ANTONIO LOGOZZO

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Antonio Logozzo con la maglia del Cagliari Calcio (stagione 1981-1982)

Intervista esclusiva de “La Gazzetta di Don Flaco” ad Antonio Logozzo, ex difensore di Ascoli, Hellas Verona, Sampdoria, Cagliari e Bologna (tra le tante). Dalla Promozione alla Serie A, ecco la storia di un ex calciatore capace di conquistarsi l’affetto di tante piazze con la sua grinta ed il suo spirito di abnegazione. Il simbolo di un calcio più genuino, molto diverso da quello che conosciamo oggi.

Innanzitutto grazie Antonio per averci concesso questa intervista, ma partiamo subito: molti ti definiscono il simbolo di un calcio più genuino. Dunque, quali sono le differenze tra il calcio di oggi e quello di ieri?

Chiaramente per noi calciatori di “ieri” è migliore il nostro calcio: si basava sull’amicizia, su veri valori e sullo spirito di sacrificio. Quello di oggi è un calcio più “spendioso” che “dispendioso”: ci sono costi e spese molto più elevate rispetto a nostri tempi. I calciatori che giocano oggi hanno una fonte di guadagno davvero immensa. Vedere alcuni di loro lamentarsi e compiere gesti non proprio esemplari nei confronti degli allenatori e degli addetti ai lavori non è bello. Il calcio ormai è visto 24 ore su 24 sulla televisione. Una volta noi andavamo in televisione 30 secondi, mentre in questa epoca calcistica c’è molta più pubblicità, il singolo giocatore è molto più visibile. A distanza di 40 anni mi sento molto spesso al telefono con i miei vecchi compagni di squadra, non è cambiato nulla e siamo rimasti molto legati. Sono vecchi amici.

In appena due anni dalla Lega Pro con l’Acireale alla Serie A con l’Ascoli, passando per l’Avellino in B: cosa puoi dirci di questa crescita rapida ed esponenziale? Cosa ricordi con piacere di quegli anni?

La mia carriera è partita dalla squadra del mio paese, il Gioiosa Ionica. Avevo 16 anni e giocavo titolare in Promozione. Poi ho giocato due anni alla Bovalinese, in prima categoria, dove abbiamo vinto il campionato ed siamo saliti in Promozione. Era il 1971, avevo solamente 17 anni. Poi è arrivata la chiamata dell’Acireale, in Serie C1, dove mi sono ritrovato dinnanzi ad uno dei difensori più forti dell’intera categoria: Franco Gioannetto, ex Primavera della Juventus, arrivò dal Cosenza. Inizialmente dovevo essere la sua riserva, ma alla fine del campionato ho giocato 36 partite. Non era mai geloso, infatti non faceva altro che darmi tantissimi consigli per migliorare. Voglio ringraziarlo pubblicamente. Poi dopo quella stagione, sono passato all’Avellino in Serie B, dove ho giocato e ho prestato servizio militare, giocando anche nella Nazionale dell’esercito. Credo di aver fatto un ottimo campionato. Infine è arrivato il grande salto in serie A, con l’Ascoli: ho giocato 27 partite. Penso di averlo meritato, perché vuol dire che la mia crescita calcistica fu rapida e costante.

Come si descriverebbe da giocatore?

Ero un giocatore che “ci poteva stare”, me la cavavo. Giocavo da terzino destro. Ero un calciatore arcigno, veloce, rapido e bravo di testa. Se dovessi farmi una piccola critica, peccavo un po’ sotto il profilo tecnico. Ho fatto più di 470 partita da professionista, penso di averlo meritate.

L’avversario più forte che hai incontrato durante la tua carriera?

Ce n’erano davvero tanti. Ho avuto la fortuna di giocare contro tanti attaccanti davvero forti. Mi vengono in mente Giuseppe Savoldi, ex Bologna e Atalanta, Paolo Pulici e Ciccio Graziani, Paolo Rossi, Boninsegna, Bruno Giordano, Bettega, Pruzzo e Virdis. Erano davvero forti, ma molto spesso riuscivo a tenerli. Erano fortissimi, ma riuscivo a tenerli. Evidentemente avevo qualcosa anch’io.

Hai mai avuto un sogno nel cassetto per la tua carriera?

No, sinceramente no. Ho sempre simpatizzato per il Milan. La soddisfazione più bella è stata giocare a San Siro, un vero e proprio tempio del calcio. Ho incontrato Gianni Rivera: un idolo, qualcosa di indescrivibile. La cosa più bella è stata giocarci contro.

Cosa ci racconti della tua esperienza a Verona?

All’Hellas ho fatto tre stagioni, una più bella dell’altra. Ancora oggi i tifosi si ricordano di me come se fosse ieri, nonostante siano passati tanti anni. Nell’arco della mia carriera ho raccolto la simpatia di tutti. E reciprocamente mi sono sempre comportato bene e con cordialità, con chiunque.

Un annedotto in particolare?

Con mister Valcareggi. Una volta, per curiosità, gli chiesi: “Mister, ma come mai Zigoni arriva sempre per ultimo?”. Mi rispose: “Perchè non si chiama Logozzo” (ride, ndr). Giocatori come Zigo avevano molte più libertà.

A Bologna invece l’unico gol in carriera, che è valso la promozione del felsinei in Serie B: lo ricorda? Lei rientrò nell’affare che portò un certo Roberto Mancini alla Samp.

Come potrei dimenticarlo? Era contro la Sanremese, su punizione. La mia marcatura ha suggellato la partita sul 2-1. Il match è finito 3-1. Ne realizzai anche uno con la maglia dell’Avellino, ma alla fine venne assegnato al compianto Antonio Ceccarini. Era un mio caro amico e abbiamo vissuto una stagione splendida insieme, proprio ad Avellino. Comunque sì. Io, Galdiolo, Roselli e Brondi al Bologna più conguaglio economico, in cambio di Mancini alla Samp, che in coppia con Gianluca Vialli ha fatto più che bene. Peccato per quella finale di UEFA Champions League persa contro il Barcellona, con gol di Ronald Koeman.

E sulla sua carriera da allenatore? Cosa ci racconta?

La mia carriera da allenatore è durata circa 10 anni. Sono partito da squadre come Caltagirone, Cariati, Paternò, Licata, Bronte e Vittoria (Sicilia). Poi sono passato in Serie C2 al Francavilla e alla Maceratese (C2). Poi ho fatto il vice-allenatore al Messina in Serie B. Alla fine ho smesso, per andare in pensione e dedicarmi alla famiglia.

Quali giocatori, secondo te, sono il futuro dell’Italia?

Sicuramente Donnarumma, una bella realtà: è giovanissimo ed è gia il vice-Buffon. Poi Gagliardini e Caldara. Sono tantissimi i giovani che possono rappresentare il futuro della nostra Nazionale. Giocatori come Domenico Berardi, per esempio, potrebbero fare ancora meglio di quello che già fanno. Hanno delle qualità ancora non espresso appieno.

Juventus che molto probabilmente vincerà lo Scudetto: chi per l’anno prossimo potrà pensare di impensierire la supremazia bianconera?

Non so se effettivamente ci saranno squadre pronte per impensierire la Juventus. Milan e Inter hanno appena cambiato proprietà, quindi saranno squadre ancora di scoprire. La Roma era l’unica squadra, con il Napoli, che quest’anno avrebbe potuto davvero rompere il dominio della squadra di Allegri. Un plauso va fatto all’Atalanta di Gasperini, capace di affermarsi con i tanti prodotti del settore giovanile, che da sempre viene considerato come uno dei migliori dell’intero paese. Per l’anno prossimo comunque, credo che le milanesi si riprenderanno.

Intervista a cura di Daniele Pagani

Ringraziamo Antonio Logozzo per la gentilezza e l’immensa disponibilità nel rilasciare questa intervista.

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