ENNIO SUCCI

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Intervista a Ennio Succi, ex calciatore e allenatore, oltre che presidente onorario dell’A.I.A.C (Associazione Italiana Allenatori di Calcio). Dagli anedotti su Zdenek Zeman alla somiglianza con Nereo Rocco, racconto le tante esperienze di vita di un arzillo signore 84enne di Livorno, che per un pomeriggio ha strappato un sorriso e ha suscitato tanta curiosità in un ragazzo di 20 anni circa lo sport più bello del mondo.

Ciao Ennio, grazie mille per la disponibilità. Iniziamo. Cosa ci può raccontare in merito alla sua carriera da calciatore?

La mia carriera da giocatore è passata dal settore giovanile del Livorno, dove ho avuto l’onore di conoscere un grande campione come Armando Picchi, poi passato anche dall’Inter di Helenio Herrera, Lorenzo Cappa e il grande Costanzo Balleri, anche lui ex Inter! Il mio allenatore invece fu Mario Giovanni Magnozzi, che ha scritto la storia del Livorno Calcio negli anni ’20 con 281 presenze e 186 gol. Giocò anche in Nazionale, segnando ben 13 reti in 29 partite. Poi ho vestito anche la maglia del Raccis, società di quarta divisione il cui nome deriva dal compianto Renato Raccis, altro calciatore, di origine sarda, che qui a Livorno è restato nel cuore di tutti i tifosi. Altri nomi di calciatori che ho conosciuto sono Romano Taccola, che dopo il Livorno ha indossato le maglie di Brescia e Fiorentina, Dino Baccheretti, che ha vestito le maglie di Como e Cagliari. Infine dico Mauro Lessi, che oltre alla maglia amaranto del Livorno, ha vestito anche quella granata del Torino. Poi ho dovuto smettere con il calcio giocato.

Per quale motivo ha dovuto smettere di giocare?

Purtroppo sono state le ginocchia a tradirmi, ho avuto gravi infortuni che mi hanno obbligato a dire basta col calcio giocato. Probabilmente senza quei problemi sarei anche diventato un ottimo giocatore, ero molto valido. La mia qualità migliore era sicuramente la velocità, al punto che la squadra di Atletica di Livorno mi chiese di diventare un loro atleta. Tuttavia rifiutai per amore del calcio. Anzi, se vuole ho anche un piccolo anedotto…

Prego.

Ai tempi del Livorno, verso la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50, arrivò Michele Catalano, ex attaccante di Bari e Foggia. Si vantava di essere il più veloce della squadra, così lo sfidai senza pensarci due volte ad una gara sui 100 metri, dicendogli “Ti dò anche un paio di metri di vantaggio”. Alla fine vinsi io, ma più che vincere una scommessa, fu togliersi uno sfizio. Ricordo ancora quell’episodio con piacere, e con un sorriso.

Passiamo alla carriera da allenatore: quali squadre ha allenato?

Sono partito dalle giovanili del Livorno. Sia come calciatore, sia come allenatore. In seguito ho allenato tanti altri  club come Certaldo, Rosignano Solvay, Cecina (Serie D), Canicattì (Sicilia), Castrovillari (Calabria, serie D), Acireale (Serie C), Siena e Ribera, che oggi si chiama Atletico (Agrigento). Poi sono volato negli USA per un paio d’anni, dove ho allenato in una scuola calcio italiana. Infine la mia ultima esperienza è stata il Patrasso, in Serie B greca.

Invece cosa mi sa dire della sua carica di presidente onorario dell’A.I.A.C?

Ho ricoperto la carica di presidente per la provincia di Livorno per tanti anni. Ora sono presidente onorario. Molto spesso mi hanno affidato il compito di organizzare delle rappresentative giovanili per vari tornei in giro per l’Europa, e ne abbiamo anche vinto qualcuno (ride, ndr). Nei nostri viaggi siamo stati ospiti di tanti grandi allenatori come Claudio Ranieri, ai tempi del Chelsea, e Sven Goran Eriksson. Qui in Italia invece ricordo con piacere le visite a Serse Cosmi e Zdenek Zeman, un grande uomo.

Ci svela qualche anedotto sul tecnico boemo? Che – ricordiamolo – attualmente è tornato a Pescara

É un tecnico davvero molto preparato, seppur abbia giocato davvero poco a calcio. Anzi, mi pare che prima giocasse a pallavolo. Ho visto i suoi allenamenti comunque, e sono davvero restato impressionato dai suoi metodi. Ricordo quando arrivò a Palermo, perchè a quei tempi allenavo anche io in Sicilia. L’allenatore dei rosanero all’epoca era il cecoslovacco Čestmír Vycpálek, ex calciatore di Juve e Parma. Molti non sanno che Vycpálek era lo zio materno di Zeman, che venne invitato da Renzo Barbera in persona a trasferirsi in Sicilia per star vicino a suo zio, che non attraversava un bel periodo sotto il profilo psicologico. Barbera prese questa decisione per il buon operato di Čestmír, non voleva perderlo! Zdenek inizio dunque ad allenare le giovanili del Palermo. E poi avrei un altro anedotto, una battuta che Zeman mi fece anni fa…

Racconti pure…

Una volta andammo a seguire gli allenamenti della Lazio con alcuni giovani allenatori di Livorno. Mi avvicinai a Zeman e gli chiesi di dare qualche consiglio tecnico ai miei ragazzi. Lui rispose ironicamente: “A casa parlo già poco coi miei figli, e tu mi vuoi far parlare con gli allenatori?” (ride, ndr). Ho un bel ricordo di lui.

E della somiglianza con Nereo Rocco cosa ci dice?

Ci somigliamo solo fisicamente, per il viso e la costituzione fisica (ride, ndr). Molti amici per questo motivo mi hanno soprannominato Nereo. Un grande uomo, simpatico e pieno di valori. Andai a Treviso a fare un provino con lui quando ero ancora un ragazzino. Una volta i suoi figli mi invitarono a Trieste, alla loro macelleria, e quando entrai per un momento mi confusero col padre (ride, ndr). Sono episodi che mi porto dentro, nonostante siano passati più di trent’anni.

Però, nonostante una carriera ben diversa da Nereo Rocco, lei può vantarsi di aver lanciato nel professionismo tantissimi calciatori. Ce li può elencare?

Certamente! Al Cecina avevo Giuseppe Papadopulo, che poi è diventato un buonissimo allenatore, e Andrea Prunecchi. Ricordo con piacere Roberto Benincasa, che ha fatto carriera nel Catania e nel Livorno dopo la Reggiana. Al Rosignano Solvay ho avuto Novilio Bruschini, che ha vestito le maglie di Torino e Foggia, Nevio Vinciarelli, Claudio Garzelli e Paolo Franzoni, attaccante che ha giocato anche in Lazio e Avellino. Tuttavia quest’ultimo me lo vendettero dopo una sola stagione. E fu ceduto anche Garzelli (ride, ndr). Poi ricordo con piacere Mauro Agretti, che è stato allenato anche da Cesare Maldini, e Silvano Ramacciotti. Concludo coi miei ragazzi del Ribera: Salvatore Vullo ha giocato con Palermo, Torino, Bologna e Sampdoria. Tra l’altro lo stessio Vullo fu inserito in una nazionale sperimentale da Arrigo Sacchi. Ricordo anche Pasqualino Borsellino, che ha militato nel Palermo, Roberto Aliboni, che ha militato in Palermo, Brescia e Livorno, ed infine Vincenzo Montalbano, che ha trovato fortuna in tante piazze importanti come Udinese, Modena, Reggina e Ascoli.

E come allenatore: quali erano i suoi diktat e le sue regole?

Ero un allenatore molto attento ai dettagli, come l’alimentazione e la vita notturna dei miei ragazzi. Di solito controllavo anche che i miei ragazzi non rincasassero troppo tardi nei giorni prima della partita. Il lunedì, con il premio doppio in caso di vittoria, di solito portavo volentieri i miei giocatori e le rispettive famiglie al ristorante. Sono attività che fortificano il gruppo. Non mi piacevano i calciatori con i vizi tipo il fumo e il bere, piuttosto dicevo di non prenderli. Di sicuro non potevo vietargli le donne (ride, ndr), ma gli chiedevo di dedicarsi al dilettevole solo nei momenti giusti. Armando Picchi mi raccontò che anche Helenio Herrera seguiva la stessa politica: i giocatori, dopo il match, dormivano nello stesso albergo del pre-ritiro, mentre al lunedì venivano lasciati liberi.

Ci sono giocatori, di squadre avversarie, che l’hanno impressionata?

Assolutamente sì. Gianni Seghedoni, purtroppo scomparso l’anno scorso. Lo ricordo soprattutto ai tempi del Bari, e Aldo Sensibile, passato dalla Roma e dal Lecce, poi al Lecco e Brindisi.

Chi è secondo lei il più grande calciatore passato dalla Serie A?

Marco Van Basten, un campione!

E i migliori in assoluto?

Johan Cruijff e Pelé, preferisco di gran lunga loro due a Maradona.

E invece chi è destinato, tra i nostri tanti talenti, a diventare un campione?

Fare il nome di Gianluigi Donnarumma sarebbe troppo scontato, ma resto in “Casa Milan” e dico Manuel Locatelli, sono convinto che diventerà un campione.

Concludiamo. La Juventus anche quest’anno sembra destinata a vincere lo Scudetto. Secondo lei, quali squadre potranno impensierire la Juve nella prossima stagione?

L’Inter in primis, soprattutto se Massimiliano Allegri dovesse dire addio alla Juve. Per me, in una squadra di calcio, l’operato dei giocatori vale l’80%, mentre quello dell’allenatore il 20%. Se il tecnico toscano dovesse andare via da Torino, credo che i nerazzurri, il Napoli e la Roma, con la conferma di Spalletti, potrebbero davvero puntare in alto.

Ringraziamo Ennio Succi per la cordialità, la simpatia e la disponibilità a rilasciare questa intervista. Ovviamente nella speranza, un giorno non troppo lontano, di sedersi al tavolo di un ristorante per gustare un caciucco e una bottiglia di buon vino, per parlare ancora di calcio con chi, del resto, ha dato tutta la sua vita per questo sport meraviglioso.

Intervista a cura di Daniele Pagani

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