivali, mentre il fratello maggiore Mikel milita nel Real Union, in terza divisione iberica, dopo una lunga carriera divisa tra Real Sociedad, Tenerife e Championship inglese. Infine Jon, l’altro fratello, che le partite le vive con un fischietto in bocca e due cartellini colorati nel taschino. Anche uno dei suoi migliori amici d’infanzia, un certo Mikel Arteta, se la cavava molto bene col pallone tra i piedi. Vivranno di nuovo nella stessa città, ma calcisticamente separati.

<< Non ricordo un ex giocatore delle giovanili aver mai avuto mai un impatto così devastante come quello di Alonso nel club. Tutti sembravano giocare meglio con lui in campo >>

John Toshack

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Xabi Alonso e suo fratello Mikel Alonso ai tempi della Real Sociedad

Nei Paesi Baschi, quando nasci e cresci all’insegna del futbòl, devi scegliere che strada imboccare: una porta al San Mamés, ad una camiseta rojoblanca e all’autoctonismo, mentre l’altra conduce al Municipal de Anoeta, dov’é il blu, e non il rosso, ad accostarsi al bianco. Il dilemma si crea: l’Athletic e la tradizione o la Sociedad con la sua esterofilia? Alla fine Xabier opta per la Real facendo tutta la trafila nella cantera dei Txuri Urdin fino al 1999, anno in cui entra nel giro della squadra riserve ed esordisce con la Primero Equipo agli ordini di Javi Clemente, in Copa del Rey contro il Logroñes. L’anno dopo viene ceduto in prestito per sei mesi all’Eibar. Quanto basta. Cronache di un 18enne che gioca a fare il veterano all’ombra del Municipal de Ipurua. L’incarnazione pratica della geometria intesa come arte.

Nel Gennaio del 2001 arriva il meritato ritorno alla base. É qui che arriva la svolta, perchè Xabi incontra colui che sarà il suo primo, grande mentore: il gallese John Toshack, che se ne innamora al punto da affidargli le chiavi del centrocampo e la fascia da capitano a 20 anni appena compiuti. Nello spogliatoio ci sono calciatori d’esperienza del calibro di Gabilondo, di Valeri Karpin, il turco Nihat o Joseba Llorente (oltre al fratello Mikel), ma Tisky Tosky sembra saper fin troppo bene cos’ha tra le mani. Xabi non è un diamante grezzo, è un prodotto finito. Possiede il carisma del condottiero e scandisce i tempi di gioco come il metronomo scandisce il ritmo della musica. E sapete una cosa? Quel pazzo gallese aveva ragione: in 3 anni arriveranno 126 presenze, 10 gol, un ottavo di finale di UEFA Champions League perso contro il Lione e la prima volta, che non si scorda mai, con la nazionale spagnola per espressa richiesta del CT Iñaki Sáez.

<< È stato chiaro dopo il primo allenamento insieme, nell’agosto del 2004, che Alonso fosse un campione assoluto. Aveva davvero un ampio margine di miglioramento. Il miglior centrocampista centrale con cui avessi mai giocato insieme >>

Steven Gerrard

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Xabi Alonso e Steven George Gerrard ai tempi del Liverpool

Le prestazioni con la Real non possono di certo passare inosservate ai top club europei. E in effetti l’estadio Anoeta sembra essere diventato un palcoscenico davvero troppo piccolo per un talento così grande, azzarderei dire smisurato. Dalle parti di Liverpool intanto, sponda Reds, è appena sbarcato un certo Rafael. Dicono sia in grado di fare miracoli, sportivi ovviamente. Del resto vincere due Ligas con il Valencia spezzando il dominio MadridistaBarcelonista non è proprio roba di tutti i giorni. Xabi l’ha già incontrato sul campo, ma da avversario. Rafael pare ricordarsi di lui, e parecchio bene. Evidentemente gli ha lasciato impresso qualcosa di meraviglioso negli occhi. Lo vuole nel suo scacchiere. Detto, fatto: perchè Alonso sbarca ad Anfield Road per 16,5 milioni. Time to be predestined potremmo dire.

Una data e un luogo possono confermarlo: 25 Maggio 2005, Instanbul. Finale di UEFA Champions League. Appuntamento con la storia. Tuttavia il Milan di Carletto Ancelotti sembra essere di tutt’altro avviso: 3-0 firmato Crespo e Maldini a fine primo tempo. Dal sogno di una notte di mezza estate, si passa irrimedialmente all’incubo. Ma dal vangelo secondo Fabio Caressa: << Occhio! Che gli inglesi non si arrendono mai! >>. Chi non scrive la sua storia, non può decidere il finale. E il Liverpool, in quella romantica notte turca, ha riscritto il copione scelto dal destino: Gerrard, Šmicer e proprio Xabi gli sceneggiatori. Infine i rigori con il gigante polacco Jerzi Dudek che ci mette lo zampino e Liverpool campione d’europa. Avreste mai pensato ad un inizio migliore? Difficile. Gli anni successivi proseguono nel segno di Alonso, Stevie G, El Jefecito Mascherano e un biondo attaccante spagnolo dai lineamenti fanciulleschi, Fernando El Niño Torres. Eppure si apre un periodo scévro di successi rilevanti, Europeo austro-svizzero con la Roja a parte. Tra doppiette da centrocampo e gioie regalate agli scommettitori, si avvicina il momento dell’addio. Qualcuno chiama dalla Madre Patria.

<< Xabi Alonso è come un metronomo, è un giocatore come Xavi Hernández. Sono sicuro che quando si ritirerà diventerà un ottimo allenatore. Mi ricorda tanto il calciatore Pep Guardiola: già adesso si comporta come un allenatore in campo >>

José Mourinho – allenatore Real Madrid 2010-2013

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Xabi Alonso con la maglia del Real Madrid

Tornato presidente del Real Madrid, Florentino Peréz chiarì subito il suo mantra pratico: reincarnare in senso moderno il concetto di Merengues formato Galacticos. Un po’ come se Dante decidesse di revisionare la Divina Commedia. Come puoi migliorare qualcosa di tanto perfetto? Semplice, acquistando i migliori. All’ombra del Santiago Bernabeu arrivano Cristiano Ronaldo, Ricardo Kakà, Karim Benzema e Xabi Alonso. L’anno dopo El Fideo Di Maria e Mesut Özil. A dirigere quest’orchestra galactica chi se non il mago di Setubal? José Mourinho, l’uomo del Treble interista. Il primo anno però, è davvero dimenticare: al primo Clasico i Blancos si prendono una manita ingiustificabile dal Barça e in UCL arriva l’eliminazione per mano di un modesto Lione, che tuttavia sarà in grado di arrivare fino alla semifinale. L’unica nota positiva è il Mondiale Sudafricano, vinto contro l’Olanda di Robben, Sneijder e Van Persie con gol di Don Andrés Iniesta. Bellissima consolazione, perchè come disse il compianto Franco Rossi: <<Vincere una Champions vale 10 Scudetti, vincere un Mondiale vale 50 Champions >>.

<< Xabi Alonso ha la chiave di tutto. È un giocatore molto importante per questa squadra. Ha un’incredibile esperienza e qualità eccezionali. Possiede la rara abilità di vedere in anticipo ciò che sta per succedere in campo >>

Carlo Ancelotti – Allenatore Real Madrid 2013-2015

Gli anni successivi sono Blancos in tutti i sensi, soprattutto per il palmarès, mentre con la camiseta della Spagna arriva il secondo europeo consecutivo nell’edizione Polacco-Ucraina. Ad ogni modo, il Barça e Leo Messi diventano un incubo per il popolo della Casablanca, sia in Liga che in Champions. Fino al 2013/2014. L’anno, quello designato dal destino, per scrivere la storia. Carlo Ancelotti viene invocato da Florentino per prendere le redini del Real. Mai vista scelta più azzeccata. Bisogna partire dal fondo per avere più slancio. E Carletto riesce a riprogrammare la squadra in un’ottica meno spregiudicata, più razionale. A fine stagione arriva la fottuta, maledetta Decima. Quella Champions tanto agognata da più di un decennio, dalla prima era-Peréz, vinta grazie ad una chef d’œuvre di Zidane.

<< Se l’avessimo preso per inseguire gli avversari, sarebbe il peggiore del mondo. Noi l’abbiamo preso per dominare il gioco. Col pallone tra i piedi, Xabi è il migliore >>

Pep Guardiola – allenatore Bayern Monaco 2013-2016

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Xabi Alonso esulta con la maglia del Bayern Monaco, il suo ultimo club

Time to say goodbye. O meglio, Auf Wiedersehen. Nell’estate del 2014 sbarca a Madrid Toni Kroos, che di talento ne ha da vendere. Eccome. Xabi sa bene come funziona dalle parti del Bernabeu: quando arriva un nuovo campione, che peraltro gioca nel tuo stesso ruolo, sarebbe il caso di far le valigie, ringraziare e salutare. Soprattutto se senti, nonostante i 32 anni, di avere ancora tanti dardi al tuo arco. In quel momento la divina provvidenza è scesa in terra, ma nei panni di Pep Guardiola: quell’uomo a cui Xabi è stato più volte accostato per stile di gioco e che negli anni precedenti ha rappresentato la mente di un Barçellona perfetto, indottrinato sul Tiki Taka e prescelto dal fato per essere l’incubo peggiore del Real Madrid di Mourinho. Xabi si trasferisce in Baviera per 10 milioni prendendo il posto di – indovinate chi? – Toni Kroos. In tre stagioni sono arrivate 2 Bundes (la 3° è molto vicina), 1 DFB Pokal e una DFL Supercup. Infine, pochi giorni fa, l’annuncio del ritiro ormai prossimo tramite il profilo Instagram, in un’era in cui i Social dominano incontrastati la comunicazione:

<< Per me non è stata una scelta facile. Ma penso sia il momento giusto per ritirarmi. Ho sempre preferito smettere un po’ in anticipo piuttosto che un po’ in ritardo. Volevo terminare la carriera al top, e il Bayern è il top. Sono fiero di giocare qui e di essere un membro di questa famiglia >>

Xabi Alonso – 9 Marzo 2017

Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di ritagliare un piccolo spazio del nostro blog per Xabier Alonso Olano, alias El Señor Aparejador. Architetto del gioco, padrone visionario dello spazio e massimo esponente dell’arte geometrica in ambito calcistico. Un uomo dotato di una smisurata Fühurung Bewuβtsein, che ha conquistato ogni stadio, ogni tifoso e ogni singolo compagno di squadra o membro dello staff. È entrato nel nostro cuore in silenzio, per non andarsene mai più. Hasta luego Xabi.

Articolo a cura di Daniele Pagani

 

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