IL PORTO SEPOLTO

Il Porto Sepolto GDDF
Immagine realizzata da Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di Don Flaco”

Vi arriva il poeta

E poi torna alla luce con i suoi canti

E li disperde

Di questa poesia

Mi resta

Quel nulla

Di inesauribile segreto.

 

Udine, 1916. Ungaretti pubblica questa breve poesia.

Darà il nome alla sua prima raccolta e il senso alla sua intera poetica.

Il porto sepolto è ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile.

Sepolto.

Simbolo di un mistero che ha in sé un inesauribile segreto.

Firenze, 31 Maggio 2008. Tale mr. Corvino, che di calcio – e calciatori – se ne intende, convince i freddi e misurati fratelli Della Valle a sganciare un assegno di 8 milioni di euro, direzione Partizan. A Belgrado incassano e ringraziano, avari di denaro ma non liberi di invidia e nostalgia, consci che quel ragazzo era ormai pronto a spiccare il volo, ma segretamente gelosi di dover condividere le sue magie con il resto del mondo.

Shevchenko come idolo d’infanzia, Vučinić come modello e sogno da raggiungere in nazionale, Stevan Jovetić si presenta a Firenze neanche diciottenne, ma con tante promesse da mantenere.

Pochi mesi per ambientarsi e poi l’esplosione, con quei riccioli negli incubi di tutti gli avversari.

Stagione 2009/2010, ultima avventura in Champions della Fiorentina. JoJo si veste da condottiero, prima con il gol che vale la fase a gironi contro lo Sporting Lisbona nei preliminari e poi con le storiche doppiette a Liverpool e Bayern Monaco. Il destino – e l’arbitro – fermarono quella splendida cavalcata, ma ben sappiamo come l’Inter abbia vendicato la squadra italiana sbarazzandosi dei bavaresi nella passerella di Madrid del 22 Maggio.

E forse è proprio qui che si inceppa definitivamente quel lavoro di scavo del poeta Stevan.

Torniamo all’opera del maestro della poesia pura: nella prima strofa quella del porto è un’immagine ben precisa, una metafora che rappresenta il nostro animo. I primi tre versi ci dicono che quando scriviamo una poesia, andiamo a fondo nel porto, ossia nella nostra interiorità, riuscendo a portare alla luce e a esternare ciò che abbiamo dentro a livello di ricordi, emozioni, sentimenti.

Così Stevan. Scriveva versi e suscitava emozioni.

Scavava nella profondità del proprio animo. Cercando ispirazione.

Non a caso Ungaretti termina la prima strofa con il verbo disperdere. Scelta che evidenzia la volontà di chi scrive poesie di diffondere i versi e di non lasciarli dentro di sé.

Tuttavia, come spiegato nella seconda strofa della poesia, esistono dei lati dell’io che sfuggono e non possono essere afferrati.

E allora qualche intoppo di troppo. Gli infortuni, la piovosa e spenta Manchester, le critiche, gli alti e i bassi a Milano, le aspettative tradite, il litigio e i dissapori velati con Mancini. Ora si dice che stia riuscendo a raffreddare anche l’Andalusia. 2 gol a distanza di pochi giorni nelle prime due partite, entrambi al Real Madrid, poi la miseria di 3 gol in 20 gare, la storia che si ripete.

È questo. Stevan. Partire con le migliori intenzioni e poi accorgersi che qualcosa sfugge.

Incostanza, debolezza, incoerenza, fragilità, leggerezza, volubilità.

Hanno cercato di spiegarlo in tanti modi.

Ma è difficile dire –  e sapere – cosa manchi a Stevan.

E allora voglio tentare questo accostamento, e credere che Il porto sepolto probabilmente sia un’ottima trasposizione letteraria che può avvicinarsi non poco alla triste vicenda calcistica del montenegrino che sognava Shevchenko e aveva Vučinić come modello.

Perché il poeta diffonde – disperde – i versi che esprimono la verità raggiunta. Ma non completamente. Perché rimane quell’inesauribile segreto.

Questo segreto è appunto la parte dell’io che sfugge, che rimane oscura persino a chi scrive la poesia.

Non è solo il lettore a restare in parte all’oscuro del mondo interiore del poeta, ma anche il poeta stesso.

Chiamatemi JoJo, ma non sono Baggio“. Lo aveva detto lui stesso, il 27 luglio 2008, che l’accostamento a Baggio non era appropriato. Un ragazzo timido, modesto, che non voleva sentirsi l’ennesima etichetta addosso. Che non riesce a regalarci la sua verità.

E a noi non resta che un grande vuoto, grande come l’ignoto che ci ha lasciato sempre intravedere ma che resterà per sempre e dannatamente “quel nulla di inesauribile segreto”.

Torna presto alla luce, Stevan.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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