DORTMUND NON SI ARRENDE

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Nella serata di ieri, dopo una lunga attesa per il ritorno della UEFA Champions League, 3 ordigni esplosivi hanno colpito il pullman del Borussia Dortmund. Ferito un giocatore. E spuntano i primi indizi.

Impossibile negarlo, sono state settimane di attesa. Del resto, a chi non sono mancati i riflettori la Champions League? Purtroppo però, nella serata di ieri, i nostri piani sono stati completamente sconvolti. Tre ordigni esplosivi contenenti delle punte metalliche, esplosi vicino alla fiancata del pullman che stava trasportando al Signal Iduna Park i calciatori del Borussia Dortmund. Un gesto di violenza, peraltro premeditato, che ha sconvolto l’intera Germania, che ha messo in secondo piano il clima di festa che il calcio crea in terra teutonica (e non solo). A farne le spese “maggiori” è stato il difensore centrale Marc Bartra, che è stato trasportato in ospedale per le ferite riportate. Non gravi, ma nemmeno leggere: operazione al polso per rimuovere tutti i cristalli del finestrino, che dopo essere andati in mille pezzi a causa del forte impatto, si sono conficcati nell’articolazione del calciatore iberico.

É subito intervenuta per parlare dell’accaduto anche la cancelliera Angela Merkel, che dopo aver augurato il meglio possibile a tutti i giocatori e ai membri dello staff del BvB, si è pronunciata sull’accaduto in modo fermo e schietto, definendo l’atto di violenza come un gesto codardo e ripugnante. Infine l’elogio alla pronta reazione della polizia, ma anche dei supporters del Borussia, che si sono immediatamente mossi per ospitare i tifosi del club monegasco per una notte. La partita dovrebbe essere recuperata questa sera alle 18.45. Emergono altri dettagli sull’attacco, con dei fori sulla fiancata del pullman che fanno addirittura pensare a dei colpi di pistola, ma su questa possibilità ci sono forti dubbi. Molto semplicemente, come spiegato dalla polizia tedesca, non si può escludere nessuna pista. La prima ipotesi è quella legata alla corrente islamico radicale, con il ritrovamento di una lettera che, seppur senza simboli o firme, è  chiaramente scritta in tedesco e parla di volontà di Allah, peraltro richiamando la strage del Weinachtsmarkt di Berlino datata 19 Dicembre e che ha portato alla morte di 12 persone innocenti.

Non da scartare l’ipotesi di un attacco organizzato dalla corrente anti-fascista radicale, dato che proprio ieri, poche ore dopo l’accaduto, un gruppo organizzato che risponde al nome di Antifa Duktus, ha rivendicato l’attacco terroristico nei confronti del Dortmund, sostenendo che il club (tifoseria compresa) non sia abbastanza impegnato nella lotta al fascismo, al nazismo e al populismo. La partita di stasera verrà giocata in clima di allerta, con la polizia tedesca che si sta mobilitando in queste ore per rendere maggiormente sicuro l’impianto. Le stesse misure di sicurezza, dato che prevenire è meglio che curare, verranno applicate in Baviera, dove si gioca Bayern Monaco-Real Madrid. Nella nottata sono arrivate anche le testimonianze dei giocatori, in primis il portiere Roman Bürki, che ha parlato così dell’accaduto: <<Il bus stava imboccando la strada principale quando c’è stata un’esplosione fortissima. Ero seduto nell’ultima fila, accanto a Bartra. Dopo l’esplosione ci siamo tutti piegati, chi poteva si è sdraiato nel corridoio. Non sapevamo se sarebbe successo ancora. La polizia è intervenuta subito, ma siamo tutti sotto choc >>.

Sono arrivati immediatamente i messaggi di solidarietà di tante figure del mondo calcistico. Ilkay Gündogan, ex centrocampista giallonero, ha twittato: <<Non ci credo, spero stiate tutti bene amici miei >>. Benedikt Höwedes, capitano dello Schalke 04, ha saggiamente deciso di anteporre il lato umano a quello calcistico: <<Divisi da una profonda rivalità, ma uniti contro la violenza. Riprenditi presto Bartra, così come gli altri >>. Infine il nostro Carlo Ancelotti: << Diamo tutto il nostro supporto al BvB e speriamo che Bartra venga dimesso presto >>. E stasera noi ci saremo, per riprendere e portare avanti il clima di festa che solo il calcio può trasmetterci, all’insegna della sana rivalità sportiva.

La guerra si fa sul campo, ma solo per 90 minuti più recupero.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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