CARO IBRA, TI SCRIVO…

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http://www.thesun.co.uk

Caro Ibra, ti scrivo

Così mi distraggo un po’

E siccome sei molto lontano

Più forte ti scriverò

Da quando sei partito

C’è una grossa novità

Che il Manchester United

Il contratto non ti rinnoverà

Ormai lo avrete capito che non sono una persona del tutto normale. Vi starete anche chiedendo se il sottoscritto faccia uso di sostanze strane. Onestamente non mi piace mentire, per questo vi lascio il beneficio del dubbio (che alla fine sarebbe un non troppo velato “fatevi i cazzacci vostri”). Già m’immagino Ibra leggendo questo pezzo: 5 minuti di lettura, prenotazione immediata del biglietto aereo (solo perchè non ha voglia di volare), sbarco a Malpensa, un’oretta di treno per Cittiglio (sì, neanche un cittigliese sà dove sia Cittiglio) e… calcione in faccia stile Taekwondo con il suo delicatissimo piede numero 46, accompagnato da un giustissimo e sospettabile “Cazzo scrivi!?“. E sapete che vi dico? Non avrei nulla in contrario, me lo meriterei: mai pronunciare il nome di Ibra invano, poi figuriamoci per una stronzata di editoriale così.

Ah… state leggendo? Allora benissimo, proseguiamo perchè quest’oggi io e il mio socio di merende Alfredo De Grandis esploreremo il meraviglioso mondo di Zlatan Ibrahimovic (con tanta ignoranza e linguaggio scurrile) ipotizzandone il futuro, o dove ci piacerebbe vederlo giocare. Partiamo subito dall’unico, vero, DE GRANDIS.

I’M BACK BITCHES! (MALMOE)

Avete presente da adolescenti, quando l’estate si esce e si diventa un po’ tutti Alighieri nella selva oscura che porco il Virgilio ritornare a casa diventa un’impresa? Sia chiaro, non è propriamente colpa vostra, perlopiù metterei tra i sospetti i più acerrimi nemici/amici dell’uomo da quando esiste sulla faccia della terra: alcool e figa. Si finisce sempre per fare le quattro del mattino, tornando a casa con l’ago della bilancia che punta sciaguratamente sempre dalla parte del primo elencato. In quelle condizioni oscene saresti perfetto per un after party da Adriano, e invece, non bastasse la delusione per la penuria da figa, devi anche affrontare i tuoi genitori, che probabilmente ti staranno aspettando con la stessa verve di Soviero.

Ecco, tutto questo dovrebbe bastare a preoccupare Ibra, perché i ritorni a casa dopo essere usciti a divertirsi – e Ibra, in fondo, è solo uscito a divertirsi – sono sempre traumatici. Ma Zlatan, diciamocelo, non è un Lapo qualsiasi, ed ogni suo ritorno è ben gradito, un po’ come il figliol prodigo, un po’ come Enrico Papi che ritorna con Sarabanda. Qualcuno lo disprezza, ma alla fine dei conti, non si può odiarlo. Una divinità si può solo venerare. E a Malmoe, in questi freddi e lunghi 16 anni di buio, lo aspettano a braccia e a gambe aperte.

MA LASCIA STARE! (ITALIA)

Così Ibra nello splendido spot con Hugh Laurie e la bella Uma Thurman lanciato da Premium Sport nell’ormai lontano 2008 (quanta nostalgia!). Ma siamo sicuri che quasi 10 anni dopo risponda così ad un eventuale proposta per ritornare in Italia?

Un leone come lui farebbe comodo a tutta la serie A (qualche riserva sulla Juve, dove probabilmente finirebbe in panchina con CR7) quindi non me ne vogliate se nelle prossime righe mi divertirò ad ipotizzare una lista di possibili destinazioni e possibili futuri , tutti rigorosamente Made in Italy.

(MILAN)

Dopo gli acquisti di Musacchio, R.Rodriguez, Kessié e André Silva, Fassone e Mirabelli si accorgono di essere rimasti senza crediti per terminare il parco attaccanti all’asta del fantacalcio, allora si vedono costretti a svincolare Donnarumma, sostituendolo con un Perin qualsiasi. L’asta per Ibra è più difficile del solito, ma Fassone stupisce tutti rialzando a 500 fantamilioni più l’unico anello del potere (scusate ma per me resterà sempre uno Smigol che non ci ha creduto abbastanza) e si aggiudica il gigante svedese. Il Milan vincerà scudetto e Coppa Italia ma il debito per il calciomercato estivo è tanto alto che a fine campionato resterà insanato e così la società sarà rilevata dalla cordata americana Elliott. Ibra incazzato non ci sta dicendo che se proprio deve giocare in MLS vuole ameno gli stessi puttanoni a settimana che ha Pirlo.

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Photo by http://www.corrieredellosport.it

(NAPOLI)

ADL stanco delle infinite critiche da parte dei suoi tifosi, individua in Ibra l’uomo con la giusta cazzimma per il suo Napoli. E ci mancherebbe. Parte quindi un’infinita trattativa che dura tutta l’estate per via di alcuni nodi sui diritti d’immagine, ma alla fine si raggiunge un accordo con Ibra che può tenersi la Volvo ma pataccandola con un adesivo gigante Romcaffè sulla fiancata. Comincia la stagione e i primi problemi per Ibra, costretto a prima alternativa dell’intoccabile tridente dei piccoli di Sarri. Dopo due mesi si rende conto che gli uomini con cui ha legato di più sono Giaccherini e Pavoletti e cade in una brutta depressione.

(BENEVENTO)

Poco più di un’ora di macchina verso l’entroterra, Ibra decide di abbandonare Napoli e trasferirsi a metà stagione al Benevento, storica neopromossa nella massima divisione italiana. 87 anni di storia e mai una partecipazione in Serie A, i limiti sono evidenti e a Gennaio ci si ritrova a soli 3 punti (conquistati a S.Siro contro l’Inter con una storica doppietta di Ceravolo e gol di Puscas) e praticamente condannati alla retrocessione vista la contemporanea assenza dalla massima Serie di squadre del calibro di Empoli, Palermo e Pescara. Ma per Zlatan questa è solo l’ennesima sfida da vincere, e allora di corsa in macchina verso il Ciro Vigorito senza ripensamenti. Ironia della sorte il primo match è proprio il derby contro il Napoli che aveva deluso le sue aspettative. Pronti via e la sblocca Mertens con un tacco volante su cross di Callejon, quasi a voler sfidare Ibra utilizzando il colpo migliore del repertorio dello svedese. Zlatan ride di gusto, va verso il centrocampo guarda la porta avversaria nello stesso modo in cui aveva guardato Ronaldo al Milan nel 2007 e la piazza sotto il sette direttamente dal cerchio di metà campo. Il Ciro Vigorito è in visibilio, sugli spalti è una bolgia che a fine partita conterà 25 arresti e 13 arresti cardiaci. Il match continuerà su un sostanziale equilibrio fino all’89’, quando ormai le due squadre sembrano destinate al pareggio. Ma è in quel momento che Ibra scorge l’inserimento di Amato Ciciretti, e con un assist al bacio gli regala un pallone che va solo spinto in porta. A fine stagione i gol di Ciciretti saranno 15 (Nocerino who?), mentre Ibra si aggiudicherà il titolo di capocannoniere, salvando il Benevento con 4 giornate d’anticipo.

Il contratto con il Manchester United è sciolto, Zlatan Ibrahimovic è libero e pronto a firmare e a fare la felicità di chiunque punti su di lui.

Noi non sappiamo dove finirà, ma in fondo, a sognare e a far sognare non costa nulla. Nel frattempo Daniele, dopo 3 giorni no-stop di sbronze a base di Ouzo (alcolico greco, per chi non lo conoscesse), ha recuperato un paio di neuroni (ovviamente rubati) per finire l’articolo.

A cura di Alfredo De Grandis

(LIVERPOOL)

Ma ve l’immaginate? Che ditta sarebbero – Ibra e Klopp, Klopp e Ibra – due pazzi. Due geni rivoluzionari del football. Insieme, per provare a tornare a vincere, per sollevare almeno quella cazzo di Premier League che manca, all’incirca, dal neolitico sulla sponda Reds di Liverpool. Già m’immagino la telefonata tra i due: “Guten tag Zlatan“. “CAZZO TAGGHI?” tuonerebbe Ibra. “Vuoi kommen to Liverpool?“. Zlatan non ci pensa due volte e accetta immediatamente. La domanda qui non è tanto “perchè?“, quanto “perchè no?“. Immaginate: 30esima giornata di BPL, sfida decisiva per vincere la Premier tra United e Liverpool, è un testa a testa fino alla fine. A Old Trafford peraltro, the theather of dream, quindi è lecito sognare. Conte non ne azzeca una in stagione, mentre i Reds sono in vetta e in stato di grazia. Lo United, a -1 dalla banda-Klopp, conduce 1-0 con gol di Ross Barkley, preso dall’Everton nell’ambito del ritorno di Rooney a Goodison Park. Ibra parte in panchina ed entra a 10 dalla fine, al posto di un Firmino stremato e appena infortunatosi. Apriti cielo. C’è un calcio piazzato da circa 30 metri, Ibra guarda Salah ed esclama un “prepara il kebab, senza cipolla, che stasera festeggeremo limonando duro“. Parte e tira una mina all’incrocio, di quelle che sradicano i pali da terra. 1-1 e tifosi del Liverpool impazziti. Al novantesimo arriva il cross dal vertice sinistro di Alberto Moreno (AHAHAHAHA), Ibra si avventa sulla palla bassa e col tacco, di controbalzo in stile Mancini, la mette all’incrocio. De Gea immobile e Liverpool che pone un tassello importante per la vittoria finale del torneo!

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Photo by http://www.sky.it

(BORUSSIA DORTMUND)

A Zlatan piacciono assai, le sfide (e la Bundesliga manca ancora all’appello). Soprattutto quelle difficili. E allora, dopo l’ingaggio di Pete Bosz come allenatore, perchè non il BvB nel futuro di Ibracadabra? Obiettivo? Mi pare ovvio: distruggere l’egemonia del Bayern Monaco. Allora via Aubameyang, venduto al PSG per 60 milioni, e dentro Ibra e Dolberg, da far giocare insieme in un 4-2-3-1, con lo svedese dietro al golden boy della Danske Dynamite. Del resto, c’è chi può e chi non può, e Ibrahimovic può. Già me lo vedo: Neuer esce di testa e lui, in rovesciata, come in Svezia-Inghilterra la piazza là. Così imparate a puntare Sandro Wagner come possibile sostituto di Lewandowski, bavaresi infami…

(INTER)

Un ritorno “why not?“. Spalletti è geniale nel reinventarsi i giocatori. A fine mercato molti tifosi della Pazza sono scettici circa la campagna acquisti condotta dal duo Sabatini-Ausilio. C’è chi sussurra che ci siano ancora Ranocchia e Nagatomo in giro per Appiano Gentile, che rivendicano la propria rispettabilità con un “Siamo pronti a giocarci le nostre carte”. E allora, per non alimentare troppi malumori tra i supporters nerazzurri, con un autentico blitz di Raiola a Milano, Ibra torna all’Inter. Posizione in campo? La stessa che ho proposto nell’ideal-Dortmund, dietro a Icardi, che palesemente necessita di qualcuno alle sue spalle, che gli giochi vicino. A fine stagione: Inter campione d’Italia, Icardi  capocannoniere con 37 gol. Ibra 13 marcature e… 33 assist da seconda punta. E poi sì vabbè, tanto per festeggiare due tatuaggi nuovi di zecca non guasterebbero. (“Guarda che c’è ancora una gamba vuota, Maurito…“).

(RITIRO DAL CALCIO)

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

NO.

A cura di Daniele Pagani

 

 

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