JUVENTUS, PER IL DESTINO

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Gianluigi Buffon – 616 presenze con la Juventus tra tutte le competizioni (Photo by Alessio Giannone, copyright de “La Gazzetta di Don Flaco”)

Vincere è l’unica cosa che conta, come affermato dal leggendario Giampiero Boniperti. Eppure il pareggio a reti bianche del Camp Nou non sembra essere affatto dispiaciuto ai tifosi della Juventus. Al contrario, piace eccome. Chi si accontenta gode. I bianconeri di Massimiliano Allegri hanno certamente giocato all’italiana, ma in senso oggettivo hanno strameritato di accedere alle semifinali di UEFA Champions League. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio il percorso, lo stile di gioco e i punti di forza dell’unico club italiano ancora in gara per una coppa europea.

IL PERCORSO

Dopo l’eliminazione dello scorso anno, patita per mano di un Bayern Monaco fin troppo illegale dal punto di vista del gioco e della qualità dei singoli, per la Juventus sembra poter essere davvero (finalmente, diranno i tifosi) l’annata giusta per la consacrazione europea. I 2 punti persi nella sfida casalinga con il Siviglia di Sampaoli, sono stati subito recuperati con un netto 4-0 nella trasferta di Zagabria, contro la Dinamo, grazie alle reti di Pjanic, Higuain, Dybala e Dani Alves. L’andata si è chiusa con lo 0-1 contro il Lione, al Parc OL, con Juan Cuadrado nei panni dell’eroe. Il ritorno porta in dote un 1-1 sempre contro il club francese, con Higuain e Tolisso marcatori. Il match contro il Siviglia, nella suggestiva cornice del Sanchez Pizjuàn parte in salita, ma terminerà 1-3 grazie a Claudio Marchisio, Bonucci e Mandzukic. Infine il 2-0 “di norma” alla Dinamo. Agli ottavi la Juve pesca il Porto di Nuno Espirito Santo, liquidato con un 3-0 aggregato (0-2 con Dani Alves e Pjaca, 1-0 Dybala al ritorno). Infine il Barça e l’impresa. Ciò che risalta agli occhi è la grande caparbietà dei bianconeri nel difendere il risultato, senza tuttavia dimenticarsi di “offendere”. La Juve ha giocato il doppio confronto coi catalani a viso aperto, dunque non si può neanche parlare di “autobus parcheggiato davanti alla porta di Buffon”. La squadra di Allegri è una solidissima realtà del calcio europeo: graniticamente compatta, matura e completa sotto il profilo tattico e qualitativo. Possibile che sia l’anno buono per alzare la Coppa dalle grandi orecchie? Io rispondo sì.

LA SQUADRA

La Juventus, non dico nulla di nuovo, fa del gioco di squadra e della compattezza le sue armi migliori. Nessuna esaltazione del singolo. Ad essere intellettualmente onesti, alla Remuntada del Barcellona ci credevano solo i “gufi”, anche se i blaugrana ci hanno abituato a gesta sportive paranormali, come nel caso della doppia sfida valevole per gli ottavi di finale contro il PSG. Il merito primario che va attribuito ai bianconeri è quello di aver difeso il risultato con ordine, senza mai andare in affanno. Il Barça ha attaccato in modo esageratamente affannoso, con il suo solito mix di giocate dei singoli e geometrie, senza mai impensierire davvero la retroguardia di Allegri. Al tecnico livornese, che ieri sera era più agitato di Galeazzi davanti ad un buffet, va attribuito il merito di aver tenuto i suoi giocatori sul pezzo, fornendo continue indicazioni e la giusta “carica” per reggere la pressione del match fino al ’90. MSN annullata, con Neymar più in forma di Suarez e di Messi: un peccato che O’Ney si sia trovato di fronte il miglior Daniel Alves della stagione. La Juve rasenta un pragmatismo perfetto: Pjanic e Khedira monumentali e caparbi, Cuadrado e Marione Mandzukic hanno il dono dell’ubiquità, Higuain intelligente e bravo nel gestire il pallone. Infine un plauso a Giorgio Chiellini, che il 110 e lode se l’è meritato anche ieri sera. La Juve 3.0 di Allegri ha tutto. Ci sono la consapevolezza, il talento e la grinta. Anzi, potenzialmente proprio la Juve, tra le quattro pretendenti al titolo, è l’avversaria più ostica. Alla fine il destino non si può in alcun modo prevedere. Eppure, quando chiama, bisogna andargli incontro. Può essere influenzato: chi non scrive la sua storia, non può decidere il finale.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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