SEBASTIAN DEISLER, “DER VERFLUCHTE DICHTER” SCONFITTO DAL DESTINO

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Sebastian Deisler – Photo by Alessio Giannone

Una storia maledetta, baciata dalla sfortuna. A volte non basta il semplice talento con il pallone tra i piedi, servono tante altre cose. Umiltà, abnegazione, resilienza. Ovviamente non sono parole mie, si tratta solamente della dura legge del calcio. In questo caso Fuβball, perchè la nostra storia inizia dalla Germania. Lassù fa molto freddo. Anche i giornalisti sportivi e gli addetti ai lavoro lo sono. Lo abbiamo capito da un bel po’. Non si fanno impressionare tanto facilmente e conquistarli, soprattutto se sei un giovane talento, può davvero rappresentare un’ardua impresa. I tedeschi sono gente pragmatica, nella vita e nel calcio. Preferiscono i fatti alle parole.

Tuttavia, spesso e volentieri, bisogna tener conto di possibili eccezioni. Più che eccezioni, abbagli. Degli abbagli meravigliosi, tanto belli quanto illusori. Da farti luccicare gli occhi. Essi vivono in un limbo calcistico, tra paradiso (e conseguente Olimpo del calcio) e inferno. Sono come una medaglia – citando la più classica delle metafore – hanno due facce, una l’opposto dell’altra. Da una parte c’è il dottor Jekyll, con il suo talento ineguagliabile, mentre dall’altra c’è mister Hyde, con i suoi scheletri nell’armadio. E sì, sto parlando con te, ragazzo tedesco nato nel 1980 a Lörrach. Perchè è da qui, dalla meravigliosa cornice del Baden Württemberg, che inizia la nostra storia. Maledetta ovviamente. Sebastian Deisler, per essere scrupolosi.

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Sebastian Deisler in azione con la maglia del Borussia Moenchegladbach

Futuri fenomeni e dove trovarli. Cronache di un bambino di 9 anni che segna 215 gol in una stagione. Avete capito benissimo, non fate quella faccia incredula da << Sicuramente avrà sbagliato a scrivere >>. Infatti, per l’adolescente Basti, l’etichetta di predestinato arriva ancor prima della barba. A 15 anni arriva la chiamata del Borussia Mönchengladbach, uno di quei club che rappresenta appieno la componente classicistica della Bundes. Insomma, Dort Tradition. La tradizione conta eccome nel calcio teutonico, infatti squadre come il Lipsia dei giorni nostri vengono denigrate proprio perchè tanto ricche, quanto spoglie di storia. E quando un enganche predestinato dal fato come Deisler arriva in un club storico, il tutto assume un contorno di poesia a verso libero, scritta con un pallone da calcio. Die Göttlichkeit von Nummern Zehn. Tutti lo amano e lo vorrebbero nella propria squadra. Ancor di più dopo l’esordio nel 1998. Il tocco di palla è vellutato, la classe manda in estasi gli occhi dei tifosi. Sul documento d’identità risulta tedesco, ma i piedi sono brasiliani. Gli dai il pallone e non lo perde più.

Dopo 17 presenze ufficiali, 2 gol e 1 assist gli addetti ai lavori teutonici si lasciano andare ad un giochetto tipico del giornalismo sportivo italiano. Un giochetto malsano e bastardo. I più timidi sentenziano << É il nuovo Magath >>. Altri più intraprendenti affermano << É il Matthäus moderno >>. I folli invece parlano di eredità del Kaiser. Quello stesso Kaiser capace di vincere due palloni d’oro e tanti altri scintillanti trofei: meravigliosamente Franz Beckenbauer. Visione di gioco e intelligenza tattica sono certamente i cavalli di battaglia di Basti Fantasti, ma paragonare un 18enne alla prima annata in Bundes con il più grande calciatore tedesco della storia è davvero troppo. É un giochetto pericoloso anche per la mentalità spensierata di uno come Deisler, che come un 19enne qualunque voleva solo giocare a calcio, correndo dietro al pallone con fare innocente e fanciullesco. Sarà per questo motivo che nell’estate del ’99 preferì trasferirsi all’Hertha Berlino per 4,5 milioni di marchi piuttosto che al Bayern Monaco, rispondendo ai giornalisti increduli con un << Lì non avrei possibilità di giocare >>.

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Sebastian Deisler in azione contro il Milan – UEFA Champions League 1999/2000

Deisler arriva all’ombra dell’Olympiastadion con aspettative altissime. Tuttavia l’inizio è davvero da dimenticare, complice anche un grave infortunio ai legamenti del ginocchio, che lo mettono KO per la prima parte di stagione. Dopo mesi di duro lavoro Basti torna in campo, conquistando il cuore dei sostenitori della Die Alte Dame, la Vecchia Signora. Ma non solo, perchè l’arrivo del nuovo millennio coincide con l’avvicinarsi del tanto atteso europeo belga-olandese. E Deisler ovviamente, dopo aver esordito in Champions League, desidera ardentemente far parte della spedizione tedesca. Quella dell’ultimo Matthäus, degli Oliver – Bierhoff e Khan – e di Michael Ballack, il futuro 10. Deisler è il più giovane tra i convocati, è come un bambino a cui hanno dato il permesso di giocare coi grandi.

La spedizione teutonica sarà un vero e proprio disastro. Più fallimentare dell’operazione Valchiria. Deisler gioca tutti e 3 i match della fase a gironi, ma la squadra non sembra esserci sotto il profilo mentale. Da rinviare al CT Erich Ribbeck tutte le colpe di non essere stato in grado di prendere le redini e riportare all’ordine una squadra in fase di transizione generazionale. Il colpo di grazia alle Die Adler (le Aquile) lo dà il laziale Sergio Conceiçao, che in Portogallo-Germania si traveste da Luis Figo e ne fa 3. Un pomeriggio davvero buio per la Mannschaft tedesca, al punto che potremmo soprannominarlo De Kuipnazo. Eppure, una luce fioca s’intravede ugualmente nel buio totale. É il punto da cui la Germania sarebbe dovuta ripartire per tornare grande: Sebastian Deisler, il futuro condottiero, che ormai sembrava brillare più che mai di luce propria.

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Sebastian Deisler esulta con il peruviano Claudio Pizarro e l’olandese Roy Maakay – giocò nel Bayern Monaco dal 2002 al 2007

In Bundesliga c’è uno specifico processo nomotetico che assume il contorno di una legge non scritta: un calciatore predestinato, raggiunti i 22-23 anni d’età e raccolta una buona dose di esperienza, deve consacrarsi in una big. E quella big quasi sempre si chiama Bayern Monaco. L’università del calcio tedesco. Deisler lascia Berlino nel 2002 dopo 71 presenze, 9 reti e tante giocate meravigliose, che gli sono valse l’amore incondizionato di una piazza. L’FCB mette le mani su Basti nella primavera del 2002, quella antecedente al Mondiale di Corea e Giappone, che noi italiani ricordiamo malamente per colpa di un nanetto ecuadoriano dai capelli unti. I tifosi della Mannschaft già sognano con Michael Ballack, il numero 10 della squadra, e ancor di più con Deisler, nonostante nella sua miglior stagione abbia totalizzato solo 25 presenze. Sarebbe stato tutto bellissimo.

Durante un amichevole, ad un mese di distanza dalla World Cup, Sebastian si lacera gravemente la membrana sinoviale. Per essere brevi: il ginocchio fa crack, al punto che devono intervenire i soccorsi per portarlo fuori dal campo in barella. Morale distrutto e futuro incerto. Deisler assume tutte le caratteristiche tipiche del Faust di Goethe: il talento così cristallino da sembrare un regalo del diavolo, che astuto com’è, si è preso la sua salute fisica. Poi interviene il destino a mescolare le carte, creando coincidenze ed eventi che sembrano cuciti su misura per essere ricordati nella storia: il ragazzo torna in campo nel Maggio del 2003 contro il suo Hertha, al suo Olympiastadion, che può solo inchinarsi ed applaudire dinnanzi a 2 assist d’autore (3-6 per i bavaresi). I tasselli iniziano a tornare al posto giusto, con la stagione 2003/2004 che simboleggia la rinascita di Deisler, che sembra trovare anche un certa continuità di rendimento.

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Sebastian Deisler in sala stampa con la Mannschaft tedesca

Nonostante qualche acciacco fisico di troppo, la seconda escalation di Basti verso il successo non sembra arrestarsi. Poi il crollo improvviso e inaspettato. Stavolta psicologico, e non fisico. É il 10 Novembre, tarda sera. Il telefono del presidente del Bayern Uli Hoeneβ s’illumina e continua a squillare. Dall’altra parte del telefono c’è proprio Deisler. Neanche il tempo di complimentarsi con lui per i due meravigliosi assist della sera prima, nel match con il Borussia Dortmund, che Sebastian lo interrompe subito, esclamando: << Uli sto male, aiutami. Ti prego >>. Inizia così l’ennesimo calvario, un dentro-fuori dalla clinica del dottor Florian Holsboer. Infatti ai continui infortuni si somma la difficile gravidanza della moglie. Emozioni ed emotività prendono il sopravvento su Sebastian, ai tempi solo 23enne e ogni giorno sempre più in difficoltà nel reagire ai colpi sferrati dalla vita, pesanti come quelli di un boxeur.

Eppure sarà proprio la sua Eunice, qualche mese dopo averlo reso padre, a dargli la forza per ripartire. Deisler si riprende, ancora una volta, per dimostrare al mondo del calcio di poter essere ancora grande. Del resto ha solamente 26 anni e ancora una lunga carriera davanti. Fino a Marzo del 2006 si rivede il genio del Fuβball, quello che veniva paragonato a Lothar Matthäus. Eppure basta poco, perchè la vita è strana e imprevedibile. Durante un allenamento Basti entra in contrasto con l’inglese Owen Hargreaves: sembra una distorsione, invece è di nuovo quel fottuto legamento crociato. Sempre lo stesso, quello che il diavolo goethiano si è preso in cambio del piede fatato. Il quinto infortunio al ginocchio in appena 8 anni. Passerà anche questa, nonostante la Coppa del Mondo obbligatoriamente vissuta da tifoso, seduto sul divano di casa. Torna in campo nel mese di Novembre contro lo Stoccarda. E – sapete una cosa? – ogni tanto la magia si riaccende.

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Sebastian Deisler in conferenza stampa per annunciare la decisione di ritirarsi dal calcio giocato (Gennaio 2007)

Tutto può aggiustarsi. Almeno così dicono, così insegna la vita. Infine un altro colpo di scena, quello finale però. Pochi giorni dopo il suo 27° compleanno, nel Gennaio del 2007, Sebastian convoca una conferenza stampa a sorpresa. I giornalisti non sembrano credere alle sue parole:

<< Non ho più fiducia nel mio ginocchio è stato un calvario. Non gioco più con allegria: non posso fare le cose a metà, è una cosa che non fa bene a nessuno >>

Sebastian Deisler annuncia il suo ritiro

Uli Hoeneβ prova a trattenerlo e congela il suo contratto a scadenza nel 2009, ma Basti non sembra proprio intenzionato a ritrattare la sua scelta, dettata per lo più dal logoramento fisico e psicologico, oltre alla consapevolezza di non poter dare il massimo. La conferenza stampa si chiude negli occhi sconsolati di un ragazzo (appena 27enne) amareggiato, dispiaciuto ed incolpevole dinnanzi a ciò che il fato ha previsto per la sua vita. In quegli occhi qualcuno giura di aver rivisto il Wonderkid che correva dietro al pallone senza pensare ai soldi, che sognava di vincere i Mondiali.

Il sipario che cala lento e inesorabile sulla carriera schopenaueriana d’un Verfluchte Dichter (poeta maledetto), perchè per Basti il calcio è un pendolo che oscilla tra infortuni e depressione, ma in quei fugaci intervalli di piacere, seppur illusori, qualcuno ci ha visto il nuovo Messia del calcio tedesco.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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