JOHANNES NEESKENS, IL GREGARIO CON LO SMOKING

Johan Neeskens
Sir Johannes Jacobus Neeskens – Mirifico camaleontismo e abnegazione gargantuesca (Photo by Alessio Giannone ispirata a Fabrizio Pupazzaro Art Concept)

<< La mia squadra ideale? 1 portiere, 9 Neeskens e un Cruijff davanti >>

Johan Cruijff, il profeta del gol

Heemstede è una città suggestiva. Sta lì dal Medioevo, nell’Olanda settentrionale. Non si muove. Persino chi vi soggiorna di rado, o chi la vede per la prima volta, ha l’impressione di essere a casa. Heemstede ti rapisce gli occhi, e un po’ anche il cuore. Sarà per quella connotazione tipicamente medievale che la città assume, che seppur si stagli autentica ai nostri occhi, restando impressa, ben s’integra con l’avanzare dell’urbanizzazione. E poi c’è quel castello, quel capolavoro immerso nel verde. Da lì si può ammirare il fiume Spaarne baciar le rive della cittadina, pare sussurri qualcosa. Ne ha viste passare di persone lungo le sue sponde, davvero tante. Persone comuni, ognuna con la sua storia: chi per riflettere, chi per contemplare, altri semplicemente per passare il tempo.

Anni ’40, anni difficili. La guerra imperversa, si compendia intorno al terrore per la Blitz Krieg imposta dalla Germania, alla sofferenza per il De Hongerwinter (L’inverno della fame) patito dal popolo olandese. Eppure c’è chi sostiene che lungo le rive dello Spaarne fosse possibile riapprezzare un po’ di quiete. Qualcosa di apparentemente utopico, forse inimmaginabile a quell’epoca. A volte bastano la vivacità dei tulipani e il vento tra i capelli per sentirsi più liberi. É lì che è nato e cresciuto Johan. No, non parlo del profeta del gol, la massima eminenza del Voetbal giocato-teorico-filosofico. Per farla breve, Dio sceso in terra con un pallone di cuoio. Parlo dell’altro Johan. Johan II. Neeskens. Lassù è difficile portare quel nome con leggerezza, perché il pensiero va irrimediabilmente ad una maglia numero 14. Non potrebbe essere altrimenti.

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Johan Neeskens ai tempi dell’Heemstede (foto presa da http://www.ZonaCesarini.it)

Scudiero. Antieroe. Chiamatelo come volete. Aggiungeteci un per eccellenza, perchè parliamo comunque di un fenomeno, di uno che l’Olimpo calcistico se l’è meritato sul campo. Johan è nato il 15 Settembre del 1951, come il poète maudit Jan Jacob Slauerhof: neoromantico, irrequieto e anticonformista. Aveva anche dei difetti, che ci crediate o meno. Neeskens invece, aveva una qualità davvero particolare negli spensierati anni fanciulleschi: era camaleontico, caratteristica che porterà sempre con sé nell’arco di tutta la sua carriera. Un’eccellenza in qualunque attività sportiva: baseball e football i suoi cavalli di battaglia, la polisportiva Racing Club Heemstede la sua casa. E pensare che a furia di battere con un mazza di legno per poi lanciarsi in corsa verso le 4 basi, il ragazzo venne più volte convocato nella nazionale olandese di categoria.

Tuttavia, come disse lo scrittore Bruce Chatwin: la vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada. La vita stessa è un viaggio da fare a piedi. E nella lunga camminata della vita, sovente si giunge a un bivio, bisogna decidere che via intraprendere lasciandosi alle spalle tutte le altre, senza alcun rimpianto e senza alcuna certezza futura. Nees decide di legarsi al calcio in maniera definitiva e molto presto inizia a trarne i meritati onori. Forse per la sua abnegazione, per il suo instancabile desiderio di non mollare mai, al punto che tutti inizieranno a soprannominarlo De Leeuw (il leone). Forse perché in quella guerra lunga novanta più recupero, avere Johan II al proprio fianco non è tanto diverso dall’avere il pelide Achille nel proprio schieramento. In campo Neeskens sembra avere il dono dell’ubiquità, è onnipresente. Parte da terzino e qualche secondo dopo te lo ritrovi a sgomitare in mediana, per poi inserirsi in zona gol. Per farla breve: se Zeus avesse affidato al lui, e non ad Ercole, il compito di catturare la Cerva di Cerinea, non sarebbe stata una vera e propria fatica, ma una corsetta.

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Johan Neeskens con la maglia dell’Ajax – finale d’andata Supercoppa UEFA 1973

Amsterdam, 1970. Il vento sta cambiando, c’è aria di rivoluzione. Rivoluzione orange. Rinus Michels lo percepisce, come un capitano al timone della sua nave. Dopo il pesante 4-1 contro il Milan di Nereo Rocco in finale di Coppa dei Campioni, un cambio di rotta risulta quanto mai necessario. E quel ragazzo di Heemstede, la città che non si muove, sembrava perfetto, quasi fatto su misura, per l’idea tattica dell’algemeen (il generale) dei Godenzonen. Il jolly perfetto, da schierare davanti a Krol e dietro a Cruijff, in base alle necessità della squadra. Difende, attacca, sgomita e imposta: fa tutto. É lì che nacque il calcio totale, è lì che iniziò tutto: dai 3 Schal e le 3 Coppe dei Campioni, tutti consecutivi, ai Mondiali del 74′. Dalla Eeerste Divisie con l’Heemstede all’Ajax e la maglia orange in un solo anno.

Nel 1973 Cruijff lasciò la patria per approdare al Barcellona e Neeskens prese il suo posto in campo, peraltro con ottimi risultati, ma senza mai dimenticare il suo mantra, senza mai perdere lo spirito guerriero che lo ha sempre contraddistinto. Arriva il 74′, che per Nes è sinonimo di consacrazione. L’Olanda di Michels arrivò alla Coppa del Mondo con la sua innovativa formulazione tattica, quella del calcio totale. A tal proposito, gli orange del 74′ possono davvero considerarsi la scapigliatura del Voetbal: rifiutano qualsivoglia canone tradizionale sotto il profilo tattico per slanciarsi in una tipologia di gioco folle ma coscienziosa, dove puoi trovare Cruijff in difesa e Krol in attacco. Qual è un dato che può provare la bontà di questo calcio, ai tempi considerato utopico? Proprio Neeskens, che nonostante la sconfitta in finale contro la Germania Ovest terminerà la competizione da capocannoniere con 5 reti all’attivo.

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I due Johan ai tempi del Barcellona – Photo by http://www.storiedicalcio.altervista.org

Dopo la finale di Coppa del mondo, arrivò una chiamata dalla Catalogna. Era ancora lui, il padre del calcio totale, di quel sistema di gioco quasi perfetto, Rinus Michels, volato in Spagna per predicare calcio insieme all’altro Johan, quello più celebre. Voleva Neeskens a tutti i costi per sostituire il peruviano Hugo Sotil, a cui non fu rinnovato il contratto. Un compito davvero arduo, e infatti l’accoglienza non fu esattamente delle migliori, oscurata dall’incessante e nostalgico malcontento dei tifosi per la partenza del loro amatissimo campione. Eppure la vita ci insegna che mai andrebbe giudicato un libro dalla copertina, e infatti Nes diventerà, nel giro di 5 anni, un leader, una bandiera totalmente abnegata in favore della causa-Barça, il beniamino dei tifosi.

1978, tornano i mondiali. C’è voglia di riscatto, di tornare fino in fondo e cambiare il destino. Orange costretti a partire per il torneo senza Cruijff, che in quel periodo pensò addirittura di appendere le scarpette al chiodo dopo una rapina subita nella sua villa di Barcellona, episodio che scosse non poco il Profeta del Gol, che decise di rinunciare alla Coppa del Mondo. L’Olanda dell’austriaco Ernst Happel arriverà fino in fondo al torneo, di nuovo, ma ai supplementari della finale soccomberà sotto i colpi di Kempes e Bertoni. Destino crudele, certo, ma incontrovertibile. Argentina campione del mondo.

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Neeskens in azione con l’Olanda – photo by http://www.redandwhitekop.com

A 28 anni, dopo chissà quanti chilometri percorsi, inizia la fase calante della carriera di Johan II, che prima lascerà il Barcellona per approdare ai New York Cosmos, dove giocherà nuovamente col gemello Cruijff (che alla fine firmerà coi Los Angeles Aztecs) Franz Beckenbauer, Giorgio Chinaglia, Carlos Alberto, Pelé e François Van Der Elst, e infine la nazionale orange dopo il 2-0 patito per mano della Francia, che impedirà all’Olanda di prendere parte ai Mondiali dell’82’. Dopo un quinquennio da profeta del Voetbal nella terra degli yankees, Nes torna in patria con la maglia del Groningen. Qualche prestazione decente e poi via di nuovo, ancora verso gli USA, con Minnesota Strikers e Fort Lauderdale Sun. Infine un tranquillissimo quinquennio in Svizzera tra Löwenbrau, Baar FC e lo Zug 94.

Il ritiro dal calcio giocato a 40 anni, dei quali più della metà spesi rincorrendo un pallone di cuoio. Senza mai smettere di lottare, sempre col fuoco negli occhi. De Leeuw. Nes. Johan II. Possiamo chiamarlo in tanti modi. Un po’ attaccante, un po’ difensore. Davanti a Krol, dietro a Cruijff, ovunque. Mirifico camaleontismo e abnegazione gargantuesca. La grinta. L’intelligenza. L’abnegazione. Il sapersi adattare. Johan Neeskens è sempre stato almeno dieci passi avanti a tutti. Johan Neeskens, quarant’anni fa, aveva già capito tutto del Voetbal. Johan Neeskens è Johan II solo perchè l’altro Johan, era Dio sceso in terra con un pallone di cuoio.

Articolo a cura di Daniele Pagani

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