LA VALIGIA DI JULIO IGLESIAS, DALLA PORTA DEL REAL MADRID AI PALCHI DI TUTTO IL MONDO

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photo by defensacentral.com

La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio. Sembra profetico il primo verso di Se mi lasci non vale, il brano più famoso di Julio Iglesias. Profetico di un viaggio, nel mondo del calcio, che poteva essere e non è stato.

Il 22 settembre 1962, un giorno prima del suo ventesimo compleanno. Julio è appena uscito da un locale nel nord di Madrid, quando perde il controllo dell’auto e si scontra contro alcune piante a bordo strada. Tutto buio. La corsa in ospedale. Il referto dei medici è impietoso. Paralisi dalla bacino in giù, possibilità di tornare a camminare molto poche. Julio era appena passato al Castilla, la squadra satellite del Real Madrid, dopo quattro anni e mezzo nelle giovanili e l’esordio con i blancos.

A spingerlo alla carriera di portiere era stato il padre, che impazziva per Ricardo Zamora, storico numero uno della Spagna. Ed è stato proprio suo padre a spronarlo ad alzarsi dal letto per cominciare la riabilitazione. « Non ti ho cresciuto perché rimanessi su una sedia a rotelle» gli ripeteva sempre. Lungo ore, piene di fatica ma anche di lunghe pause. Per questo motivo Eladio Magdaleno, infermiere dell’ospedale Eloy Gonzalo dove Iglesias era ricoverato, un giorno, vedendolo un po’ triste, gli ha portato una chitarra. «Julio ascolta, ho visto che ogni tanto ti metti a cantare quando sei qui. Ti ho portato questa, non sarà il Real Madrid ma magari avrai una grande carriera lo stesso» gli ha detto. Julio non ha mai dimenticato queste parole, tanto che Eladio è stato sempre centrale nella sua vita musicale.

In ospedale compone uno dei suoi più grandi successi, La vide sigue igual, ispirato ai quei corridoi, dove gli infermieri andavano e venivano. Sulla carriera musicale, non è il caso di soffermarsi più di tanto. Ci pensano i numeri, che per certi versi lo offendono. 300 milione di copie vendute, numerosi brani di successo, in spagnolo e in italiano, e tanti tangos di altissima qualità. Nei suoi 54 anni di musica è stato, ed è l’artista latino più grande al mondo.

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photo by defensacentral.com

Eppure senza quella maledetta notte, avrebbe potuto far parte del Real campione d’Europa nel 1964. Ogni tanto ci pensa, come ha detto qualche anno fa al canale tematico del Madrid. «Ogni tanto ho sognato di essere il portiere del Real, però guardando Miguel Angel o Garcia Remon, forse non sarei stato così bravo». E allora forse è meglio  così, che quella valigia abbia visto molti più palchi che stadi.

Articolo a cura di Fabio Simonelli

 

 

 

 

 

 

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