IL VECCHIO E IL MARE

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Immagine realizzata da Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di Don Flaco”

Zdeněk è un vecchio allenatore.

Nel corso del suo percorso ha avuto modo di passare diverse esperienze che lo hanno formato caratterialmente. Ora è un disilluso. Ma non molla. E vi sto per spiegare perché non è uno sconfitto, ma un eroico vincitore.

Zdeněk nasce nella vecchia Cecoslovacchia, ora Repubblica Ceca, più precisamente a Praga, più precisamente nel quartiere residenziale di Praga, più precisamente sulle rive del fiume Moldava.

E si sa, come tutti coloro che nascono ai margini di un piccolo corso d’acqua, finisce anche lui per sognare il mare.

Così dal Moldava comincia la sua personale tirata, sognando il mare.

La passione per lo sport, e la fede per il calcio, arriveranno per gentile concessione dello zio materno, tale Čestmír Vycpálek, ricordato soprattutto a Torino, sponda Juventus, per aver regalato il 14° e il 15° titolo nazionale ai bianconeri e a Palermo, dove vinse un campionato di Serie B da giocatore e cominciò la sua carriera da allenatore.

Sarà stato lo zio, sarà stato il fallimento della Primavera di Praga con annessa invasione da parte dell’Urss o sarà stato il destino forse non lo sapremmo mai, tant’è che Zdeněk nel 1969 sceglie l’Italia come sua nuova patria.

L’Italia, per tre quarti circondata dal mare.

Romantici, sognatori e visionari neanche se le pongono certe domande. Se c’entra il mare, con Zeman, allora c’entra il destino.

E così Zdeněk comincia la sua carriera da allenatore professionista, proprio come lo zio, da Palermo, in Sicilia. Chi lo conosce meglio sa che al progetto tecnico ha preferito le spiagge di Cefalù, Mondello e Lascari. Zdeněk era a casa.

Da lì, Zdeněk non lascerà mai la sua casa: Licata, Foggia, Messina, Istanbul, Napoli, Salerno, Avellino, Lecce, Pescara, Cagliari.. il mare era meta e scopo, Zdeněk aveva il suo orrizzonte. Non cercava altro.

Provò anche a tornare indietro, nell’esperienza a Belgrado con la Stella Rossa, ma le acque del Danubio non erano la stessa cosa. Arrivò anche qualche giustificata figuraccia perché lontano dalle acque amiche, vedasi Lugano, ma ci metterei anche Brescia.

Roma invece è un discorso a parte, che bastano pochi chilometri di distanza dal mare per confondere il boemo, e forse nelle esperienze romane prima con la Lazio e poi con la Roma, Zdeněk ottiene le sue più cocenti e immense delusioni. Con le due squadre della capitale sono infatti arrivate le uniche grandi occasioni per vincere qualcosa, e nonostante il bel calcio e i tanti campioni lanciati e ammirati, Zdeněk non ebbe mai la maturità per la zampata finale, e perse entrambi i treni per entrare di diritto negli almanacchi calcistici.

Come Santiago, protagonista del romanzo che ha portato ad Hemingway prima il Pulitzer e poi il Nobel per la letteratura, possiamo tranquillamente affermare che il boemo, quando esce per mare, è solito tornare a mani vuote. E per questo non mancano i suoi detrattori, che lo inchiodano imputandogli su tutte mancanza di cinismo, solidità e concretezza.

Ma chi ama davvero questo sport, e ne coglie la sua natura più pura e primitiva, potrà capire che il gioco espresso dal maestro boemo è quello di un uomo, di un vecchio, che guarda e pensa calcio con gli occhi e la mente da ragazzino.

E allora i poeti, i sognatori e i sentimentali tutti, quelli che vanno oltre gli almanacchi e la storia, quelli che cercano le emozioni e lo spettacolo, quelli, si rivedranno certamente nel giovane Manolin.

Nonostante il divieto dei genitori, che preferiscono presti servizio presso pescatori più abili e fortunati, Manolin è innamorato professionalmente del vecchio pescatore del romanzo di Hemingway. Perché solo un ragazzo può capire chi pensa come un ragazzo, ed è per questo allontanato da tutti e destinato alla solitudine.

Perché il vecchio e il mare è un romanzo che celebra la dignità e il coraggio di chi lotta e sopravvive in un mondo avverso. E Zdeněk è come Santiago: è l’incarnazione di questi valori, eppure il mondo calcistico lo ripudia, classificandolo come un grande perdente.

Ma Zdeněk, in un mondo che ha dimenticato i suoi giusti ideali, che forse ha perso la sua pregevolezza, affascinato dagli introiti e dal risultato più che dal sentimento e dal sudore, per me resterà sempre il più grande tra i vincitori.

Perché Zeman è vero uomo di calcio, ed uno degli ultimi pilastri di questo meraviglioso sport sempre più ammalato.

E probabilmente anche in quest’ultima avventura al Pescara tornerà a casa a mani vuote per la milionesima volta, ma quello che è certo è che nessuno potrà portargli via la consapevolezza profonda della vittoria.

Camminando sulla banchina, mentre respirava l’ennesima sigaretta, un vecchio gettava come una rete uno sguardo severo verso il mare. Non ne raccolse niente, ma non volle mai abbandonarlo, il mare, e continuò composto la sua passeggiata e la sua sigaretta.

Il vecchio e il mare.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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