SUNDAY BLOODY SUNDAY, GLI U2 E IL GRAN RIFIUTO DI JAMES MCLEAN

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Remembrance Sunday, James McLean e U-2 – By Fabio Simonelli

La seconda domenica di novembre in Inghilterra è la Remembrance Sunday, il giorno in cui si ricordano i soldati morti nelle due guerre mondiali. Anche la Premier League si unisce alle commemorazioni, chiedendo alle varie squadre di indossare sopra le maglie il poppy, il fiore del papavero, simbolo di ricordo.

Eppure su una maglia del West Bromwich, le ultime due volte, il poppy non si è visto. Era la maglia di James Mclean, centrocampista irlandese arrivato nel 2015 dal Wigan. James è nato a Derry, nell’Irlanda del Nord, ma ha scelto di giocare per l’ Eire, l’Irlanda del Sud. Non ha dimenticato quello che è successo Domenica 30 Gennaio 1972 nella sua città. O meglio, quello che gli hanno spiegato, perché non era ancora nato.

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photo by Mirror.co.uk

Nel gennaio 1972 il parlamento unionista nordirlandese emette una legge di carcerazione preventiva, senza processo, nei confronti dei nationalist, la minoranza cattolica che premeva per l’annessione all’Eire. Dagli anni ’60 di scontri di piazza se n’erano visti parecchi. E non era solo protestanti contro cattolici, ma anche un conflitto sociale tra i borghesi fedeli alla Union Jack, e la working class poco rappresentata al governo.

Quello che succede quella domenica però è molto diverso. In piazza scendono migliaia di nationalist, la maggior parte ragazzi. Sono stanchi di essere i capi espiatori della situazione, e preoccupati per un futuro che verosimilmente li porterà o in miniera, o a costruire navi 12 ore al giorno per un mucchietto di pound al mese. L’aria si fa subito pesante, e l’esercito britannico sembra in difficoltà a placare gli animi. Le prime molotov, le prime cariche. Poi uno sparo, un altro e ancora un altro. Restano a terra 13 giovani, e non si alzeranno più. Una ragazza, la quattordicesima, morirà in un letto d’ospedale qualche mese dopo. Altri dodici rimangono feriti, due perché investiti dalle camionette.

Il governo di Londra ha aperto sue inchieste sui fatti di Derry. Una, il Widgery Tribunal, lo stesso anno ha assolto completamente tutto il primo battaglione del reggimento paracadutisti. Dall’altra parte del Canale di San Giorgio l’hanno sempre vista come un insabbiamento. La seconda nel 1998, la Saville Inquiry, le cui carte vengono consegnate definitivamente  al governo solo nel 2010. L’allora premier David Cameron è chiarissimo: “Quello che è successo a Derry è ingiustificabile“. Il primo arresto nel novembre 2015, 44 anni dopo. Si tratta di un parà che avrebbe ucciso tre persone.

L’hanno chiamata Bloody Sunday, la domenica di sangue. E gli U2, irlandesi come i prati verdi e la Guiness, ne hanno fatto un pezzo stupendo. Sunday Bloody Sunday, una delle loro canzoni più celebri, dal tono intimistico e riflessivo. Loro nel ’72 c’erano, e non hanno mai dimenticato.

Così come non vuole fare James, che si è sempre chiesto il motivo per cui onorare i morti di quattro o cinque generazioni precedenti, quando mai nessuno aveva detto niente per i “suoi” di morti. Erano i figli dei suoi parenti, dei suoi vicini di casa, dei suoi concittadini. E a ricordali sono una marcia che tutti gli anni si tiene a Derry, il 30 gennaio. Lo scorso novembre i cronisti del Sun, tabloid inglese, hanno provato a chiedergli perché non avesse indossato il poppy.  La risposta: “Non capireste, non lo avete mai capito“. Il silenzio, la risposta più corretta.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

 

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