LE PRIME IMPRESSIONI SONO QUELLE CHE CONTANO

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Fabio Capello – www.forbes.com

Immaginate la scena.

Avete prenotato un tavolo per due in un lussuoso ristorante, vi state per portare la vostra nuova fidanzata, che è alla ricerca di un serio impegno, e ha scelto voi. È il vostro primo appuntamento ufficiale, un rito, un passaggio, che per ogni ragazza si spera resti impresso magicamente e per sempre. Ma qualcosa va storto. Ed è colpa vostra. Già, perché per tutta la durata dell’appuntamento non fate altro che parlare della vostra ex e di come qualcuno abbia tentato di separarvi, lasciando intendere che la avete ancora a cuore.

No, non vi sto raccontando una puntata di Dawson’s Creek, con il giovane Dawson Leery che assilla la povera Jen passando i pomeriggi a raccontarle di Joey che saliva la scala per entrare in camera sua. E pensare che la futura Marilyn non aveva neanche così tanto velato il suo sexy-passato burrascoso in città, tanto per far intendere al bel biondo di Capeside che era interessata a ben altro che alle sue lagne su Joey Potter. Ma vabe, Dawson è solo un ingenuo Legrottaglie e non è mia intenzione qui e ora elencarvi la vastità di sfighe e delusioni della famiglia Leery.

E allora usciamo dai sogni ad occhi aperti e dalla finzione cinematografica e torniamo alla realtà. Vi sembrerà incredibile ma qualcosa di molto simile a quello che vi raccontavo è successo a Fabio Capello nel giorno del suo insediamento sulla panchina del Jiangsu Suning, per i più distratti o i nati ieri la squadra sorella in Oriente dei nerazzurri di Milano.

Piccola premessa: per convincere Fabio Capello ad emigrare in Cina, 71 anni dopodomani, 14 titoli in carriera, 3 panchine d’oro e 2 oscar del calcio, già ricoperto d’oro in Russia, dopo due anni lontano dal verde prato, immagino che il gruppo Suning abbia avuto argomenti che non possono essere riconducibili solo al vil denaro. Sottoscrivo qui allora la fiducia in una potenza capace di convincere i top anche travalicando lo stipendio (pur sempre importante) che arriva a fine mese. Indicative sono le parole che arrivano dal diretto interessato:

Ho valutato il gruppo con cui sarei andato a lavorare. E Suning vuole fare grandi cose nel calcio, è un gruppo mondiale importantissimo: ho accettato per il progetto. Qui c’è una grande connessione con il calcio italiano, con l’Inter. Dobbiamo riuscire a fare come Suning ha fatto in tutte le sue attività: portarle a primeggiare.

A me non sembrano semplici parole di rito.

Insomma, sembra che la tavola sia apparecchiata per quello che si prospetta un buon banchetto senza intoppi. E invece no. Perché Capello decide, nel presentare il suo staff tecnico, dove figura anche Zambrotta, di rivelarci che si sente scippato di due scudetti nel corso della sua lunga carriera. E non due scudetti qualsiasi, avete capito bene, proprio quelli revocati alla sua Juventus dalla Corte federale per frode sportiva nella sentenza del 25 Luglio 2006. Riporto testualmente, dalla conferenza di presentazione:

Gianluca ha giocato con me alla Juventus. Abbiamo vinto due campionati che poi ci hanno tolto, ma noi li abbiamo vinti sul campo.

Menomale che l’ha detto anche lui: “qui c’è una grande connessione […] con l’Inter”. Beh, caro Fabio, dovresti arrivarci da solo che non è un gran bel modo di presentarti all’ambiente nerazzurro, quello che hai usato, anche se avessi agito inconsciamente e senza malizia (il che forse sarebbe anche peggio, che significherebbe che li senti davvero tuoi, quegli scudetti di cui parli).

E pensare che c’era già chi si divertiva a scrivere che al primo filotto di 2/3 partite sbagliate da Spalletti c’era già pronto Capello a subentrare. Sono sicuro che se anche qualche stralunato tifoso interista lo avesse visto come l’uomo giusto per risollevare l’Inter alla prima difficoltà del tecnico di Certaldo appena presentato, ora abbia come minimo radicalmente cambiato idea.

Che dire, impressionare al primo appuntamento. Ci sei riuscito, Fabio.

Giuro che non avevo visto un autolesionismo così stupido da quando il padre di Dawson moriva schiantato in un incidente stradale per chinarsi a raccogliere un cono gelato caduto sul tappetino dell’auto.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

 

 

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