ESSERE LEADER

Olympique Lyon vs Juventus Turin

Nel 2002, lo psicologo Daniel Goleman, intitolava così il suo quarto lavoro edito Rizzoli.

Essere leader, o come praticare la leadership “risonante”.

Dove per risonante si intende significare la capacità del leader di mettersi in sintonia, innanzitutto sul piano emotivo, con i propri collaboratori e con le persone che compongono l’organizzazione. Questa capacità andrà a generare un impatto positivo sul clima aziendale che influirà sulla produttività e sulla qualità delle prestazioni.

Rileggete nuovamente.

Avete fatto vostre queste parole?

Bene, ora torniamo a parlare di calcio.

Pensate a Bonucci, fresco traditore nel gioco dei troni che è il calciomercato estivo.

Aveva giurato eterna fedeltà alla famiglia Agnelli, ma sono bastate 8 ore di trattativa per portarlo nella casata rossonera, storica nemica di quella juventina.

Le ore passate ad ammirare i subdoli intrecci di Game of Thrones mi hanno insegnato che un tradimento difficilmente nasce come una reazione istintiva, più spesso invece si tradisce dopo aver covato a lungo sentimenti di rancore. Mi pare scontato che anche nel nostro caso Leonardo abbia da tempo preso la decisione di terminare la sua avventura a Torino.

A me piace molto trovare risposte nelle immagini, amo gli scatti evocativi e mi diverto a navigare nelle torbide emozioni che trasferiscono, fino a scoprire la loro vera natura.

E anche per i 7 anni di Leo alla Juventus le immagini parlano da sole.

E raccontano di un percorso di crescita e maturazione. Di un figlio sbadato e negligente che ha saputo rendere orgogliosa la propria madre.

LE BONUCCIATE

Il primo anno alla Juve è quello da dimenticare, tra supponenza, mancanza di concentrazione ed errori tecnici, che ne fanno il primo bersaglio di una tifoseria che non accetta quel settimo posto che si traduce nella mancata qualificazione per le coppe europee dopo vent’anni.

Si coniano addirittura dei neologismi con la nascita delle ‘bonucciate’ che denotano il nero periodo del difensore di Viterbo, che al tempo era ancora “quello scarso dei due” nel confronto con l’amico e compagno di squadra al Bari Andrea Ranocchia. Oggi vengono i brividi solo a pensarci.

Se è vero che le sconfitte aiutano a plasmare il carattere, trovo emblematica anche questa prima esperienza juventina di Leonardo.

LA RESURREZIONE

Basta un anno di Conte a cambiare musica, con Bonucci che trova spazio tra Barzagli e Chiellini con il passaggio alla difesa a tre. È in questo momento che nasce la BBC, e Bonucci si regala anche la soddisfazione di segnare il gol vittoria al Barbera che consente il 7 Aprile di superare il Milan prima di conquistare lo scudetto al fotofinish battendo il Cagliari 2-0 e con il Milan costretto ad inginocchiarsi ai cugini interisti nell’ultimo derby di Ivan Ramìro Cordoba.

Nel giro di un solo anno il campo ci regala una fotografia completamente diversa dalla precedente. Un Bonucci nuovo di zecca, finalmente pronto a dimostrare quanto fatto intravedere con Ventura, al Bari e ancor prima al Pisa. Finalmente pronto a diventare il prototipo di difensore moderno, con i piedi da centrocampista. Finalmente pronto ad occupare una pagina storica del calcio italiano, diventando prima maestro e poi esempio nelle scuole calcio per i difensori di domani.

MATTEO

Un leader si riconosce anche dalla gestione di momenti particolarmente delicati. Dimentichiamo il campo e pensiamo al Bonucci uomo, che è riuscito ad affrontare il problema del suo piccolo angelo senza mai perdere la testa e concentrando le sue energie per stare vicino a Matteo e a sua moglie nei giorni più bui. Una situazione del genere non si augura al peggior nemico, e c’è da dire che Leo è stato aiutato, oltre che dalla società Juventus, da una stampa bonaria e comprensiva, che si è limitata a riportare la notizia, lasciando alla famiglia i dovuti tempi e spazi. È indubbio che la malattia e la guarigione del piccolo Matteo abbiano temprato il carattere e la personalità di papà Leonardo. Perché per un professionista, o per un addicted to football, le sfide sul campo saranno anche le più importanti, quelle dove ci si gioca tutto. Ma la vita ogni tanto ci riporta sulla terra, e ci ricorda che siamo uomini semplici, che gli eroi e le favole non esistono, ed è in quei momenti che bisogna dimostrare quanto si vale. E Leo vale.

IL TRONO SBAGLIATO

La scintilla. La goccia. Il sentore. La frattura.

L’hanno visto tutti allo Stadium, quella sera contro il Palermo.

Bonucci ce l’aveva con Allegri, era plateale. E negli spogliatoi nessun rimorso o contrizione, la lite continua davanti a tutti, la tensione è alta. E mister Allegri non perdona: tribuna a Oporto, in una gara fondamentale come quella dell’andata degli ottavi di Champions, che regala l’immagine di un Bonucci umiliato, costretto ad occupare quel freddo e distaccato sgabello – non certo il trono che si aspettava Leo, restando in tema Got– e di una guida tecnica forte e punitiva. Non si potrà più tornare indietro. Seguirà una pace armata fino alla sfortunata finale di Cardiff, ma Bonucci neanche tanto in segreto già covava vendetta.

Questo è un passaggio complicato, ma sono convinto che sia importante quanto i punti precedenti per dimostrare quanto sia leader Leonardo Bonucci.

Tornando al libro di Goleman: è assodato che le persone abbiano delle emozioni a cui non possono rinunciare e che esprimerle rappresenta un loro diritto. Anzi, vi sono molteplici situazioni nelle quali farlo è addirittura estremamente produttivo. Non esiste quindi alcuna ragione per cui le nostre emozioni debbano essere parcheggiate insieme all’automobile fuori dall’azienda e riprese la sera prima di tornare a casa. È possibile, ed anzi conviene, portarle con sé ed esprimerle consapevolmente. Così si è comportato Leonardo, con trasparenza. Portando a galla dei dissidi che magari altri nascondevano con vergogna perché di scarso temperamento. Bonucci, compreso che nella gestione del conflitto con Allegri non si riuscivano a trovare comuni prospettive, ha riconosciuto che stava commettendo l’errore di individualizzare il proprio malumore contrastando  con il benessere del gruppo. Così ha posto un ultimatum, un aut-aut, e di comune accordo con la società ha deciso infine di abbandonare, lasciando la sua madre nelle mani di quello che reputava nemico. Perché è anche questo che fa un leader.

Letto così non sa di tradimento.

Il mio giudizio sull’affare dell’estate vi sarà ormai chiaro: Bonucci, per quanto calamita di odio calcistico (adesso anche da parte del popolo bianconero) è vero leader e calciatore d’avanguardia.

Credo che il Milan non possa che gioire per l’acquisto di un calciatore funzionale, forte e carismatico, che rappresenta la prima vera certezza di un mercato sontuoso quanto pericoloso. Per quanto ci si sforzi, non esistono incognite per un calciatore del genere.

La Juventus perde allora un leader, ma al contempo ci ha già dimostrato come la sua vera forza non siano i giocatori ma la mentalità. Perché non è Bonucci che ha plasmato la Juve, ma la Juve che ha plasmato Bonucci.

Ogni anno si ripete la stessa storia: prima Vidal, poi Tevez e Pirlo, e ancora Pogba e Morata. Sono tanti i campioni che hanno fatto le valigie in questi anni gloriosi. Ma la Juventus ha dimostrato di essere splendida entità, indipendentemente dai giocatori che vanno e vengono, ed è la sua più grande arma in un periodo storico in cui molti sono ancora ancora alla perenna ricerca della propria identità.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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