NON SIETE GLI ANGELI DEL FANGO

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Andrea e Diego Della Valle – Photo by www.myluxury.com

Il 10 Novembre del 1966 il Corriere della Sera esce con il titolo “Si calano nel buio della melma”.

Giovanni Grazzini stava per entrare di diritto nella storia del giornalismo italiano, perché è in quell’articolo che venne coniata la fortunata espressione “angeli del fango”, che ancora oggi è utilizzata per indicare i volontari che giungono spontaneamente nei luoghi colpiti da grandi alluvioni per aiutare le popolazioni e facilitare il recupero delle aree.

6 giorni prima, a Firenze, l’Arno impazzì, minacciando arte e storia del capoluogo toscano.

Furono gli angeli del fango a prestare la propria forza e il proprio entusiasmo per la salvezza di un bene comune. Furono quei giovani volontari a salvare Firenze nelle sue tre dimensioni temporali. Nel presente, occupandosi delle prime emergenze post alluvione, nel passato, salvando dalla follia dell’Arno le tante opere artistiche della città e infine nel futuro, garantendo alle generazioni venture una nuova Firenze gloriosa, tornata a galla dopo la paura con l’esperienza di un esempio nobile e luminoso.

È sempre scomodo fare accostamenti con il mondo calcistico. Vuoi perché in molti ci leggono un frivolo passatempo domenicale, vuoi perché se tratti dei fatti storici della nostra Italia, a cui peraltro si accompagna il dolore del lutto, cammini sospeso sulla corda più esile e impalpabile mai stata tesa tra le due principali alture del pianeta.

Oggi ci proverò, con le incerte vittime della tragedia nella memoria, pronte ad accompagnarmi in questo impervio cammino.

Perché, almeno apparentemente, i fratelli Della Valle, approdati a Firenze nel 2002 dopo il fallimento con Cecchi Gori, sono riusciti a riportare a galla, proprio come gli angeli del fango, lo splendore della città. Prima Diego, poi Andrea, senza dimenticare la figura di Cognini, sono scesi nel buio della melma, operando nel presente, recuperando il passato per salvare il futuro.

La scarpa d’oro di Toni, la tripletta di Pepito contro la Juve, l’era Prandelli e quella Montella, sono solo alcuni dei picchi più alti ritrovati da una rinnovata Firenze viola. Ma il fatto è che la Fiorentina della resurrezione post Cecchi Gori resterà sempre una magnifica incompleta.

La sconfitta con il Bayern, la finale di Coppa Italia persa contro il Napoli, il flop di Mario Gomez e gli infortuni di Pepito, la figuraccia al Franchi con il Mönchengladbach, sono solo alcune delle depressioni più abissali di una Firenze mai completamente uscita dal fango.

E le colpe di questa incompletezza sono facilmente riscontrabili. Perché se la società oggi si dice insofferente alla piazza, c’è da dire che per anni sono stati i tifosi a sopportare la mala gestione societaria: bruciano ancora i più recenti casi di Vincenzo Montella e Borja Valero, aspettando sviluppi sui fronti Kalinic e Bernardeschi. Storie che rasentano il grottesco, dove la società si impegna più ad uscirne con la faccia e le mani pulite che a trovare un accordo che accontenti entrambe le parti e, non ultimi, i tifosi. E invece quegli elencati sono solo le ultime vittime di un bieco gioco societario che abbandona alla prima (e dovuta!) richiesta i simboli di oggi e di domani. Un gioco sporco.

E allora non siete quello che dite di essere, quello per cui ci eravamo illusi.

Non siete gli angeli, perché il fango c’è ancora.

Fango trascrivibile nella mancanza di limpidità ed equilibrio tra la società e la città, che ha condotto, nell’annus horribilis dei patron-imprenditori  italiani, (dopo la fine dell’era Berlusconi è di ieri la notizia dell’addio al Genoa di Preziosi, mentre Zamparini sembra aver ormai ritrattato con Baccaglini dopo l’accordo siglato a Febbraio) alla messa in vendita della Fiorentina il 26 Giugno scorso.

Insofferenza e prepotenza facevano padrone nel comunicato diramato sui canali ufficiali della società.

Ed ora? Il silenzio.

Già, perché pare che un primo offerente si sia presentato. Si tratta di Alessio Sundas, prestavolto di una cordata formata da “tre grandi operatori economici italiani”. E pare che abbia messo sul piatto 100 milioni, sfoggiando il suo miglior profilo da manager, nella speranza che i più si dimentichino del sua eccentricità: espilcativo il suo debutto in tv a 19 anni, quando al Maurizio Costanzo Show era acclamato come un eroe moderno (giustamente dico io, ci mancherebbe) per aver baciato più di 350 donne in meno di un anno.

I Della Valle dopo 15 anni di luci e ombre, ma soprattutto fango, si preparano ad abbandonare una nave alla deriva, lasciando come eredità una squadra smantellata e demotivata e una piazza inviperita. Non il massimo. Forse troppo anche per chi è riuscito a limonare 350 donne in meno di un anno.

E ad uscirne sconfitto è il tifoso viola, che ancora una volta vive un’estate di soprusi, e prova a risolvere ciò che già da tempo è compromesso correndo troppo tardi sotto casa del proprio idolo, pronto a gridargli il proprio amore per convincerlo a restare.

E se anche l’amore vero di un tifoso non basta, c’è bisogno di rimboccarsi le maniche, e di continuare a spalare per ripulire dal fango. Perché no, non siete voi gli angeli. Non lo siete mai stati. E adesso tocca a noi.

Perché Firenze torni a splendere.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

 

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