EUGENIO CORINI

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Eugenio Corini – Photo by http://www.sky.it

Intervista esclusiva di Daniele Pagani per “La Gazzetta di Don Flaco” a Eugenio Corini, nuovo allenatore del Novara ed ex calciatore di Juventus, Napoli, Chievo, Palermo e Torino. Un esempio da seguire sia come calciatore, che come uomo. Onore, etica e culto del lavoro al primo posto.

Dopo nove anni sei tornato a Palermo come allenatore, in una stagione assai travagliata: 5 cambi di guida tecnica e retrocessione in Serie B. Cos’è mancato ai rosanero?

Qualcosa sicuramente è mancato, io sono stato chiamato da Zamparini per prendere il posto di De Zerbi. Quando sono tornato a Palermo nel mese di Dicembre, vedevo una squadra, un insieme di giocatori, che avrebbe tranquillamente avuto i mezzi tecnici per salvarsi. Alla fine la corsa alla salvezza era una gara tra Palermo, Crotone, Empoli e Pescara. Ho provato a dare una scossa all’ambiente, convinto delle risorse che avevo a mia disposizione. C’erano tutti i presupposti per lavorare bene. Dopo una partenza difficile con Fiorentina e Chievo, abbiamo rialzato la testa contro il Genoa. Tuttavia è stato il pesante passivo in trasferta contro il Sassuolo, a far maturare in me l’idea delle dimissioni. Dopo la sconfitta con l’Inter ho preso la mia decisione definitiva, e mi sono dimesso.

Due anni alla Juventus (1990/1991-1991-1992), da calciatore: ricordi con piacere qualche aneddoto legato a quel biennio?

La Juventus è stata il coronamento di un sogno. Non tutti hanno la fortuna, a soli 20 anni, di giocare per un club come la Juve. Sono rimasto soddisfatto del mio biennio bianconero, perchè nonostante all’epoca fossero possibili solo due sostituzioni, e nonostante la giovane età, riuscì a giocare una cinquantina di partite. Mi ritrovai a Torino ad allenarmi con gente del calibro di Roberto Baggio. Inoltre, dopo un settimo posto con Luigi Maifredi in panchina, arrivò Trapattoni, con cui arrivammo secondi in campionato. Eravamo una grande squadra, ma il Milan di Fabio Capello – con grandi giocatori del calibro del trio olandese passando per Albertini, Franco Baresi e Ancelotti – all’epoca era davvero troppo forte per tutti.

Ti cercarono altre squadre oltre ai bianconeri?

Sì, durante il mio triennio a Brescia: io e il mio agente Branchini, famoso per aver mediato il passaggio di Ronaldo all’Inter, ricevemmo diverse proposte, tra cui una proprio dall’Inter, e l’altra dal Napoli. Nel momento in cui ci trovammo per prendere una decisione definitiva, concordammo che la Juventus rappresentava la miglior destinazione possibile per la mia maturazione calcistica. Sono molto felice della scelta che ho fatto.

Dopo diversi prestiti (Napoli, Brescia e Piacenza) è arrivato l’Hellas Verona, l’anno dopo invece il passaggio al Chievo. Come presero la notizia i tifosi scaligeri?

Quando firmai per l’Hellas Verona, mi parve di essere arrivato in una società molto ambiziosa, appena neopromossa in Serie A. C’erano molti prospetti interessanti del calibro di Damiano Tommasi e Marco Di Vaio. Penso di essere stato parecchio sfortunato nella mia esperienza scaligera, infatti intervenirono due infortuni abbastanza pesanti: prima un problema ai gemelli del polpaccio, in seguito mi ruppi il crociato. Quando rientrai, il titolare era diventato Vincenzo Italiano, all’epoca 20enne. Era molto talentuoso. A fine stagione retrocedemmo e l’anno successivo arrivammo sesti in serie B, non riuscendo comunque a centrare la promozione in Serie A. Dopo quella stagione, si presentò l’opportunità di andare in una società ambiziosa come il Chievo, e decisi d’accettare l’offerta del patron Campedelli.

L’approdo in un Chievo che, col passare degli anni, fu soprannominato “dei miracoli”…

Sì, firmai il contratto con il Chievo Verona nell’estate del 1998. Una società in cui sono stato davvero molto bene, dove ho giocato più di 100 partite. Partimmo da un 11° posto in Serie B e nella stagione 2000-2001 arrivò la tanto agognata promozione in Serie A. L’anno dopo arrivarono risultati insperati quanto incredibili e con Gigi Del Neri in panchina arrivammo ai piedi della zona Champions, entrando in Coppa UEFA. Fu incredibile. Giocavamo con tanta spensieratezza, con nessuna paura di rischiare la giocata, di azzardare. Forse fu questo fattore a premiarci. La stagione successiva arrivarono un 7° posto in Serie A e l’eliminazione dalla Coppa UEFA per mano della Stella Rossa. Quell’anno avevamo in squadra ottimi giocatori come Oliver Bierhoff, Pellissier e Perrotta.

Dopo il Chievo hai optato per una nuova avventura, a Palermo: ben quattro anni in rosanero e un addio che venne contestato alla dirigenza, e non poco, da parte dei tifosi, che scesero addirittura in piazza: si parlò di screzi con la dirigenza.

Sì, lo ricordo. Al Palermo ho dato tanto. Amavo la città, e amavo lo stadio. Il Barbera è meraviglioso! No, non parlerei di screzi, direi che si trattava di visioni divergenti e che portarono alla fine del rapporto. Nulla di più, nulla di grave. Riuscimmo al primo colpo a vincere il campionato di Serie B nel 2003/2004, con Luca Toni che fece benissimo quell’anno. L’anno dopo sono contento di aver ripetuto ciò che feci al Chievo: entrare in Coppa UEFA alla prima stagione utile, dopo la promozione. La squadra era molto buona e c’erano tanti giovani di talento. Nella stagione 06/07 riuscimmo a ripetere la stagione precedente: 5° posto in campionato, ancora Coppa UEFA, dove uscimmo ai gironi dopo aver eliminato il West Ham al primo turno. Alla fine di quella stagione, notai che la questione riguardante il mio rinnovo contrattuale si tirava per le lunghe e allora presi la decisione di ascoltare le offerte che mi sarebbero pervenute, e alla mia porta si presentò il Torino.

Finale di carriera al Torino: hai avuto sensazioni contrastanti a giocare sotto la Mole con una maglia granata, e non bianconera?

No, a dire il vero non ho provato sensazioni contrastanti. Innanzitutto, alla base del rapporto con una società calcistica, ci dev’essere il rispetto. Io avrò sempre grande rispetto e riguardo nei confronti della Juventus. Il Torino però, dopo il mio addio al Palermo, mi ha dato la possibilità di vestire la maglia granata, diventare un simbolo della squadra. Aver vestito la maglia del Torino mi rende orgoglioso, perchè il Toro è da sempre riconosciuto come una società storica, una delle più importanti nella storia del calcio italiano. Inoltre, Torino è una città che mi piace molto, quindi non esitai a ritornarci quando i dirigenti granata mi contattarono.

Lei è stato anche l’allenatore del Crotone, nella stagione 10/11, quindi è lecita una breve domanda: come giudichi la stagione del club pitagorico?

Molto importante, perchè come ho detto prima parlando della stagione del Palermo, c’erano tutti i presupposti tecnici per raggiungere la zona salvezza. Il Crotone di Nicola, sotto alcuni aspetti, ha avuto qualcosa che al Palermo è mancato, vale a dire la compattezza del gruppo, dei giocatori uniti per una causa comune, che verso la fine della stagione hanno trovato la forza di ribaltare tutti i pronostici. A dare una chance al Crotone comunque, ha contribuito l’Empoli, di cui non mi spiego l’assurdo crollo verticale avuto nel finale di stagione. Dopo le vittorie contro la Fiorentina ed il Milan, tutti pensavano alla salvezza ormai certa dei toscani. Invece hanno perso il ritmo e i pitagorici hanno fatto 25 punti nel girone di ritorno, raggiungendo così la salvezza.

Chi può impensierire la Juventus nel giro dei prossimi 2/3 anni?

Se fosse rimasto Luciano Spalletti alla Roma, con un ambiente più sereno e rilassato, avrei fatto il nome dei giallorossi. Ovviamente, oltre a loro, anche il Napoli che riesce ad esprimere un gioco bellissimo con Sarri in panchina. Occhio anche alle due milanesi, che però avranno bisogno di un pizzico in più di tempo per tornare davvero competitive.

Infine una piccola domanda sul Novara: qual è stata la prima impressione sulla società piemontese? Macheda ha rinnovato e Galabinov dovrebbe partire, con il Chievo che pare vicino al giocatore…

Una bella impressione, è una squadra che alla base ha una dirigenza molto, molto seria e professionale. Mi sono piaciute molto le loro modalità per contattarmi e per intavolare la trattativa, e anche come quest’ultima è stata condotta da parte loro. Sì, Macheda ha rinnovato con noi, mentre Galabinov va in scadenza, dunque è libero di firmare con qualsiasi società interessata alle sue prestazioni.

Intervista a cura di Daniele Pagani

Ci teniamo a ringraziare sentitamente mister Eugenio Corini per l’immensa disponibilità, la gentilezza e il suo tempo nel rilasciare questa intervista. Auguriamo a Eugenio e ai suoi ragazzi del Novara un grosso “in bocca al lupo” in vista della prossima stagione.

 

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