SIMPLEMENTE EL SUPERCLASICO

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Super. Di qualità superiore. E’ proprio questo l’aggettivo che riesce a descrivere al meglio la sfida più acclamata e conosciuta del mondo. Siamo ovviamente nella terra che per antonomasia si più definire la terra del futbol, della garra, di quello spirito ricco di agonismo che sin da piccoli ci affascina. L’Argentina e il calcio sono una cosa unica, in particolare Buenos Aires, il teatro perfetto per ospitare El Superclàsico: Boca Juniors contro River Plate.

Molto più di una semplice partita, tanto che nel 2014 El Superclàsico viene inserito nelle 50 cose da vedere prima di morire dal giornale britannico The Observer.

Il clima che si respira nel giorno della partita non ha eguali, cori e coreografie sono la cornice perfetta, alla quale però nel corso della storia si sono spesso affiancati episodi di violenza. L’odio tra le due squadre è un qualcosa che viene trasmesso di generazione in generazione, scegliere il Boca o il River equivale a scegliere due stili completamente opposti ed automaticamente scegliere un rivale (o nemico) da odiare ogni singolo giorno.

El Superclàsico è la stracittadina, come già detto, più famosa del mondo. Andiamo ora a scoprire le radici, la storia e la nascita di questo magnifico match.

Entrambe le società nacquero nella capitale agli inizi del ‘900 nel barrio de la Boca situato vicino al porto e caratterizzato dalla presenza di case di tutte i colori che rendono particolare  e folklorostico questo quartiere. A quel tempo la darsena della capitale era piena di imbarcazioni inglesi. I marinai inglesi nei loro momenti liberi andavano nelle zone libere del porto per giocare a calcio. Gli abitanti della città si interessarono a questa nuova disciplina e iniziarono a praticarla sfidando i marinai inglesi. Alla Boca in breve tempo divenne lo sport più praticato.

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Nel barrio vennero fondate due squadre, una da un gruppo di giovani di origini genovesi il Santa Rosa e l’altra da un gruppo di ragazzi argentini il Rosales. Il 25 maggio 1901 grazie alla proposta del signor Livio Ratto le due squadre si unirono e diedero vita al River  Plate. Il nome fu scelto quasi casualmente, uno dei fondatori si accorse della scritta “River Plate” (Rio della Plata) su alcune casse abbandonate nel porto e insieme agli altri soci decise  di chiamare così il club.

Dal giorno della sua fondazione il River si contraddistingue per la sua divisa, tutta bianca con banda rossa trasversale, mentre la seconda maglia è di colore rosso scuro/granata in omaggio al Grande Torino.

Il soprannome di quelli del River è “Millionarios” per l’estrazione sociale dei suoi supporters e per aver abbandonato il barrio trasferendosi in un quartiere residenziale della città, più precisamente a Nuñez.

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Qualche anno dopo, più precisamente nel 1905 nello stesso barrio un gruppo di giovani italiani provenienti da Genova decisero di fondare un nuovo club: il Boca Juniors.

Come per quelli del River curiosa fu la scelta dei colori sociali. Uno dei giovani fondatori propose di utilizzare i colori della prima nave che fosse entrata al porto, che fu un imbarcazione battente bandiera svedese, ed è questo il motivo per cui tutt’oggi il Boca utilizza il blu ed il giallo nelle divise di gioco e all’interno del proprio stemma. Il soprannome del Boca è “Xeneizes” che tradotto significa genovesi.

Ovviamente in un match così sentito e caldo gli sfottò e le prese in giro sono all’ordine del giorno, a tal punto da creare dei veri e propri nomignoli per chiamare gli eterni rivali. I tifosi del River chiamano i rivali “Bosteros” che significa cafoni che vivono nei quartieri poveri, mentre dall’altra parte i giallobu chiamano i rivali “Gallinas” cioè polli soprannome nato dopo la clamorosa sconfitta in Libertadores del 1966 contro gli uruguaiani del Penarol.

Celebre fu l’esultanza di Tevez, che dopo aver segnato all’ultimo minuto in casa del River esultò mimando il gesto del pollo facendo andare su tutte le furie il popolo dei Millionarios.

Appunto le case dei due club sono i teatri perfetti per ospitare questo match. La Bombonera è la tana del Boca mentre il Monumental è quella del River. A ogni Superclàsico l’atmosfera all’interno degli impianti è fantastica, suggestiva e piena di calore il tutto animato da coreografie cori assordanti e lanci di Papeles.

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Il primo derby ufficiale della storia si disputò il 24 agosto del 1913 e fu vinto dal River per 2 a 1. La nascita di questa grandissima rivalità fu sancita quel giorno. La cronaca dell’epoca fu affidata alla testata giornalistica La Naciòn che raccontò dell’arrivo in ritardo dell’arbitro e del clima di odio e tensione tra le due fazioni. Al 25esimo minuto in seguito a numerosi contrasti violenti si scatenò una rissa che coinvolse anche il pubblico sugli spalti causando attimi di terrore.

Dal quel giorno spesso la violenza è stata la protagonista del Superclàsico. Il peggior incidente legato ad un evento sportivo della storia Argentina fu proprio in un Boca-River, più precisamente il 23 giugno 1968 al Monumental. Quel giorno in seguito ai consueti scontri governati da odio ed eccesso di agonismo morirono 71 persone che rimasero schiacciate dal cancello numero 12, passando appunto alla storia come “La tragedia de la puerta 12”.

“Superclásico de la vergüenza” venne invece chiamato il match di Libertadores del 2015 alla Bombonera. Nel quale i giocatori del River al rientro dal secondo tempo furono colpiti da un ordigno contenente un gas ustionante e urticante, match sospeso e vittoria a tavolino per i Millionarios.

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In totale il Superclàsico si è giocato ben 362 il Boca se si lo è aggiudicato 131 volte mentre il River insegue a quota 113.

Lo scenario perfetto per ospitare questo match è ovviamente la Copa Libertadores, teatro di una rimonta epica nel 2000 quando il Boca ribaltò un 2-1 del River vincendo con un netto 3 a 0 alla Bombonera grazie ai gol dell’idolo indiscusso di casa Martin Palermo.

Nel corso della storia numerosi sono i grandissimi giocatori ad aver giocato il Superclàsico, la maggior parte da vere e proprie bandiere dei due club.

Tra i più grandi del River sono assolutamente da ricordare la saeta rubia Alfredo Di Stefano, Omar Sivori talento incredibile coccolato per poco dai tifosi dei Millionarios ma mai dimenticato ed infine i più recenti Mascherano, Crespo ed “El payazo” Aimar.

Dalla parte degli Xeneizes indimenticabili sono le gesta di Maradona e di quello che viene definito dal popolo gialloblu “El ultimo numero Diez” Juan Roman Riquelme, giocatori di una qualità infinita capaci di emozionare e regalare brividi alla gente che forse più di tutti ama le giocate, che come si dice in gerco calcistico sono “da dieci”.

E’ sicuramente il derby più bello e affascinante del mondo, la possibilità di viverlo dal vivo è il sogno di ogni appassionato del mondo del calcio quei 90 minuti sembrano interminabili e sono ricchi di emozioni grazie alla tipica garra sudamericana e alle giocate spettacolari dei protagonisti. Sediamoci sul divano e godiamoci questo immenso ed infinito spettacolo, che ci ricorda ogni anno il perché amiamo così tanto il futbol..

                                           Articolo a cura di Federico Bottara

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