I BINARI DEL TRENO

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Due rette si dicono parallele se non hanno nessun punto in comune.

Da bambino il concetto di parallelismo nella geometria era piuttosto difficile da metabolizzare, e allora pronte le maestre col solito esempio dei binari del treno a chiarire le idee.

Credo che la matematica come scienza debba dei sentiti ringraziamenti alle ferrovie statali, che senza i binari del treno (senza dimenticare torte, mele e pere) la quasi totalità dei matematici di oggi probabilmente adesso si troverebbe ad elemosinare spiccioli davanti all’MD Discount.

Questa divertentissima digressione per introdurvi alla situazione che vive Milano in questi giorni. Ad una settimana dal derby più prestigioso d’Italia, Inter e Milan si trovano su due binari opposti.

Le due squadre di Milano in questa stagione non hanno mai avuto un andamento congruo, se al Milan di inizio stagione, che qualcuno vedeva addirittura come possibile rivale della Juventus per lo scudetto, si accompagnava un Inter in piena crisi d’identità con De Boer in panchina, la rinascita dei nerazzurri con Pioli ha coinciso con una crisi di risultati in casa rossonera, forse dovuta anche al polverone sorto attorno alle nebbie del closing.

Ma ora il Milan sembra in netta ripresa (nelle ultime 9 sono arrivate 6 vittorie e solo il passo falso a Pescara, poi la sconfitta sciagurata allo Stadium e un ottimo punto all’Olimpico contro la Lazio) mentre l’Inter ha prima visto sfumare il sogno Champions, e adesso finiti gli entusiasmi rischia seriamente di restare fuori anche dai preliminari di Europa League. Infatti nelle ultime tre c’è stata una brusca frenata: prima il pareggio a Torino, poi le scioccanti sconfitte contro Samp e Crotone. Indicativo di questo nuovo cambio di tendenza a Milano è il controsorpasso milanista sull’Inter, avvenuto proprio nella giornata di ieri.

E nel derby si deciderà molto su chi si qualificherà per la prossima Europa League, che sembra avere spazio per una sola squadra a Milano.

Il potenziale di Inter e Milan è enorme, ma per quanto dimostrato questa stagione da entrambe, sembra giusto che l’Europa minore la meritino cavalcate inaspettate quali quelle della Lazio e dell’Atalanta, che forse troverebbero nella competizione che una volta era la Coppa Uefa la loro dimensione migliore, dopo che gli entusiasmi per un terzo posto che sembrava raggiungibile sono stati giustamente spenti dalla tenacia di Napoli e Roma, onestamente migliori e più appetibili rappresentanti per l’Italia nella massima competizione europea.

Ma insieme alla lotta per il sesto posto, sembra ci sia ancora una battaglia pronta ad infiammare queste ultime giornate di Serie A. Per un Inter che sprofonda c’è un Crotone che risale prepotentemente. La vittoria allo Scida entra di fatto negli almanacchi e nella storia. La squadra di Nicola, trascinata da un meraviglioso pubblico, è stata protagonista di una gara perfetta, dove ha saputo anche soffrire nel finale con cuore e umiltà. Gli ingredienti giusti per tentare una salvezza che sembrava impossibile fino a qualche tempo fa, e che sarebbe destinata ad esserlo se le squadre di bassa classifica continuassero a macchiarsi di prestazioni anonime e sfiduciate, come se il campionato fosse già terminato e non valesse più la pena proferire sforzi e sudore.

Per fortuna il Crotone sta dimostrando all’Italia calcistica che è lecito crederci fino all’ultimo secondo, onorando la maglia e i tifosi.

Sull’altro binario, l’avversaria della Milano più in forma: il Palermo. La squadra siciliana si trova nella stessa situazione del Crotone, navigando in acque torbide e pericolose, rischiando seriamente di retrocedere a fine stagione. Quello che c’è di diverso con la squadra calabrese è invece l’atteggiamento. I rosanero, finiti i proclami della nuova dirigenza, si sono sgonfiati e non stanno dimostrando un briciolo d’orgoglio. Eppure la loro storia nella massima serie dovrebbe spingerli ad una reazione quantomeno simile a quella del Crotone. La squadra di Baccaglini va a Milano sfiduciata e rinunciataria, si macchia di una partita dove resta per 90’ in balia del nemico, inerme e senza neanche abbozzare un tentativo di reazione.

Questione di atteggiamento.

Perché si può anche perdere, ma è meglio farlo da uomini.

Che i fatti di Crotone si studino e si prendano da esempio a casa Palermo, ma anche ad Appiano Gentile, a Empoli e a Genova, sponda rossoblu.

Perché la nostra Serie A merita 20 Crotone. Più sangue e sacrificio e meno proclami e piagnistei.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis.

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