MARCO BALLOTTA

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Photo by http://www.calciomercatoweb.it

Intervista esclusiva de “la Gazzetta di Don Flaco” a Marco Ballotta, ex portiere tra le varie di Lazio e Inter. Sono tantissime le tematiche affrontate: da un parere tecnico sulla finale di Cardiff tra Juve e Real Madrid alla grande stagione della Lazio di Simone Inzaghi, passando per Francesco Totti, il futuro dell’Inter e la NewGen italiana dei portieri.

In merito alla finale di Cardiff del 3 Giugno tra Juventus e Real Madrid, lei ha giocato la sua ultima partita in Champions League proprio contro i Blancos: un pronostico per il match?

É una finale, e di conseguenza in una finale, soprattutto in 90′ minuti secchi, non sempre vince la migliore. Io vedo avvantaggiata la Juve perchè è più completa come squadra, è forte in tutti i reparti e lo ha dimostrato. Non è un caso che abbia vinto il campionato, la Coppa Italia e che sia arrivata in finale di Champions League, quindi è qualcosa di positivo, sicuramente. Poi ogni anno si sta rinforzando.

Come vede il Real Madrid e, che partita, secondo lei dovrà giocare la Juve?

Il Real Madrid non è proprio l’ultima arrivata: nel reparto offensivo hanno un potenziale pauroso, però magari dietro qualche sbavatura, ogni tanto, la fanno e quindi la Juve dovrà sfruttare tutte le occasioni che gli si presenteranno stando attenti in difesa e magari partendo in contropiede con alcuni giocatori che hanno, perchè tra Dybala e Cuadrado, i bianconeri hanno sicuramente giocatori che possono dare fastidio a questo Real. Senza dubbio ci vuole la partita perfetta per vincere la Coppa. Giocano contro una squadra che è abituata a giocare solo partite importanti, finali, e sicuramente non si lasceranno condizionare dalla Juve.

Lei ha giocato l’ultima partita in Champions contro il Real Madrid battendo, peraltro, il record di longevità per un portiere in una competizione europea: che ricordi ha di quella partita?

Alla fine arrabbiato, perchè ero convinto di passare il turno. Io non pensavo alla partita in sé ma alla possibilità, siccome avevamo pareggiato 2-2 all’andata, di passare il turno. Era qualcosa di impensabile, però io ci credevo lo stesso. Insomma, abbiamo perso 3-1 e dopo magari ti rimane quella soddisfazione di aver giocato la tua ultima partita lì, al Santiago Bernabeu.

Peraltro, battendo un record…

Secondo me è un premio, un coronamento alla mia carriera. Giocando a quell’età, in ogni caso vuol dire che ho sempre cercato di migliorarmi anche oltre i 40 anni. É stata la dedizione, la passione che ho per questo sport. Secondo me questo è il giusto coronamento, questo un premio alla mia carriera. Poi ci vuole anche un pizzico di fortuna, perchè arrivare a giocare alla mia età significa anche non avere infortuni gravi, che possano condizione un’intera carriera.

Dell’anno all’Inter, stagione 2000/2001, che ricordi ha?

Ero più curioso di andare in un grosso club, ma non perchè la Lazio fosse una società di minore importanza. Però dell’Inter non sono rimasto molto entusiasta. É stata anche un’annata un po’ particolare, con tante vicissitudini: c’era Marcello Lippi che dopo la prima partita di campionato andò via. Insomma, dal punto di vista organizzativo mi ha lasciato un po’ perplesso. É stata un’esperienza di un anno, sono uscito bene però sono rimasto un pochettino deluso, ecco. Pensavo che dal punto di vista organizzativo fosse un po’ meglio, poi negli anni un po’ s’è migliorata: per un club così importante, ci sono rimasto un po’ così.

Seguendo il calcio odierno, che prospettive vede per il club nerazzurro sotto la gestione di Suning?

Certo che lo seguo. Discorso della proprietà cinese a parte, l’Inter dovrebbe davvero iniziare a programmare, e non annualmente, ma almeno in un triennio, fino a raggiungere la Juve, la Roma e il Napoli, che non sono a mille anni di distanza. Tuttavia i nerazzurri non possono pensare di tornare a vincere subito, in un solo anno, perchè la Juve è avanti qualche anno rispetto all’Inter, c’è poco da fare, perchè i bianconeri ogni anno riescono a rinforzarsi. Non è facile, la Juve ha un organico importante e l’Inter deve mettere delle basi e cominciare a lavorare. Non è assolutamente facile e non bisogna distruggere tutto se le cose non vanno bene, devono trovare un punto fermo e ogni anno dev’essere quello: investire tanto, per poi vedere che magari l’annata non è andata bene, e allora rivendere e ricomprare di nuovo tanti giocatori secondo me non porta risultati, si buttano via dei soldi. Devono programmare, come credo stiano facendo adesso, anche a livello societario stanno crescendo e sono convinto che nel giro di 3 anni l’Inter tornerà nei posti che gli competono.

Una sorpresa della stagione invece, è stata proprio la sua vecchia squadra, la Lazio: cosa ne pensa del campionato dei biancocelesti?

No, è stata una grossa sorpresa. Io per primo sono rimasto colpito dal lavoro che ha fatto Inzaghi. Non pensavo che come primo anno da allenatore della Prima Squadra potesse raggiungere dei risultati così importanti. Senza dubbio conosce benissimo l’ambiente, ormai sono quasi vent’anni che è lì alla Lazio e conosce esattamente il mondo laziale. Si è fatto trovare pronto, nonostante l’inizio confuso dell’annata: doveva andare a Salerno, poi Bielsa ha rifiutato l’offerta. Lui è ritornato, però con tanta umiltà e dedizione, e ha fatto vedere ciò di cui è veramente capace. Mi ha meravigliato.

Una domanda su Totti. Lei ha giocato tanto nella Lazio, come ha vissuto i derby contro il capitano giallorosso?

Lui è un ragazzo fantastico, poi nei derby è normale che gli animi si possano scaldare, anche perchè l’ambiente Roma è un ambiente delicato, molto passionale e quando si avvicina questa partita non esiste più niente, c’è solo il derby: si ferma la città, tutti guardano la partita. L’interesse per questo derby riguarda la città a 360%. Totti è lì da 25 anni, è sempre stato il capitano la sente maggiormente, ha sempre avuto pressioni maggiori. E quando vinceva, qualche sfottò ci poteva stare (ride, ndr). Però, a parte quello, è un bravissimo ragazzo, solo che una persona come lui, un gocatore che ha fatto la storia della Roma, quando si mette un po’ in secondo piano può dare un po’ fastidio: i tifosi sono sempre con lui, non è più al 100% della condizione fisica, ma è normale, e fare questo passaggio a volte porta anche delle cose negative. Lui è intelligente e l’ha capito, perchè se smette non dico che sia un bene per lui, ma è anche bene per la Roma. Ma non dico questo perchè Francesco vorrebbe giocare tutte le partite, ma perchè è in ruolo dove non può più dare tutto. Lui qualche partita potrebbe ancora farla, ma non può più essere determinante per la Roma in campo. Però sicuramente può esserlo ancora fuori dal campo.

In merito a Gianluigi Buffon: giocherà la finale di Champions tra qualche giorno, ma pare che possa arrivare addirittura al Mondiale 2018. Secondo lei chi può essere il suo erede?

Donnarumma è quello che sicuramente prenderà il suo posto. Chi ha fatto vedere di più, chi ha dimostrato di avere maggiori qualità è lui. Poi dietro ci sono una serie di portieri che stanno esplodendo ma che non sono ancora al suo livello. Ci sono Alex Meret e altri ragazzi giovani a cui bastava dare un po’ di fiducia per farli crescere. Adesso stanno crescendo, però li vedo ancora un po ‘al di sotto di Donnarumma. Meret, senza dubbio, ha le qualità insieme a Donnarumma per prendere il posto di Buffon. Si è perso un po’ Scuffet, di cui si parlava tanto, ma adesso stanno cercando di recuperarlo. Di bravi portieri ne abbiamo, ma sono ancora giovani e devono solo fare esperienza prima di pensare di arrivare alla Nazionale. Per ora Donnarumma e Meret hanno qualcosa in più.

Che consiglio ti senti di dare a questi portieri?

Consigli particolari non ce ne sonom a gli dico di giocare mettendo tutta la passione che hanno, cercare di migliorarsi ogni giorno senza mai pensare di essere arrivati, perchè quando si pensa di essere arrivati, è il momento in cui si torna indietro. Quindi gli consiglio di guardare avanti e ogni allenamento deve portare qualcosa di positivo.

Ringraziamo Marco Ballotta per l’immensa disponibilità nel rilasciare questa intervista, che contribuirà sicuramente alla nostra crescita. Un calciatore, ma ancora prima un uomo, che di esperienze sul campo ne ha vissute davvero tante.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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