JERMAINE DEFOE, THE REBORN

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Jermaine Defoe – Photo by Alessio Giannone

Cum lenitate asperitas: forse Gabriele D’Annunzio non avrebbe mai immaginato di descrivere in modo così calzante la carriera di un uomo così distante da lui, sia per epoca che per attitudini. Di certo, se come suggeriva il Vate, le difficoltà vanno trattate con dolcezza, Jermain Defoe ha saputo far suo questo controverso motto lasciandosi andare alla più totale tenerezza in un momento non facile della sua carriera.

A salvare la vita (almeno calcisticamente parlando) dell’attaccante inglese di origini caraibiche è bastato il sorriso di un tifoso speciale che, caricando di speranze e di aspettative il suo grande eroe, ha saputo forse restituirgli la fiducia e la giusta dolcezza per superare quelle avversità che sembravano ormai far avviare verso il declino anni di onorata carriera nel campo del football. Bradley Lowery ha appena sei anni ed una malattia dal nome incomprensibile e dolorosamente difficile da pronunciare, uno di quei macigni incurabili che ti rendono buia la vita: nonostante ciò il piccolo tifoso del Sunderland continua a sorridere e a vivere esperienze incredibili, grazie anche all’appoggio dei suoi genitori e del suo migliore amico Defoe, di cui sembra essere diventato il portafortuna.

Prima di capire quali strani poteri magici possa avere un esserino alto poco più di un metro occorre fare un lungo passo indietro nei gloriosi primi anni 2000, quando Defoe sembrava dominare incontrastato nel panorama calcistico britannico con addosso la maglia del Tottenham. Prima di diventare primatista di presenze con la maglia degli Spurs nelle competizioni calcistiche europee, l’attaccante nato a Londra si è consacrato nel West Ham, con cui ha messo a segno 29 reti in 93 presenze fra il 1999 ed il 2004, con una breve parentesi al Bournemouth nella stagione 2000/01. Ma è appunto con la maglia del Tottenham che Defoe trova la sua definitiva dimensione di centravanti ammirato e lodato da tutti, complici le grandi prestazioni offerte ai tifosi nonostante la sua giovanissima età: nella parte bianca di Londra fu accolto come una vera stella, tanto da mandare in estasi David Pleat (l’allora tecnico degli Spurs), totalmente rapito da quella prima punta che ad appena 21 anni poteva fare affidamento su una grande esperienza ed un buon bottino di gol con le sue precedenti esperienze.

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Jermaine Defoe ai tempi del Tottenham – Photo by http://www.talskport.com

Il suo palmares però non rispecchia affatto il grande talento maturato nel corso degli anni: per Defoe in bacheca c’è solo una Coppa di Lega inglese conquistata proprio con il Tottenham nella stagione 2007/08, decisamente troppo poco per un giocatore come lui che mai è riuscito a trovare spazio in uno dei grandi club inglesi. Ma è proprio nei contesti più piccoli che l’attaccante trova le gioie più grandi, come nel caso del Sunderland, club retrocesso proprio nella scorsa stagione ma che è riuscito a restituire a Defoe non solo il sorriso, ma anche la chiamata da parte della sua nazionale che mancava ormai da tre anni e mezzo.

Dicevamo del Sunderland: dopo la brevissima esperienza al Toronto per Jermain era tempo di tornare a casa per vestire ancora i panni del profeta in patria, magari in una squadra alla disperata ricerca di un trascinatore per restare a galla. Il destino ha voluto mettergli sul cammino i Black Cats, club che non ha mai brillato per importanza ma in cui Defoe è riuscito ad adattarsi alla perfezione diventando l’idolo di tutta la popolazione e l’eroe indiscusso del suo speciale tifoso. Il primo anno con la maglia del Sunderland sembra il copione di uno di quei film in cui il protagonista, dopo tante missioni difficili, torna finalmente a casa fra l’ovazione generale: Defoe segna, diverte e si emoziona, come nel caso dello splendido gol nel derby contro il Newclastle, in cui Jermain umiliò gli avversari di sempre con un tiro a volo che, come la pennellata di un grande artista, finì direttamente nel sette. Lo Stadium of Light esplose di gioia, le lacrime solcavano il suo volto fiero mentre fra gli spalti riecheggiava il suo nome, in un’atmosfera suggestiva che avrebbe fatto impallidire addirittura palcoscenici importanti come Old Trafford ed Anfield.

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Jermaine Defoe ed il piccolo Bradley Lowery – Photo by http://www.eurosport.com

Torniamo però ai giorni nostri e a quella strana amicizia, cominciata per caso e destinata a durare a lungo, nonostante il cambio di casacca del nostro Defoe che nella prossima stagione tornerà a difendere i colori del Bournemouth: il piccolo Bradley, come già detto, è un piccolo tifoso del Sunderland, affetto da un tumore raro a cui, almeno per il momento, non è possibile trovare una cura. Il piccolo guerriero aveva già sconfitto questa malattia quando aveva poco più di un anno ma si sa, il destino troppo spesso ci mette dinanzi a situazioni difficili ed ingiuste, specialmente se si hanno appena sei anni e tutta una vita davanti ancora da vivere. Il piccolo Bradley però, fra una seduta di chemio ed una visita in ospedale, non smette mai di sorridere e di sostenere la sua squadra del cuore, ricevendo di tanto in tanto la dolce visita del suo migliore amico Jermain, di cui come abbiamo già accennato prima sembra esserne diventato il portafortuna.

Proprio nel momento peggiore, quando a Defoe sembravano chiuse tutte le porte, comprese quelle della nazionale, gli abbracci di Bradley ed il suo sorriso contagioso si sono rivelati un elisir efficace, capace di ribaltare in un attimo la situazione: l’attaccante non sarà riuscito a salvare il Sunderland, squadra che versava in una situazione troppo complicata per sperare nel miracolo, ma è riuscito a guadagnarsi la maglia della sua amata Inghilterra che lo ha riaccolto come nei tempi gloriosi.

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Defoe & Bradley, di nuovo insieme, al ritorno dell’attaccante con l’Inghilterra – Photo by http://www.dailymail.co.uk

Al suo nuovo esordio con i Tre Leoni Defoe ha portato in campo una mascotte d’eccezione: Bradley ha tenuto per mano il suo eroe dandogli coraggio e, nel solenne momento dell’inno nazionale, senza pensarci assolutamente due volte ha voltato le spalle al pubblico per abbracciare il suo grande amico, emozionando il mondo intero con un gesto tanto semplice quando simbolico, frutto dell’ingenuità tipica dei bambini.

Defoe quella sera riesce ad andare in rete, ma il gol più importante lo ha segnato Bradley qualche tempo prima. Potere dell’amicizia, giusta fiducia o semplicemente periodo fortunato: chiamatelo come volete, ma per gli amanti delle favole questo strano ed inaspettato connubio è il tocco di magia che porta inevitabilmente al lieto fine.

Articolo a cura di Ada Cotugno

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