KERLON MOURA SOUZA, LA FOQUINHA DI IPATINGA

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Kerlon Moura Souza detto “Foquinha” – Photo by Alessio Giannone (ispirata a Fabrizio Pupazzaro art concept)

Nel calcio come in tutto il resto ci sono storie che non arrivano ad un lieto fine. Dopo una serie di alti e bassi, dopo giri apparentemente infiniti ci si rende conto che forse, semplicemente, non era destino. Oggi vogliamo raccontarvi la storia di una promessa mancata che probabilmente pochi di voi avranno impressa nella memoria: Kerlon Moura Souza, soprannominato “Foquinha”.

Ma partiamo dall’inizio, quando questo ragazzo classe 1988 inizia una carriera con belle speranze tra le file del Cruzeiro, risultando tra i migliori talenti del settore giovanile non solo della squadra di Belo Horizonte, ma dell’intero Brasile. Nato a Ipatinga, una cittadina del Brasile sud-occidentale, Kerlon si presenta come un centrocampista offensivo in grado di ricoprire diversi ruoli all’interno della trequarti avversaria: un jolly d’attacco che esordisce in prima squadra nel corso del 2005, prendendo parte a diverse partite della serie A brasiliana. Le sue abilità sono evidenti sin da subito, così come le sue doti da giocoliere: è qui che si guadagna il soprannome “Foquinha” (“piccola foca”, ndt). Doti che lo porteranno, come ovvio, ad essere preso di mira dagli avversari meno pazienti: ne sa qualcosa un tale Coelho dell’Atletico Mineiro, squalificato 10 giornate per aver reagito ad un dribbling del giovane Kerlon.

La sua gracile struttura fisica costituirà però il problema più grande, sempre e comunque. Nel febbraio 2008 avviene la prima operazione per la ricostruzione di entrambi i legamenti crociati, a 20 anni appena compiuti. Dopo un faticoso recupero arriva per Kerlon l’occasione di farsi apprezzare in un calcio totalmente diverso: quello europeo. In un’operazione che vede coivolta anche l’Inter di Moratti il giovane si accasa infatti a Verona, sponda Chievo. Il suo esordio nella massima serie italiana arriva a fine ottobre in una partita contro la Lazio dove Kerlon, nonostante i pochi minuti a propria disposizione, riesce a mettere in mostra i numeri che lo hanno reso celebre in tutto il Sudamerica. In totale saranno 4 le presenze con il Chievo e poi… più nulla.

Già, perché nell’estate 2009 si accasa all’Inter per poi volare, sotto consiglio del proprio procuratore Mino Raiola, ad Amsterdam dove viene integrato nelle giovanili dell’Ajax. A novembre, però, arriva il secondo grande infortunio mentre il  debutto con la maglia dei Lancieri non arriverà mai. Nel 2011, dopo un terzo infortunio, l’Inter lo manda in prestito al Paranà credendo forse che appianare la nostalgia di casa potesse attenuare almeno in parte i problemi del giocatore. Kerlon troverà anche qui poco, pochissimo spazio e dopo una parentesi nel campionato Mineiro l’anno seguente (vestendo la casacca del Nacional) torna a Milano ma soltanto di passaggio: lo aspetta infatti una nuova avventura, questa volta non più in presito, in Giappone.

Le due stagioni in terra nipponica con la maglia del Fujieda sono forse le migliori della carriera della nostra Foquinha: colleziona infatti 22 presenze condite da 9 gol. Ma ormai nessuno crede più nel talento cristallino tanto esaltato appena pochi anni prima. Tra il 2015 e il 2016 troviamo una breve parentesi in una serie minore negli Stati Uniti, un’esperienza nel Silema Wanderers a Malta e un ritorno in Brasile al Vila Nova prima dell’ultima stagione giocata in Slovacchia dove colleziona giusto qualche presenza con lo Spartak Trnava.

Interrotto il rapporto con il procuratore Mino Raiola, Kerlon vedrà scadere il suo contratto a inizio luglio e difficilmente la squadra slovacca lo vorrà trattenere. A soli 29 anni l’ormai ex promessa del calcio brasiliano non ha più molto da chiedere al mondo del calcio e questo, come è giusto che sia, è un dispiacere per tutti coloro che amano questo gioco. Lui prima di tutti.

Potremmo discutere ore sul perché di questa parabola discendente e probabilmente qualcuno accuserà l’Inter di non averlo curato a dovere, qualcun altro attaccherà il giocatore per il suo essere quasi provocatorio col pallone tra i piedi e altri ancora potranno inventarsi storie su problemi nella testa del giocatore. La verità è che soltanto Kerlon sa cosa sia successo: probabile che si tratti di una questione fisica oppure no, ma quello che rimane è il rimpianto da parte di tutti pensando a ciò che sarebbe potuto essere. Pensando ad un racconto della storia della Foquinha molto, molto diverso da questo.

Articolo a cura di Michele Pintaudi

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