SEVEN NATION ARMY, IL PO PO PO CHE HA FATTO SOGNARE L’ITALIA IN UNA NOTTE D’ESTATE

white stripes

La maggior parte dei tormentoni musicali nascono per caso. Uno stereo, un disc (molto spesso l’unico disponibile), un ritmo coinvolgente e la giusta compagnia. E il gioco è fatto.

È quello che è successo anche nel Giugno del 2006, quando Marco Materazzi, in ritiro a Dusseldorf con la nazionale per preparare il mondiale, compra delle casse di ultima generazione. Le vuole provare sul pullman che gli azzurri usano per i trasferimenti. L’i pod delegato è quello di Francesco Totti. La canzone più in alto nella playlist del capitano della Roma è un pezzo non recentissimo, di tre anni prima. Si chiama Seven Nation Army ed è della band americana The White Stripes. Quello che ha colpito Totti è l’impressionante giro di basso iniziale. È una sensazione che punta direttamente alla pelle, immaginate se cantata da uno stadio intero.

Gli è capitato qualche mese prima a Bruges, in Belgio, in occasione di una trasferta di Europa League. I nerazzurri di casa passano in vantaggio e Seven Nation Army viene sparata a tutto volume dagli auto parlanti. Improvvisamente il pubblico si mette a scandire il po po po che in Italia conosciamo fin troppo bene. I tifosi della Roma adottano subito l’idea, e il coro diventa popolare in Curva Sud. Anche perché porta bene. È il periodo delle undici vittorie di fila della prima gestione Spalletti, culminate con il successo del derby. Po po po che vince non si cambia, e porta la Roma al quarto posto, diventato poi secondo in seguito allo scandalo Calciopoli.

Così come i tifosi giallorossi, quel giro di basso entusiasma anche la nazionale del 2006. E anche in questo caso, il pezzo sembra circondato da un’atmosfera magica, che si porta dietro una bella dose di fortuna. Più si canta e più gli azzurri vanno avanti, fino alla finale. Fino alla vittoria, quando ormai è diventata l’unica canzone che si sente nello spogliatoio. E si diffonde anche tra gli italiani, come dimostra la festa al Circo Massimo; quando un milione di persone impennano i decibel di volume di una notte romana di Luglio con quel riff di basso.

Da quella sera è stato l’inno ufficioso della nazionale in tutte le competizioni ufficiali. C’è però una sorte di protezione nei confronti di questo brano. Lo si tira fuori solo quando si vince, quasi a non voler contaminare il ricordo del mondiale tedesco. Hanno provato anche a “fregarcelo”. Gli spagnoli lo hanno adottato per le cavalcate europee e mondiali del 2008, 2010 e 2012. Ma ce lo siamo ripresi con gli interessi nel quarto di finale dello scorso europeo francese. A proposito di francesi, la loro versione, che li ha accompagnati nell’europeo di casa, potrà anche essere coinvolgente, ma sembra una pallina imitazione del pezzo che in un pomeriggio di Dusseldorf del 2006 è diventato immortale. Almeno da noi.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

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