CANALLAS CONTRO LEPROSOS: IL CLASSICO DI ROSARIO

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Immagine a cura di Galufo Vector Art  ( https://www.instagram.com/galufo_vector_art/?hl=ithttps://www.facebook.com/Galufo/?fref=mentions )

Rosario, per chi non è a conoscenza, è una città dell’Argentina, più precisamente la terza più popolata dopo Buenos Aires e Còrdoba. Parafrasando Jorge Valdano, rosarino doc, essere di Rosario vuol dire essere argentini in maniera esagerata. E di conseguenza vuol dire essere pazzi per il futbol.

Calcisticamente Rosario si divide in due. A nord le strade e le mura sono dipinte con ritratti e scritte gialloblu, i colori del Rosario Centràl mentre a sud i colori che animano le vie e le case tipiche dell’Argentina sono il rosso ed il nero del Newells Old Boys. Le due zone sono offlimits per i tifosi avversari, e spesso si sono verificati episodi di violenza. In una città chiamata la “Cuna de ola Bandera” (la culla della bandiera) il calcio si vive ventiquattro ore su ventiquattro per 365 giorni all’anno, e la sfida più attesa da tutti è ovviamente il Clasico Rosarino.

Si nasce del NOB o del Rosario Central, non si sceglie. E’ una questione generazionale che coinvolge tutta la famiglia. Rosario è solo rossonera o gialloblu, non esistono altre squadre. Tanto che l’unica volta in cui le due fazioni si unirono, fu per effettuare una spedizione punitiva nei confronti di alcuni tifosi del San Lorenzo che decisero di fondare un club a Rosario. Ovviamente ci riuscirono dando fuoco alla sede e facendo capire che a Rosario ci sono solo due squadre!

“O sei tifoso del Central, o sei del Newell’s, altrimenti non sei nessuno”

Il Clasico Rosarino, è questione di passione, di amore per i colori e per la maglia. Questa sfida è sicuramente una delle più calde e sentite non solo dell’Argentina ma di tutto il mondo. Perdere è un qualcosa di inaccettabile per entrambe le tifoserie, il che significa sopportare gli sfottò dei rivali. La cosa che conta di più a Rosario è affermare il dominio cittadino, passano quasi in secondo piano il campionato le coppe e tutto il resto, il trofeo più ambito è il Rosarino!

“a Rosario lo sconfitto non conosce pace: son capaci di venirti a cercare sotto il letto per prenderti per il culo.”

Marcelo Bielsa

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Il Club Atlético Newell’s Old Boys venne fondato nel 1903 e il nome venne scelto in onore di uno dei pionieri del calcio argentino, l’inglese Isaac Newell nonché direttore e allenatore della squadra di calcio della High School di Rosario. Come il nome anche i colori furono scelti per Isaac, vennero infatti scelti il rosso della bandiera Inglese e il nero per quella Tedesca in onore di sua moglie nata in Germania.

Il NOB, nel corso della sua lunga storia è riuscito a conquistare 6 titoli nazionali e a raggiungere due finali di Libertadores nel 1988 e nel 1992. La casa dei rossoneri di Rosario è l’Estadio Marcelo Bielsa. Questo impianto fu rinominato così nel 2009 per ringraziare El Loco, grande bandiera della squadra e allenatore capace di entusiasmare con il suo gioco offensivo e a tratti utopico. Il Newell’s ha una grande tradizione a livello giovanile, ha infatti fornito alla nazionale Argentina giocatori come Messi, Batistuta, Valdano, Heinze, Walter Samuel, Pochettino e Nèstor Sensini.

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Il Club Atlético Rosario Central venne fondato nel 1889 da un gruppo di operari inglesi che lavoravano nelle ferrovie con il nome di: Central Argentine Railway Athletic Club. Il nome venne cambiato nel 1903 quando ci fu una fusione tra la Ferrocarril Central Argentino e la Buenos Aires Railway. I colori sociali sono mutati dalle sue origini dal bianco rosso della fondazione fino al giallo blu che è tuttora simbolo incontrastato del Central.

Oltre ad essere una delle più antiche d’Argentina il Rosario è stata l’unica squadra in grado di portare nella provincia di Santa Fe la coppa CONMEBOL (l’antenato della Libertadores) oltre ad aver conquistato a livello nazionale 4 titoli. Lo stadio dei giallo blu di Rosario lo è stadio Dr. Lisandro de la Torre, soprannominato e chiamato da tutti Gigante de Arroyito, dato che è il più grande di tutta la città.

La nascita della rivalità e dell’odio tra le due squadre era già ovviamente viva, ma ci fu un episodio che cambiò tutto. Negli anni ’30 del 1900 le condizioni igieniche della città di Rosario non erano certo le migliori del mondo, soprattutto nelle zone povere dove era largamente diffusa la lebbra che colpiva moltissime persone. Gli ospedali della città erano in sovraffollamento e si pensò di organizzare un amichevole a scopo benefico alla quale furono invitate le due squadre della città.

Il Newell’s accettò subito l’invito mentre il Central con scuse poco credibili decise di non accettare. I toni si fecero pesanti, quelli del NOB apostrofarono i rivali come “Canallas” (canaglie) e li accusarono di essere insensibili e per nulla interessati alla causa benefica.
Quelli del Central risposero con una domanda retorica del tipo: “Per quale motivo siete così interessati a questa partita? Forse perché siete lebbrosi pure voi?”, e proprio da quel giorno i gialloblu iniziarono a chiamare i rivali “Leprosos” (lebbrosi). Così nacquero i soprannomi che tuttora sono utilizzati nel gergo comune di Rosario per apostrofare i supporters delle squadre, e sono diventati ormai motivo di orgoglio per le due fazioni.

L’orgoglio è la caratteristica principale di questa stracittadina, ogni tifoso si vanta di esser leprosos o canallas, enfatizzando la storia dei miti e dei personaggi che hanno arricchito questo derby. Per i tifosi del Central gli idolo di casa calcisticamente parlando sono Mario Kempes e El Fideo Angel Di Maria insieme allo scrittore e tifoso Fontanarrossa che spesso nei suoi racconti ha fatto riferimento ai gialloblu di Rosario. Un altro personaggio da sempre amato a Rosario è Ernesto Che Guevara, il più famoso rosarino del mondo, anch’esso tifosissimo delle canallas.

Particolare è la storia di Aldo Poy, canterano del Central che quando nel 1970 fu ceduto dal club scappò su un isola facendo saltare tutto. Proprio l’anno successo, quello del primo titolo del club, segnò il gol più famoso per le canaglie, quello della vittoria in semifinale contro il NOB!

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Per i leprosos l’idolo indiscusso di casa è colui a cui è stato intitolato lo stadio: El Loco Bielsa che da allenatore portò il titolo argentino in casa Newell’s e una finale di Libertadores poi persa incantando i tifosi con un gioco spettacolare e guadagnandosi il rispetto e l’amore di tutto il popolo rossonero. Altro motivo di orgoglio sono i grandi giocatori lanciati dal Newell’s e diventati grandissimi campioni.

A Rosario il calcio è molto più di un semplice sport, è qualcosa di più, che forse mai riusciremo a comprendere. Ma perché sforzarsi nel farlo, a noi appassionati della materia basta semplicemente goderci questo spettacolo un mix perfetto di tutto ciò che un amante del calcio cerca!

                                                 Articolo a cura di Federico Bottara

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