TRADIRE PARTENOPE

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Immagine realizzata da Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di Don Flaco”, copyright de “La Gazzetta di Don Flaco”

250 giorni.

Ce ne ha messo di tempo Gonzalo per tornare al San Paolo.

Forse sperava che i bollori napoletani si quietassero.

Aveva fatto male i conti.

Era il 26 Luglio quando la Juventus con un comunicato ufficiale rendeva noto al mondo calcistico quel folle passaggio che nei bar di paese si vociferava già da giorni.

Gonzalo Higuain, protagonista e recordman del Napoli, si trasferiva ai rivali bianconeri per la cifra di 90 milioni, storica per il nostro campionato, perché a Gonzalo i record non stancano mai, diventando di fatto l’operazione di mercato più ricca tra club italiani e la terza più costosa della storia dopo Bale e Ronaldo al Real (il trasferimento di Pogba come noto verrà perfezionato solo successivamente).

Sono passati 250 giorni da quella data, e a Napoli ci si mobilita manco venisse il Papa in città. Perché i tradimenti sono una cosa seria, specie per i discendenti di Partenope.

Non tutti sanno che l’aggettivo partenopeo deriva dal nome della Sirena che abitava il golfo di Napoli. Omero ci racconta che fu proprio Partenope a tentare invano di sedurre Ulisse durante il suo viaggio. La leggenda vuole che il destino delle Sirene fosse di vivere finché riuscivano a sedurre i naviganti. La sconfitta subita ad opera di Ulisse la condannò a morire, mediante caduta in mare dagli scogli che abitava posti di fronte a Li Galli, in località Sorrento. Il suo corpo, trasportato dal mare, si depositò sull’isolotto di Megaride, dove poi sorgerà il bellissimo Castel dell’Ovo.

Volando un po’ con la fantasia, è facile immaginare perché i discendenti di Partenope non amino affatto i tradimenti. Eppure Napoli ne ha avuti di infedeli.

In molti si legarono all’albero della nave Juventus, forse stupidamente mossi dalla ragione e non dal cuore.

Prima di Higuain, restando nel recente passato, è facile pensare a Fabio Quagliarella da Castellamare di Stabia, che nel 2010 scatenò l’ira di San Gennaro tanto da procurarsi la rottura dei legamenti pochi mesi dopo il suo trasferimento. Di appena un mese fa la notizia che quella di Fabio fu più una fuga che un tradimento, tant’è che alcuni napoletani (alcuni) lo perdoneranno.

Ma il primo grande e insuperabile traditore fu Jose Altafini. 7 anni di Napoli per il Mazzola brasiliano, due terzi posti, un quarto, ed uno storico secondo posto davanti alla Juventus nel 67/68. E stabilmente in doppia cifra. Realizzerà 97 gol con la maglia azzurra, il San Paolo lo adorava e lui amava il suo canto, restandone ammaliato come fosse ancora quello di Partenope.

Poi l’abiura.

Corrado Ferlaino, che rileverà la società dopo la crisi dei Lauro, cede nel ‘72 Zoff e Altafini alla Juventus. E non è finita qui.

6 Aprile 1975. A Torino si gioca Juventus-Napoli, e Altafini decide al 43’ del secondo tempo, sul punteggio di 1-1, di spingere in rete un rimpallo su un tiro di Cuccureddu, regalando alla Juventus il suo 16° titolo e di fatto togliendo al Napoli, che distava solo 2 punti dai bianconeri, la gioia del suo primo scudetto.

Da lì Josè a Napoli non sarà più Altafini, e neanche Mazzola. Da Spaccanapoli a via dei presepi, da via Toledo a via Caracciolo, vai ovunque a Napoli ma Altafini avrà un solo nome: sarà core n’grato.

I tifosi del Napoli mi hanno fischiato, e io li ho puniti.

Le sue parole dopo la partita.

Omero si sbagliava, perché è il 6 Aprile 1975 che Partenope cadde la prima volta dal suo scoglio.

Finiamola ad imputare la morte della sirena al povero Ulisse, che si fece anche incatenare pur di riuscire a sentire il suo splendido canto. I veri traditori a Napoli sono altri, e Higuain è solo l’ultimo.

Perché i napoletani non vanno gettati via dopo essere stati usati, e forse anche amati.

Perché Partenope è bella quanto fragile, ma non va comunque fatta arrabbiare.

Che qui siamo a Napoli, e come si dice, cca nisciuno è fesso.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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