IL DERBY DEGLI ETERNI NEMICI NELLA TERRA DEI GUERRIERI ATENIESI

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L’Antica Grecia fu la terra che inventò l’Arte della Guerra, principalmente effettuata per distruggere le economie dei nemici. I principali protagonisti di queste azioni erano gli Opliti, cittadini comuni che una volta svolto il loro compito da soldato tornavano alla quotidianità del lavoro. Oggi la rivalità di cui parleremo vede protagonisti 22 Opliti affrontarsi per due volte all’anno nella capitale Ellenica, parliamo della battaglia tra Olympiakos e Panathinaikos, il derby degli eterni nemici.

L’Olympiakos Syndesmos Filathlōn Peiraiōs è una polisportiva e fu fondato il 10 marzo 1925 al Pireo. E’ la squadra più titolata del paese vanta infatti all’attivo 44 titoli nazionali, 27 Coppe di Grecia e 4 Supercoppe. Proprio per questo il soprannome del club è Thrilos, che vuol dire leggenda, termine accostato negli anni ’50 quando riuscirono a conquistare 5 titoli consecutivi.

I Thrilos si distinguono da sempre per la loro maglia a strisce bianco e rosse che da origine anche a un altro soprannome: Erithrolefki, i rossobianchi!

Il teatro greco che ospita le partite casalinghe dell’Olympiakos è lo stadio Stadio Geōrgios Karaiskakīs. Il nome è un onoreficenza nei confronti di un eroe della guerra civile greca, e può contenere fino a 33mila persone e a ogni big match il clima è infernale!

Il Panathīnaïkos Athlītikos Omilos nacque il 3 febbraio 1908 e come i nemici anch’esso è una polisportiva. Nonostante un palmares con meno titoli dei rivali, che vanta all’attivo 20 campionati, 18 Coppe di Grecia e 3 Supercoppe è una delle squadra più grandi e conosciute del paese.

Il soprannome della squadra è Trifylli che letteralmente significa trifogli. Il motivo è che sin dalle sue origini il simbolo del club è un trifoglio e proprio per tale motivo le divise del club sono verdi e bianche.

La casa del Pana è l’Apostolos Nikolaidis stadio costruito nel 1922 che può contenere fino a 18mila supporters.

Eterni nemici. Sin dalle sue origini questo derby è caratterizzata dalla caccia quasi ossessiva al nemico, le strade limitrofe agli impianti nel giorno della partita sono blindate, la polizia ha il difficilissimo compito di evitare i contatti tra le due tifoserie che nel corso della storia sono stati numerosi e gravissimi.

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E’ una vera e propria guerra, il clima è tesissimo tanto da influenzare anche i giocatori che danno vita a un match che, agonisticamente parlando, è una vera e propria battaglia. Risse ed entrate al quanto decise sono all’ordine del giorno.

Come per ogni rivalità i primi motivi di screzio sono le origini sociali dei due club, distanza che ormai si è alleviata fino quasi a scomparire.

Il Pana ha origini borghesi, mentre l’Olympiakos è ovviamente di origine proletaria in particolare legata alla zona portuale della città. Queste sono le basi che hanno creato la rivalità, alimentata ogni anno da tentativi di vendetta ai precedenti scontri.

I primi scontri avvennero nel 1930. I tifosi biancorossi si presentarono in trasferta portando in spalla delle bare colorate di verde istigando i supporters del Pana. Il risultato fu clamoroso, vinsero i trifogli per 8 a 2, ed ecco che la volontà di vendicarsi a quel macabro gesto ebbe il sopravvento sui tifosi verdi bianchi che utilizzarono proprio quelle bare per colpire e aggredire i nemici.

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Una storia fatta quasi esclusivamente di violenza è quella del derby degli eterni nemici, che da quel giorno nel 1930 non ha mai abbandonato questa rivalità.

Come accadde nella semifinale di Coppa del 1964 in cui a seguito dei violentissimi scontri tra le due fazioni entrambe le squadre persero a tavolino, l’AEK Atene si aggiudicò l’altra semifinale vinse il titolo senza giocare la finale!

Negli anni ’80 il governo greco decise di vietare le trasferte alle due tifoserie, provvedimento praticamente inefficace dato che l’unica volontà di entrambi i supporters è conquistare la superiorità fisica attraverso gli scontri che potevano benissimo esserci in tutta la città.

La frangia più calda del tifo dei trifogli è riunita sotto sotto lo storico striscione GATE 13 che si vanta di essere il più temuto gruppo di hooligans greco e che originariamente si è sempre dichiarato di estrema destra. Il gruppo organizzato più conosciuto dell’Olympiakos è invece riunito sotto lo striscione GATE 7, chiamato così in onore delle 21 persone morte a causa della chiusura del gate 7 nel tentativo di uscire dallo stadio per festeggiare la vittoria di un derby con l’AEK.

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Cronologicamente parlando l’ultimo episodio che riguarda le due squadre è forse il più triste, dato che accadde nel 2015 periodo di piena crisi economica per il paese il quale si trovava in una situazione drammatica. E fu proprio il contesto ad ampliare l’odio tra le due parti.

Il derby di quell’anno fu caratterizzato da violentissimi scontri, sì la normalità direte voi, ma il fatto che aggravò il tutto fu perché essi furono scatenati dall’allenatore dell’Olympiakos Vitor Pereira che andò sotto la curva dei trifogli scatenando una vera e propria battaglia. Decine di tifosi del Pana vestiti con il passamontagna bianco e verde invasero il campo a caccia del tecnico portoghese con aste di ferro, bloccati dalla polizia cercano di farsi strada lanciando petardi.

Pereira a quel punto decise di scappare correndo negli spogliatoi. Quel giorno ci furono 11 arresti e qualche giorno dopo si riunì il consiglio della Super League durante il quale la battaglia proseguì tra i vertici societari: il presidente dell’Olympiakos, stizzito lanciò un bicchiere contro il presidente del Pana. A quel punto il governo Tsipras decise di sospendere le attività calcistiche di tutto il paese per qualche settimana, in virtù anche della situazione economica del paese e del gravissimo momento per la popolazione.

Dopo anni e anni di violenza e scontri, ancora non è stata trovata una soluzione a questo problema, ed è proprio questo il motivo per cui il derby degli eterni nemici è tra i più caldi e sentiti del mondo e forse nel caso di una gita ad Atene nei giorni della partita sarebbe meglio evitare di acquistare un biglietto per assistere al match, probabilmente meglio vedersela comodi sul divano.

                                             

                                                  Articolo a cura di Federico Bottara

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